Numeri, problemi, proposte di legge e un'intervista a Fachile, Asgi

Scheda

Autori:
Daniela SALA
Credits:
Intervista a Salvatore Fachile, avvocato Asgi
Data: 4 gennaio, 2016 - 13:34

Accogliere i rifugiati e rimpatriare i migranti economici. È questo, almeno a parole, l'orientamento attuale dell'Europa e anche del governo italiano. Eppure solo nel nostro paese gli stranieri, pur costituendo l'8% della popolazione, sono il 10% degli occupati. Inoltre gli ultimi dati del ministero del Lavoro “confermano come - senza il contributo della forza lavoro comunitaria ed extracomunitaria - l’occupazione farebbe segnare l’ennesima contrazione”. Anche quest'anno è infatti solo la quota di lavoratori stranieri a crescere, dato che la componente italiana fa registrare un nuovo calo. E questo nonostante la legislazione in materia sia non favorisca, ma piuttosto ostacoli, l'immigrazione legale ai fini lavorativi.
 
I NUMERI
Stando ai dati del Dossier statistico immigrazione, i soggiornanti di lungo periodo nel 2014 sono poco pi di 5 milioni. I visti di ingresso complessivamente emessi nel 2014 sono stati 2014 2.216.330: si tratta prevalentemente di visti turistici (81,1%), con solo 16.368 domande di visto per lavoro subordinato (lo 0,7% del totale).
Secondo l’Istat, gli occupati stranieri nel 2014 sono 2.294.000, pari appunto al 10,3% degli occupati complessivi, con un tasso di occupazione nuovamente in leggero aumento. Tuttavia, in 6 anni, a partire dal 2008, i lavoratori stranieri sono stati quelli che hanno subito maggiormente la crisi e il loro tasso di occupazione ha perso nel complesso 8,5 punti percentuali, a fronte di un calo, tra gli italiani, di 2,7 punti percentuali.
Nel 2014 gli stranieri disoccupati ammontano a 46mila con un tasso di disoccupazione del 16,9% (tra gli italiani è del 12,2%).
Per effetto della crisi, e della conseguente disoccupazione, sono stati 154.686 i permessi di soggiorno, (sopratutto per motivi di lavoro e di famiglia) che, giunti a scadenza, non sono stati rinnovati, con l'obbligo, per gli interessati, di lasciare l’Italia (il 6,2% in più rispetto al 2013).
 
COSA DICE LA LEGGE
Gli stranieri che vogliono soggiornare in Italia per più di tre mesi devono richiedere un permesso di soggiorno, che può essere rilasciato per motivi di adozione, asilo politico, lavoro autonomo, lavoro subordinato, lavoro subordinato-stagionale, missione, religiosi, protezione umanitaria, residenza elettiva, ricerca scientifica, status di apolide, studio. La questione è essenzialmente regolata dal Testo unico sull'immigrazione, come modificato dalla legge Bossi-Fini (la numero 189 del 30 luglio 2002).
In pratica, può entrare in Italia per motivi di lavoro solo chi è già in possesso di un contratto di lavoro. In un'intervista dello scorso aprile, il prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento Libertà civili e immigrazione del Viminale ha dichiarato, senza mezzi termini, che “al momento non esistono in Italia vie legali per entrare a lavorare. I decreti flussi non si fanno più e quindi non si può giungere nel paese in cerca di occupazione se non attraverso la via del mare”.
In alternativa, una strategia frequentemente adottata consiste nell'entrare in Italia con un visto turistico, prolungando poi illegalmente il soggiorno e lavorando in nero fino alla prima occasione di emersione attraverso la regolarizzazione o, appunto, il decreto-flussi.
 
IL DECRETO-FLUSSI
A parte le eccezioni previste per un ristretto numero di professionisti altamente specializzati, le quote di ingressi sono stabilite nei decreti periodici, i cosiddetti 'decreti-flussi', emanati dal presidente del Consiglio dei ministri, che regolano appunto il numero di lavoratori stranieri ammessi, in base al paese di provenienza e al settore di impiego.
In pratica il datore di lavoro in Italia dovrebbe impegnarsi ad assumere una persona residente in uno stato terzo e che presumibilmente non è mai stata prima nel nostro paese.
Dopo l’ingresso, il permesso di soggiorno va richiesto entro otto giorni. Il permesso ha una durata fino a due anni per i rapporti di lavoro a tempo indeterminato, fino a un anno negli altri casi. La legge prevede un permesso di soggiorno di un anno agli immigrati che perdono il lavoro e ha aumentato il numero degli anni (da cinque a sei) necessari per ottenere la carta di soggiorno (requisito che è stato successivamente riportato a cinque anni per l’adeguamento a una direttiva europea).
Di fatto il decreto-flussi è sistematicamente utilizzato come una sorta di sanatoria: “È tendenzialmente improbabile che un datore che vive in Italia possa chiamare a lavorare una persona che vive all'estero – spiega Salvatore Fachile, avvocato dell'Associazione studi giuridici sull'immigrazione –. Quello che succede in pratica è che all'emanazione del decreto-flussi il datore di lavoro finge di chiamare dall'estero il lavoratore straniero che già lavorava per lui in nero. D'altra parte questo è anche l'unico modo per il datore di lavoro per assumere regolarmente il migrante”.
 
