Un social network ridà vita agli spazi abbandonati

Si chiama “City-hound” e le tre architette che lo hanno ideato, Nina Artioli, Alessandra Glorialanza ed Eliana Saracino dello studio T Spoon di Roma, lo definiscono “un social network per la trasformazione temporanea degli spazi urbani sottoutilizzati”. In pratica si tratta di una piattaforma, di un sito, per mettere in contatto i proprietari degli spazi inutilizzati nella capitale (soggetti privati o pubbliche amministrazioni) e i cittadini che hanno bisogno appunto di uno spazio per realizzare un’idea o un progetto.

In pratica iscrivendosi, gratuitamente, è possibile segnalare uno spazio inutilizzato o abbandonato nella città di Roma, chiedendo eventualmente informazioni sulla proprietà e le possibilità di utilizzo. Viceversa, un privato oppure lo stesso municipio che possiede lo spazio inutilizzato possono segnalarlo e metterlo a disposizione dei cittadini che vogliano ridargli vita.

 

 

La piattaforma è attiva da circa due anni e Artioli e Glorialanza sottolineano come le richieste e le segnalazioni da parte dei cittadini siano state numerose, segno secondo loro che esiste una grande voglia di partecipazione e di prendersi cura attivamente degli spazi urbani. Il beneficio ci spiegano è doppio: gli spazi aperti o gli immobili segnalati attraverso la piattaforma sono fuori mercato perché abbandonati o in disuso da anni e l'affidamento ai cittadini permette la loro ristrutturazione e 'riattivazione' a costo zero per il proprietario.

Il primo interlocutore, ci raccontano è stato proprio il pubblico, il I Municipio di Roma. Una collaborazione però che poi si è interrotta, anche a causa di complicazioni burocratiche. “Abbiamo da subito considerato il pubblico come un interlocutore naturale – spiega Artioli –, anche perché molti degli spazi abbandonati a Roma sono di proprietà del Comune. In un periodo di crisi, in cui gli investimenti sono limitati, il fatto che fossero i cittadini stessi a farsi carico della gestione e ristrutturazione di un'area in disuso ci sembrava un'ottima opportunità”. E se la volontà non manca né da parte dei cittadini né da parte dei Municipi, lo scoglio da superare sono le regole, che non facilitano questo tipo di interazione. “Con il privato invece, che è più difficile da intercettare, una volta avviata la collaborazione – conclude Artioli è molto più facile arrivare a concludere un progetto”

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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