Minori stranieri non accompagnati, un sistema che non funziona

Scheda

Autori:
Francesca MACERONI, intervista e fotoreportage
Credits:
Frédéric WEBER, direttore della Maison D'Enfant di Charbonniers Les Bains
Daniela SALA, montaggio audio
Lorenzo ASCIONE, montaggio video
Simone Sapienza, voce
Data: 2 settembre, 2015 - 12:08

Ogni anno, migliaia di bambini arrivano in Europa da soli, senza genitori né parenti. Provengono da paesi in guerra o afflitti dalla piaga della povertà. Fuggono da sistemi arcaici che ammettono maltrattamenti, violenze o costrizioni. Scappano da matrimoni combinati, infibulazioni, leva minorile forzata o da ambienti familiari ostili. Cercano una via di fuga, nella speranza di poter vivere una vita migliore.

 

D., 18 anni, Europa dell'Est. Non vuole parlare della sua storia. "In Francia, ci chiamano Mineurs Isoles Etrangers, minori stranieri isolati”, dice. “Non mi piace questo nome. Io preferisco "giovani del mondo", che è ciò che siamo. Non mi sento solo e isolato. Sono molto felice della mia vita qui in Francia".

 

In Francia, questi ragazzi vengono accolti e tutelati fino al compimento del diciottesimo anno. Li chiamano Mineurs Isolés Etrangers (MIE), minori isolati stranieri. Apposite strutture, le cosiddette Maisons d'Enfants à Caractère Social (MECS), cioè delle case famiglia allargate che aiutano giovani di diverse età e provenienza, cercando di fornire loro un ambiente quanto più simile possibile a quello familiare. Qui vengono accolti non solo stranieri, ma anche bambini e adolescenti francesi, per lungo o breve periodo.

 

M., 15 anni e mezzo, Africa. E stato maltrattato e respinto dalla sua famiglia. Non ha avuto altra scelta che lasciare il suo paese.

 

I ragazzi vanno a scuola, fanno sport e si prendono cura della Maison. Gli vengono affidati dei compiti per responsabilizzarli e per insegnare loro le regole della convivenza pacifica e civile. Vivono insieme, mangiano insieme e insieme svolgono diverse attività ricreative ed educative. Molti di loro si sentono fortunati ad aver trovato qualcuno che li aiuti, perché sanno a quanti altri la possibilità di cambiare il proprio destino è stata negata.

 

C., 12 anni, Francia. E arrivata alla Maison con suo fratello e sua sorella più piccoli, dopo l'abbandono da parte dei genitori.

 

Ma il sistema non è privo di malfunzionamenti. “Il problema delle MECS” - spiega Frédéric Weber, direttore della Maison D'Enfant di Charbonniers Les Bains, Lione - “è che mischiano troppe problematiche senza prestare attenzione al percorso che facciamo con questi giovani. In più, per i minori stranieri non accompagnati, la legge non ci permette di continuare il percorso dopo la maggiore età e così si interrompe bruscamente il lavoro fatto”.

 

Tre fratelli, 6 e 5 anni (gemelli), Francia. I bambini sono stati affidati alla Maison in seguito ai gravi problemi sorti tra i loro genitori dopo il divorzio.

 

Secondo la risoluzione del Consiglio d'Europa del 26 giugno 1997, i minori non accompagnati provenienti da paesi al di fuori dell'Unione, devono essere accolti dagli Stati membri che si impegnano a verificarne, in breve tempo, l'età e l'effettivo stato di isolamento. Accertate tali condizioni, ai minori devono essere assegnati dei tutori che hanno il compito di soddisfarne le esigenze legali, sociali e sanitarie, ma anche di aiutarli nella presentazione della richiesta d'asilo. Avviata la domanda, essi hanno il diritto di essere collocati presso parenti, qualora ve ne fossero, famiglie affidatarie o strutture apposite. “Non appena sia concesso al minore non accompagnato lo status di rifugiato o altro diritto permanente di soggiorno”, si legge nel documento, “gli dovrebbe essere fornita la disponibilità di una sistemazione d'alloggio a lungo termine”.

 

J., 17 anni, Europa dell'Est. Figlio unico e maltrattato dal padre, si e ritrovato a vivere in strada senz'altra alternativa, prima di entrare in Francia.

 

Già la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea del 2000 e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo del 1989, prevedevano il riconoscimento dell'interesse superiore del minore e l'importanza dello sviluppo del suo benessere psicologico e sociale. In più, alle normative europee e internazionali si affiancano le leggi dei singoli Stati.

 

C., 7 anni, Francia. È arrivato alla Maison con suo fratello e sua sorella più piccoli, dopo l'abbandono da parte dei genitori.