LA SANATORIA
La sanatoria in senso tecnico comunque esiste: si tratta di una legge speciale, emanata generalmente ogni 3 anni in cui il governo decide di rilasciare un permesso di soggiorno a determinate condizioni, in genere onerose, a persone già irregolarmente presenti in Italia permettendo loro di sanare, appunto, la propria condizione lavorativa e legata al soggiorno.
L'ultima è stata emanata nel 2012.
 
LE QUOTE PER I LAVORATORI NON STAGIONALI
Il decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 11 dicembre 2014 ha introdotto 17.850 quote per lavoro non stagionale e autonomo di cui gran parte sono però conversioni di permessi di soggiorno già emessi e quindi non comportano nuovi ingressi.
I permessi previsti per i lavoratori autonomi, compresi nei 17mila, sono 2.400. Sono invece 4.500 le quote riservate a chi ha un permesso di soggiorno per lavoro stagionale da convertire in permesso di soggiorno per lavoro subordinato non stagionale e 6mila a chi deve riconvertire il permesso di studio in permesso lavorativo.
 
 
LE QUOTE PER I LAVORATORI STAGIONALI
I settori in cui è possibile l’instaurazione di rapporti di lavoro a carattere stagionale, sono solo il settore agricolo e quello turistico-alberghiero.
Per il 2014 il dpcm del 12 marzo aveva previsto una quota di 15mila ingressi, limitata ai paesi con cui sono in vigore accordi bilaterali in materia di migrazione per motivi di lavoro (Albania, Algeria, Bosnia-Herzegovina, Egitto, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, India, Kosovo, Macedonia, Marocco, Mauritius, Moldavia, Montenegro, Niger, Nigeria, Pakistan, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Ucraina e Tunisia). Una quota di 3mila unità, compresa nei 15mila, era comunque riservata alle persone che avevano già lavorato come stagionali nei due anni precedenti e per cui il datore di lavoro aveva chiesto un nulla osta stagionale pluriennale.
Per il 2015 il dpcm 2 aprile, ha previsto una quota di 13mila lavoratori subordinati stagionali: 2mila in meno dell'anno precedente, sulla base “dei dati relativi agli ingressi per motivi di lavoro stagionale registrati nel 2014, che hanno evidenziato una differenza tra la quota autorizzata e la sua effettiva utilizzazione”. L’invio delle domande sarà possibile fino al 31 dicembre 2015.
 
L'INGRESSO NEL MONDO DEL LAVORO
L’analisi delle distribuzioni per canali di ingresso, come risulta dai dati del ministero del Lavoro, conferma la preponderanza dei vincoli etnici quale strumento privilegiato di inserimento lavorativo: poco più del 60% degli occupati extracomunitari ha trovato lavoro grazie a parenti o amici (per gli italiani questo dato si attesta al 25,5%)
Ma se i legami di cittadinanza possono procurare agli immigrati posti di lavoro non accessibili ai nativi, le reti sociali etnicamente omogenee possono anche penalizzare gli immigrati, perché forniscono informazioni solo su segmenti del mercato del lavoro in cui la comunità etnica è già molto presente.
Inoltre ciò costituisce anche un limite all’azione di reinserimento occupazionale di tutti quei soggetti espulsi dal mercato del lavoro, soprattutto vista la scarsa familiarità con il sistema dei servizi pubblici per l’impiego.
 
