Teatro Carcere

Scheda

Autori:
Sara DRAGHI
Collaboratori:
Riprese e montaggio: Giuseppe GROPPA BILOTTA BRUNO
Credits:
Armando PUNZO – Regista e fondatore Compagnia della Fortezza
Aniello ARENA, Ibrahima KANDJI, Edmond PARUBI, Vincenzo AQUINO, Noureddine HABIBI - Attori Compagnia della Fortezza
Michalis TRAITSIS – Direttore Artistico Balamòs Teatro
Con il contributo di Ass. di Promozione Sociale Feedback
Data: 3 ottobre, 2014 - 13:42

Dovrete resistere alla tentazione di dire “questo è teatro” oppure “questo non è teatro”. Dovrete abbandonare le idee radicate nelle vostre teste sul carcere, sui detenuti e sul concetto stesso di teatro.
Le compagni teatrali in carcere sono 112 su 206 istituti. Si tratta di una realtà unica nel panorama europeo. Il tasso di recidiva tra chi ha partecipato con continuità alle attività di teatro in carcere è del 6%, rispetto a una media del 65%.
 
Da oltre vent’anni negli istituti di pena italiani si è sviluppato un tessuto di esperienze teatrali, diverse tra loro per metodi e risultati, condotte da compagnie e registi professionisti, che hanno prodotto negli anni risultati assolutamente originali e di qualità artistica e comunicativa.
Da un censimento del ministero della Giustizia, nel 2003 risultavano attive 106 compagnie negli istituti penitenziari italiani (su 220 strutture); nel 2012 il numero è salito a 112 (su un totale di 206 istituti). Si tratta di una realtà unica nel panorama europeo in quanto a diffusione, come unici appaiono i risultati ottenuti, che fanno guardare alle carceri come luoghi di elaborazione culturale e di sperimentazione di nuove frontiere di ricerca artistica, nonostante lo scarso sostegno, sopratutto in termini di risorse economiche, da parte delle istituzioni.
Il teatro si è stabilito nelle carceri per conciliare le urgenze di due diversi fronti. Da una parte i movimenti d’opinione che a partire dagli anni '70 chiedevano misure alternative alla detenzione per avviare un effettivo processo di rieducazione e risocializzazione dei detenuti. Dall’altra il teatro stesso che, mosso dalla necessità di rinnovamento e di reinvenzione dei propri limiti, si spingeva oltre i luoghi istituzionali per diffondersi nelle regioni del sociale e scoprire nuovi protagonisti nei luoghi dell’esclusione.
Il primo segnale di compromesso si ebbe con la legge di riforma dell’ordinamento penitenziario del 1975 (n. 354/75), che introdusse misure alternative alla pena detentiva ponendosi come obiettivo ultimo la rieducazione dei detenuti.
Un decennio dopo entrò in vigore la legge Gozzini (n.663/1986), che diede ulteriore respiro alla legge del 1975 e segnò il punto di svolta tra i primi esperimenti abbozzati e praticati in forma amatoriale e l’affermazione del teatro in carcere come realtà riconosciuta dal punto di vista “trattamentale” ossia come “intervento diretto a sostenere interessi umani, culturali e professionali” del detenuto. Oggi il teatro rappresenta un importante ponte tra il dentro e il fuori: attraverso le tournée e l'apertura delle porte degli istituti di reclusione in occasione degli spettacoli, attori-detenuti e pubblico possono incontrarsi, favorendo il confronto reciproco e la normalizzazione della vita carceraria.
Le problematiche del sovraffollamento e la presenza sempre maggiore di detenuti non italiani lanciano ulteriori sfide e trasformano gli istituti di pena in luoghi ricchi di opportunità e confronti perché, come afferma Armando Punzo, regista e fondatore Compagnia della Fortezza, “dentro il carcere è possibile vedere i risultati delle contraddizioni e delle illusioni dei nostri tempi”.
Chi fa cultura, chi produce arte, chi intrattiene, si scontra ogni giorno con provocazioni riguardanti l’utilità del proprio mestiere. Se poi si tratta di detenuti i toni si accendono ulteriormente. Ma da un'indagine svolta tra il 2002 e il 2012 nel carcere di Rebibbia e confermata da alcune analisi dell’Istituto superiore di studi penitenziari, il tasso di recidiva tra chi ha partecipato con continuità alle attività di teatro in carcere è del 6%, rispetto a una media del 65%.
 