 

La legislazione francese adotta le disposizioni europee e prevede 5 giorni per gli accertamenti relativi alla veridicità delle informazioni, durante i quali al ragazzo viene fornita un'accoglienza d'urgenza. Superata tale fase, il minore viene affidato al dipartimento dei servizi sociali che si occupa di trovare una collocazione stabile presso una famiglia affidataria o una MECS. Si tratta di strutture sociali o medico-sociali che accolgono minori allontanati dalle famiglie in seguito a episodi di violenza domestica, tossicodipendenza o alcolismo dei genitori, gravi disturbi comportamentali, oppure giovani stranieri non accompagnati. Alle MECS è affidato il compito di proteggere i ragazzi e prevenire comportamenti delinquenziali, come previsto dall'art. 375 del codice civile e dall'art. L226-4 del Code de l'action sociale et des familles. Il personale altamente specializzato presente deve seguirli, inserirli nel sistema scolastico e sanitario, fornire loro assistenza psicologica. Sono gestite da associazioni, fondazioni private o enti pubblici e devono ottenere l'abilitazione all'accoglimento da parte del Conseil General.

 

B., 18 anni, Africa. Ha lasciato il suo paese nella speranza di poter studiare in Europa.

 

I minori arrivati in Francia prima di aver compiuto i 16 anni possono richiedere un permesso di residenza una volta maggiorenni, mentre quelli che hanno già superato tale limite possono fare richiesta solo di un permesso di soggiorno annuale che molto spesso viene negato. “Avviamo sempre la procedura, ma molto di frequente le domande vengono rigettate”, continua Frederic.

 

Y., 9 anni, Francia. E arrivata alla Maison con suo fratello e sua sorella più piccoli, dopo l'abbandono da parte dei genitori.

 

Anche nel nostro Paese, la procedura è simile. Una volta rinvenuta la presenza di un minore straniero non accompagnato (MSNA), la questura si occupa di collocarlo in una struttura di prima accoglienza per poi trasferirlo, in seguito alla fase di verifica dei dati, in una struttura di seconda accoglienza fino al compimento dei 18 anni.

 

B., 17 anni, Asia. È fuggito dal suo paese per avere la possibilità di una vita migliore. "Ho fatto un lungo viaggio per sfuggire alla povertà nel mio paese. Ho lasciato tutta la mia famiglia, a cui penso ogni giorno. Non so se li vedrò di nuovo, ma quello che posso dire e che amo la Francia”.

 

Sebbene siano state già da tempo recepite e attuate le direttive dell'Unione Europea in materia e siano presenti normative locali a tutela dei minori, in Italia la situazione è ancora complicata per l'elevato e crescente numero degli arrivi che rende difficile il corretto funzionamento del sistema.

 

G., 17 anni e mezzo, Francia. Ha vissuto tutta la propria vita, fin dalla prima infanzia, tra coppie in affido e case-famiglia.

 

Secondo il report nazionale datato 30 giugno 2015 del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sarebbero 8.201 i minori non accompagnati presenti sul territorio nazionale, di cui più del 90% di sesso maschile e nella fascia di età tra 15 e i 17 anni. I Paesi da cui la maggior parte di loro proviene sono Egitto, Albania, Gambia, Eritrea, Somalia, ma sono in aumento i ragazzi provenienti da territori in guerra, come ad esempio Siria e Mali. A queste statistiche bisogna poi aggiungere gli “irreperibili”, cioè quelli allontanatisi dalle strutture o dalle famiglie affidatarie che ammonterebbero a 5.305.

 

M., 17 anni e mezzo, Africa. Dopo l'assassinio dei genitori, è rimasta sola con la sorella e insieme sono riuscite a trasferirsi in Francia.

 

I problemi sono soprattutto l'inefficienza delle strutture di prima accoglienza, il sovraffollamento delle stesse, i lenti tempi di trasferimento nelle comunità di lunga permanenza e il blocco delle risorse previste dal Fondo nazionale per minorenni stranieri. Sono questi i temi principali dell'appello lanciato al Governo nel giugno del 2014 da alcune delle più importanti e attive associazioni che si occupano dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. Tra loro Save the Children, Amnesty International, Centro Astalli, Emergency, per citarne alcune.

 

A., 18 anni, Africa. È arrivata in Francia per sfuggire a un matrimonio forzato nel suo paese. È venuta con l'uomo che amava, ma la relazione è finita poco tempo dopo.

 

Alle richieste di assunzione di responsabilità per poter assicurare ai minori condizioni di vita dignitose, fatte anche in vista dell'allora imminente semestre di presidenza europea, si aggiungeva una sollecitazione al Parlamento per l'approvazione del disegno di legge C. 1658 “volto a disciplinare finalmente in modo organico, sul territorio nazionale, la protezione e l’accoglienza dei minorenni stranieri non accompagnati, superando l’attuale gestione emergenziale”. A distanza di un anno, tale disegno risulta essere ancora in corso di discussione alla Camera dei deputati.

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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