Storie di rifugiati accolti in famiglia a Torino

Scheda

Autori:
Daniela SALA
Data: 1 ottobre, 2015 - 16:01

Accogliere i rifugiati in famiglia è possibile. In Piemonte si fa dal 2008: non si tratta di un'iniziativa privata ma di un progetto strutturato che fa capo al Comune di Torino. Ecco le storie delle persone accolte e delle famiglie che le ospitano.
 
Alioune Diouf è senegalese, ma, spiega, ha vissuto più in Italia che in Senegal. Ha abitato a Milano, a Genova e Torino. Oggi vive a Cervasca, in provincia di Cuneo e da poco ha deciso di ospitare due giovani africani, Mallam e Moussa.
Entrambi sono arrivati in Italia dalla Libia circa 4 anni fa. Dopo la prima accoglienza si sono trovati di fatto in mezzo alla strada: si sono conosciuti a Torino, all’ex Moi, un’occupazione dove vivono circa 500 migranti e dove anche loro hanno vissuto per due anni. Quando li abbiamo incontrati, a casa di Alioune, avevano appena iniziato a lavorare in una piccola impresa locale che confeziona cioccolatini. La decisione di Alioune non è però un'iniziativa privata si inserisce all'interno di un progetto di accoglienza del Comune di Torino e della Pastorale migranti.
Dal 2008 al 2014 a Torino le persone ospitate in famiglia, all’interno del progetto “Rifugio diffuso” sono state 143. Attualmente sono in accoglienza 28 persone in 26 famiglie diverse. La novità di quest'anno è che il progetto del rifugio diffuso, inizialmente finanziato dal Comune di Torino, è stato inserito all'interno dello Sprar, il servizio di protezione per rifugiati e richiedenti asilo che fa capo al ministero dell'interno. Inoltre, visto che l'aumento dei posti in accoglienza è un problema urgente, la Pastorale migranti della diocesi di Torino sta inoltre avviando un accordo con la prefettura per l'accoglienza di ulteriori 60 persone in famiglia.
Le persone accolte in totale in Piemonte nel 2014 erano poco meno di 900 (sono 3200 nella sola Roma) e con questi numeri è chiaro che un progetto come quello del rifugio diffuso ha soprattutto un significato culturale, di promozione di un'accoglienza diversa, come sottolinea Sergio Durando, direttore dell'ufficio Pastorale migranti per la diocesi di Torino. Inoltre, visto che l'aumento dei posti in accoglienza è un problema urgente, la Pastorale migranti sta inoltre avviando un accordo con la prefettura per l'accoglienza di ulteriori 60 persone in famiglia.
Si tratta insomma di un modello che funziona anche grazie alla flessibilità delle persone che ci lavorano. Le famiglie, che sono volontarie, ricevono 413 euro al mese per ogni migrante accolto, una somma che serve di fatto a coprire le spese di vitto e alloggio. Il resto dei fondi a disposizione del progetto sono invece spesi per l'assistenza legale, i tirocini di inserimento lavorativo ed eventuali corsi di italiano.
Un modello flessibile ma con dei punti fermi: in generale l'accoglienza di questo tipo è riservata a persone che hanno già ottenuto l'asilo o un'altra forma di protezione. È intesa infatti come una seconda accoglienza, con un chiaro indirizzo all'integrazione e all'inserimento nel tessuto sociale e nel contesto lavorativo.
 
Interviste a
 
Alioune Diouf, volontario
Daniela Martini, volontaria
Francesco Tresso, volontario
Ghirmay, rifugiato eritreo
Sergio Durando, direttore dell'ufficio Pastorale migranti per la diocesi di Torino
Salvatore Bottari, responsabile dell'assistenza sociale del servizio stranieri del comune di Torino
 
Musiche
 
Jingle Punks - “By the pool”
Silent Partner - “How it began”
Silent Partner - “Another Perspective”
Spleen - “Song”

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
Sito web: Mihai Romanciuc
 
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