Il Teatro Carcere in Italia
Data storica è il 5 luglio 1982, quando per la prima volta dei detenuti si esibirono al di fuori delle mura del carcere, di fronte ad oltre cinquecento invitati. La compagnia Teatro-Gruppo (oggi Compagnia Stabile Assai) fondata dall’educatore Antonio Turco nella casa di reclusione di Rebibbia, quell’anno portò in scena al Festival di Spoleto, nella Rocca di Albronoz, “Sorveglianza speciale” tratto da Jean Genet e diretto dal giovane regista Marco Gagliardo.
Nel 1984 Luigi Pagano istituì un laboratorio di Teatro nella casa circondariale di Brescia e successivamente nel carcere milanese di San Vittore, in collaborazione con la compagnia Ticvin. A queste seguirono le esperienze di Velemir Teatro nella casa circondariale di Trieste e della Compagnia Katzenmacher nel carcere di Lodi.
Ma a concentrare l’attenzione dell’opinione pubblica sul teatro in carcere fu la tournée del 1984Beckett directs Beckett”, prodotta da Pontedera Teatro, diretta ed interpretata dal San Quentin Drama Workshop (sotto la supervisione di Samuel Beckett stesso), compagnia fondata nel 1957 nel carcere di San Quentin, in California, dall’ergastolano Rick Cluchey e riconosciuta come il primo esperimento, a livello mondiale, di teatro in carcere.
Nel carcere di Volterra nel 1988 Armando Punzo fondò la Compagnia della Fortezza, segnando il passaggio verso il riconoscimento pieno del teatro in carcere in Italia grazie ad un attività continuativa che istituzionalizza metodologie e scopi dell’attività di ricerca teatrale con i detenuti.
Di fronte al moltiplicarsi delle esperienze il ministero della Giustizia (attraverso il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria), insieme ad enti pubblici e privati, iniziò quindi a promuovere nuove forme di collaborazione e progetti di sperimentazione e formazione. Il primo sostanziale accordo istituzionale venne siglato nel 2000 con il Protocollo d’intesa per l’istituzione del “Centro nazionale teatro e carcere”, che riconobbe alla Compagnia della Fortezza il ruolo di esperienza pilota nell’ambito del sistema penitenziario, sia sul piano della funzione rieducativa sia su quello dell’espressione artistica.
I firmatari (ministero della Giustizia, regione Toscana, provincia di Pisa, comune di Volterra ed Ente teatrale italiano), si impegnarono a sostenere l’attività del centro in Toscana e sul territorio nazionale, collaborando all’istituzione di un osservatorio nazionale ed europeo e promuovendo la nascita di gemellaggi con realtà straniere attraverso la ricerca di finanziamenti europei.
Il progetto teatrale “Passi Sospesi” di Balamòs Teatro, diretto da Michalis Traitsis, è attivo dal 2006 negli istituti penitenziari di Venezia, cioè presso la casa circondariale di Santa Maria Maggiore, la casa circondariale Sat di Giudecca (ora chiusa) e, dal 2010, presso la casa di reclusione femminile di Giudecca. Finanziato inizialmente dalla regione Veneto, negli anni il progetto è stato sostenuto anche dal comune di Venezia e dal ministero della Giustizia.
Il 27 marzo 2014 è stata istituita la prima giornata nazionale del teatro in carcere, indetta dall’Istituto internazionale del teatro presso la sede Unesco di Parigi.
 
Le leggi
Legge di riforma dell’ordinamento penitenziario n.354 del 26 luglio 1975, riguardante le misure alternative alla pena detentiva
Legge n. 663 del 10 ottobre 1986
 
I numeri
(Fonte: ministero della Giustizia)
 
Popolazione carceraria
(Dati aggiornati al 31/05/2014)
Totale detenuti: 58.861, di cui 2.543 donne (4,32%), di cui 19.939 stranieri (38,87%)
Totale Istituti: 205
Capienza Regolamentare: 49.588
 
Attività trattamentali: laboratori teatrali
(Dati aggiornati al 31/12/2013)
Totale detenuti partecipanti ad attività trattamentali: 57.598 (su una popolazione carceraria nazionale di 62.536 persone); di cui 2.895 partecipanti a laboratori teatrali (5,03%) su un totale di 217 attività.
Tra questi 296 sono donne (pari al 10,22% del totale partecipanti ai laboratori teatrali, 0,51% sul totale delle attività trattamentali e pari al 7,01% del totale della popolazione femminile carcerata)
2.599 sono uomini (pari al 89,78% del totale partecipanti ai laboratori teatrali e il 4,51% sul totale delle attività trattamentali)
2.188 sono italiani, 707 sono stranieri
 
Lavoro
(Dati aggiornati al 31/12/2013)
Su 62.536 detenuti, i lavoranti sono 14.546 (il 23,26% della popolazione carceraria nazionale). Di questi, 12.268 (84,34%) lavorano alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria e 2.278 (15,66%) lavorano in proprio o alle dipendenze di datori di lavoro esterni.
 
Istruzione e titoli di studio
(Dati aggiornati al 31/12/2013)
Su 62.536 detenuti, 576 hanno conseguito la Llaurea (1,69%), 3.297 il diploma di Scuola Superiore (9,67%), 386 il diploma di scuola professionale (1,13%), 20.333 la licenza Media (59,62%), 7.132 la licenza elementare (20,91%), 1.701 non possiedono nessun titolo (4,99%) e 677 sono analfabeti (1,99%). 34102 non rilevati.
 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
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