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Consumo di plastica, l'alternativa possibile

La plastica è uno dei materiali che inquinano di più, richiedono più materie prime per essere realizzati e occupano più spazio nelle discariche. Nel servizio l'ex Ministro Ronchi sottolinea come, nonostante l'Unione Europea imponga strategie sia per il riciclo che per il riutilizzo, la normativa italiana non abbia ancora raggiunto un livello adeguato. In Italia, alcuni imprenditori hanno deciso di investire nell'industria dei detersivi alla spina: un prodotto che unisce la riduzione del consumo di plastica a un notevole risparmio per i consumatori.
 
Servizio audio con interviste a Emmanuela Pettinao, ingegnere ambientale (min. 1:30) ; Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile e Ministro dell'Ambiente dal 1996 al 2000 (min.6:08); Giuseppe Arnone, titolare dell'azienda Chimiclean a Modica-Pozzallo (min. 12:10); Riccardo Bonomolo, proprietario del negozio Usasfuso di Palermo (min. 16:00)

E' noto che nel ciclo dei rifiuti la plastica giochi un ruolo chiave. Osservando il sacchetto della spazzatura di casa propria è facile osservare la quantità di questo materiale, ricavato direttamente dal petrolio, che ogni singola persona utilizza, butta via e reimmette nell'ambiente. Secondo i dati incrociati dell'Ispra Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale e dei curatori del dossier L'Italia del riciclo 201 in Italia nel 2009 si sono prodotte 32 milioni di tonnellate di rifiuti domestici. Di queste più di 4,5 milioni sono di plastica: il 14% del totale. I dati degli ultimi anni poco si discostano da questo ordine di grandezza.
L'ingegnere ambientale Emmanuela Pettinao, tra i redattori del dossier sul riciclo della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, ricorda come la plastica, con i suoi lunghissimi tempi di degradazione, finisca con l'occupare moltissimo spazio nelle discariche, uno spazio prezioso vista la limitatezza di queste ultime. Questa è solo una delle ragioni per cui è fondamentale immaginare alternative di riciclo, recupero e soprattutto riutilizzo della plastica.
E' stata la stessa Commissione Europea a ricordarlo a settembre del 2011 con un nuovo documento di indirizzo, la Roadmap per un utilizzo efficiente delle risorse in Europa. Le indicazioni ribadiscono quanto già in parte regolamentato dalla direttiva 98/2008 in materia di rifiuti. Interrogato sul recepimento di queste indicazioni nella legislazione italiana Edo Ronchi, presidente della Fondazione dello sviluppo sostenibile e ex Ministro dell'Ambiente, cita l'esempio della recente norma del decreto liberalizzazioni del Governo Monti sul vuoto a rendere e sul deposito cauzionale per raccontare una modalità tutta italiana: "Se fosse applicata la direttiva sull'utilizzo, quella del 2008, il deposito cauzionale dovrebbe essere indirizzato non solo al recupero ma a un riutilizzo dei contenitori per imballaggi e via dicendo. Doppiare il sistema, da una parte con la raccolta differenziata e dall'altra con il recupero, per lo stesso obiettivo di riciclo, significa da una parte sottovalutare il riutilizzo e dall'altra aumentare la complicazione del sistema e i suoi costi".
Come spesso accade in Italia, le regole ci sono ma non si applicano. E come spesso accade ci sono persone che superano le regole, inventando alternative che arrivano prima dell'attuazione delle norme già in atto in Europa.
Alcune aziende si sono inventate un modo di distribuire i detersivi, tra i prodotti con gli imballaggi maggiormente inquinanti, senza la necessità di costose confenzioni. Si tratta dei detersivi alla spina. Il consumatore si reca direttamente nel punto vendita con il suo contenitore o ne preleva lì uno già utilizzato e ripulito e lo riempie con i prodotti a disposizione. Grazie alle nuove tecnologie la qualità è in tutto simile a quella delle grandi marche, ma il costo è più di tre volte inferiore.
In questo racconto abbiamo raccolto le voci di un imprenditore siciliano che ha fatto di questo tipo di iniziativa il suo business e di una coppia di commercianti palermitani che vivono ogni giorno l'incontro con la realtà locale attraverso il loro punto vendita di detersivi alla spina Usasfuso.
Le reti ambientaliste locali, alcuni GAS- Gruppi di acquisto solidale hanno abbracciato l'idea. Lo stesso hanno fatto gli studenti, attenti al prezzo e alla questione ambientale, e le persone che vedono nell'alternativa "alla spina" un semplice modo di risparmiare.
Le testimonianze mostrano una sensibilità all'approccio all'alternativa dei rifiuti che ha tutto il potenziale per essere valorizzata dalle istituzioni come strumento, ovviamente da integrare con un altro livello legislativo, per la riduzione dell'impatto ambientale della plastica e per la prevenzione al consumo smodato di plastica.
Un esempio virtuoso in questo senso è la Regione Piemonte che tra il 2006 e il 2009 ha incentivato la diffusione dei detersivi alla spina nella grande distribuzione. I dati di quell'esperienza sono incoraggianti: in poco meno di due anni 184.354 flaconi sono stati riutilizzati, determinando una mancata produzione di 11,1 tonnellate di HPDE (polietilene) e 6,2 tonnellate di cartone.

Il reportage è un caso di studio che potrebbe essere utilizzato come spunto per favorire e incentivare esperienze analoghe. La conversione di un intero sistema in questa direzione sembra utopica, ma come diceva Camus: "la Storia altro non è che lo sforzo disperato degli esseri umani di dar corpo al più chiaroveggente dei propri sogni".
 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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