LE PROPOSTE DI LEGGE
L'orientamento attuale del governo italiano rispecchia insomma quello europeo, eppure, spiega Fachile, delle alternative ci sarebbero: “Si potrebbe ad esempio, come chiediamo noi di Asgi, inserire nuovamente la possibilità di ottenere un permesso temporaneo per la ricerca di un lavoro”. Tanto più che la libera circolazione non consentirebbe solo l'ingresso ma anche la fuoriuscita di persone bloccate in Italia perché irregolari: “Basta vedere cosa è successo con l'apertura delle frontiere con la Romania – commenta Fachile –. Molti rumeni, presenti in Italia irregolarmente, ma senza un lavoro, sono tornati nel loro paese per poi rientrare in nel nostro paese solo quando avevano effettivamente la possibilità di lavorare”.
Ed è proprio questo il senso di una proposta di legge delega a prima firma Giuseppe Guerini, del Partito democratico, una proposta che prende le mosse dalla considerazione che “nel nostro Paese – si legge nella relazione introduttiva – vivono attualmente circa 4,4 milioni di cittadini stranieri, corrispondenti al 7,4 per cento della popolazione complessiva” che “producono l’11,2 per cento del prodotto intero lordo”, un dato ritenuto sufficiente “per comprendere al di là di ogni ragionevole dubbio come in Italia la realtà dell’immigrazione abbia ormai abbandonato il proprio carattere emergenziale, configurandosi in via definitiva come fenomeno strutturale e ordinario”.
Il provvedimento si propone di adeguare la normativa in materia di immigrazione “alle mutate esigenze sociali, politiche ed economiche, delegando il Governo all’adozione di un decreto legislativo che modifichi il testo unico (sull'immigrazione, Ndr)”.
In particolare la proposta prevede “la revisione del meccanismo dei flussi di ingresso, secondo una programmazione triennale e con facoltà di adeguamento annuale”, “l’introduzione (per certi versi, la reintroduzione) di un permesso di soggiorno per ricerca di lavoro dietro prestazione di un’adeguata garanzia da parte di terzi”, la chiusura dei centri di identificazione ed espulsione, l’incentivazione dei rimpatri assistiti.
A conferma però dello scarso interesse del Governo in materia, l'esame della proposta, depositata a dicembre 2014 e assegnata alla commissione Affari costituzionali alla Camera, non è ancora iniziato.
Un destino che riguarda peraltro anche le altre cinque proposte sul tema.
Due proposte di legge, rispettivamente a prima firma di Luigi Bobba, Pd, e di Guglielmo Vaccaro, Pd, si concentrano sulla questione del lavoro.
Nella relazione introduttiva alla proposta di Bobba, presentata ormai a marzo 2013 e assegnata alla commissione Affari costituzionali alla Camera , si sottolinea come “da oltre venticinque anni, (...) si è imposto al datore di lavoro che voglia assumere un lavoratore straniero di procedere a tale assunzione quando il lavoratore ancora risiede all’estero”, una disposizione “diffusamente aggirata mediante il meccanismo dell’overstaying (ingresso per turismo, incontro diretto per domanda e offerta, costituzione del rapporto di lavoro in nero e prolungamento illegale del soggiorno fino alla prima occasione di emersione mediante la regolarizzazione o il cosiddetto decreto sui flussi)”. Bobba propone quindi, come la pdl Guerini, di introdurre un permesso di ingresso per ricerca di lavoro, con specifiche garanzie e la possibilità di convertire più facilmente il visto turistico in lavorativo.
Per quanto riguarda invece lo sfruttamento lavorativo la pdl Bobba sottolinea la necessità di restituire “forza contrattuale ai lavoratori stranieri legalmente soggiornanti attraverso la previsione che il permesso di soggiorno per lavoro sia rinnovato anche quando risulti pendente un accertamento giudiziario dell’esistenza di un rapporto di lavoro o della legittimità di un licenziamento”.
Più specifica è la proposta di Vaccaro, datata 12 marzo 2013, che propone la modifica ad un solo articolo del testo unico, l'articolo 7, inasprendo la sanzione amministrativa per il datore di lavoro che non comunica l'assunzione di un lavoratore straniero, sanzione che passerebbe dagli attuali 160 nel minimo e 1.600 euro nel massimo ad una cifra compresa tra i 1.100 e gli 11mila euro.
Si concentra poi sulla questione dell'obbligo di esibizione di documenti una proposta a prima firma Sergio Lo Giudice, Pd, presentata in Senato nel luglio 2014.
Il ddl di Lo Giudice propone tra le altre cose la modifica dell'articolo 6 del testo unico. Modificato nel 2009, l'articolo relativo all'“obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno e divieti di segnalazione” pur continuando a garantire l'accesso alle cure sanitarie, espone a “dubbio interpretativo relativo alla necessità o meno dell’attestazione del soggiorno” gli atti di stato civile – certificati di nascita, stato di famiglia. Un'incertezza che non tutela gravidanza, maternità e salute del minore. Si legge infatti nella relazione che “questo ha prodotto nel tempo diversi casi di mancata registrazione all’anagrafe della nascita dei propri figli da parte di genitori provenienti da Paesi non comunitari per paura di denunce e di espulsioni”.
Si occupano infine di questioni più specifiche le proposte
La pdl Bossa chiede in sostanza di “conservare il diritto al rilascio del permesso di soggiorno CE al figlio di un legittimo titolare del medesimo diritto anche se questi ha compiuto il diciottesimo anno di età”. Si tratta però di una questione almeno in parte superata dal ddl sulla cittadinanza approvato alla Camera lo scorso ottobre.
 
LINK UTILI
 
Ministero dell'Interno - asilo e immigrazione, modalità di ingresso
Ministero del Lavoro e dell'Interno - vivere e lavorare in Italia
Dossier statistico immigrazione 2015 - Scheda
Rapporto annuale del ministero del Lavoro - I migranti nel mercato del lavoro in Italia
 
I TESTI DELLE PROPOSTE DI LEGGE
La proposta di legge a prima firma Guerini
La proposta di legge a prima firma Vaccaro
La proposta di legge a prima firma Bobba
La proposta di legge a prima firma Lo Giudice
La proposta di legge a prima firma Bitonci
La proposta di legge a prima firma Bossa
 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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