La cura proibita Antonella Soldo

"Dottore, sto meglio perché mi faccio la cannabis". La testimonianza di Maria

Maria Vivoli ha 70 anni e, nonostante la sclerosi multipla la costringa in sedia a rotelle, è una donna energica e sorridente. La sua vicenda clinica è complessa, dal momento che dalla comparsa dei primi sintomi della malattia – offuscamento della vista, debolezza degli arti inferiori – nel 1983, sono dovuti passare nove anni prima che un medico riuscisse a farle la corretta diagnosi. Nel 1991 la dimisero dall’ospedale di Foggia dicendole che i suoi sintomi erano causati da stress ed esaurimento nervoso.

 

Solo dopo ulteriori esami e la consulenza di altri specialisti le viene diagosticata la sclerosi multipla. La malattia progredisce e Maria inizia una terapia con iniezioni di interferone, di cui accusa però i forti effetti collaterali: “Dopo due anni stavo peggio e ho smesso”. Maria continua a cercare una cura, senza escludere nessuna opzione, nemmeno quella della cannabis. Un giorno legge su un giornale un’intervista a Rita Levi Montalcini in cui la scienziata parla dei benefici della cannabis nel trattamento della sclerosi multipla. “Io non sono scettica su niente: è una droga, mi dicevano, ma io ho pensato che ho preso tanti di quei medicinali che non mi hanno dato alcun beneficio, tanto valeva provare”. Porta il ritaglio al suo medico, ma senza successo.

 

 

Solo tempo dopo incontra Andrea Trisciuoglio, dell’associazione Lapiantiamo, che le fornirà il contatto di un neurologo che la aiuterà a destreggiarsi tra le lungaggini burocratiche per l’importazione del farmaco tramite la farmacia ospedaliera. Ma gli intoppi sono all’ordine del giorno e basta una mancata firma per far slittare l’ordine di un mese, così Maria cerca sempre di centellinare le dosi della canapa per le sue tisane e per risparmiarla rifà più volte l’infusione con quella già utilizzata.

 

Sui benefici non ha dubbi: “Non ho mal di testa, non mi fanno male più le braccia, io faccio di tutto: mi alzo dalla sedia a rotelle, impasto la pasta fatta in casa, lavo i piatti. Non posso camminare da sola, però sto molto bene. Prima non mi potevo nemmeno reggere in piedi”. I suoi quattro figli e il marito la sostengono in questa scelta, confortati oltre che dall’evidenza dell’alleviamento dei sintomi più dolorosi, anche dal parere degli specialisti che hanno avuto accanto negli anni: “Ho la stessa fisioterapista da 17 anni, lei ha seguito tutti i miei progressi e non riusciva a credere ai suoi occhi quando ha visto che io riuscivo a fare tutto il giro della stanza sorreggendomi a lei”. Se esistesse uno sponsor per la cannabis terapeutica sarebbe il suo sorriso: “Dopo due, tre mesi che avevo iniziato questa terapia, sono tornata in ospedale per fare un’ecografia e il medico che mi conosceva mi guardava perplesso e mi chiedeva: 'signora, ma che cos’ha fatto? La vedo diversa, molto meglio: sembra che lei abbia fatto la cura della giovinezza…'. E io gli ho risposto: dottore mi faccio la cannabis!».

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
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