Fine vita mai Valeria Defilippis

Gli europei e l'eutanasia: i numeri

IsoPublic, azienda svizzera per le ricerche di mercato e di opinione ha reso pubblico un sondaggio online, svolto in diversi Paesi d' Europa, per vagliare il consenso all’eutanasia, dat, assistenza medica e legiferazione in merito alle politiche di fine vita. L'indagine si è svolta tra il 24 settembre e il 9 ottobre 2012 e ha visto coinvolti i seguenti Paesi: Danimarca, Germania, Finlandia, Francia, Grecia, Gran Bretagna, Irlanda, Italia, Austria, Portogallo, Svezia e Spagna.

Circa il consenso all’autoderminazione in fatto di politiche di fine vita gli europei favorevli oscillano tra l'87% della Germania e il 52% della Grecia che si colloca in coda alla classifica, con addirittura un 37% di cittadini che si dichiarano nettamente contrari alla possibilità dell' individuo di decidere autonomamente. Alla domanda hanno risposto favorevolmente il 76% degli italiani, a fronte di un 17% di contrari e una restante percentuale di indecisi. Un dato interessante evidenzia che il consenso in fatto di eutanasia si rivela trasversale in relazione all'età degli intervistati, fatta eccezione per Finlandia, Italia, Austria e Svezia, nei quali i giovani sotto i 34 anni si dimostrano molto più flessibili circa la possibilità di decidere autonomamente della propria fine.

Al campione in esame è stato chiesto anche se, in caso di grave malattia o patologie dolorose croniche, riuscissero ad immaginare di riccorre all’eutanasia in prima persona. In questo caso Spagna, Germania e Francia si collocano in cima con percentuali di assenso che sfiorano l' 80%. La Grecia, ancora una volta, fa da fanalino di coda con appena un 56% che ammette di poter eventualmente ricorre a pratiche di questo tipo, seguita dall' Irlanda (68%). In Italia il 71% del campione si dichiara d'accordo, il 21% contrario e l'8% non si è espresso in alcun senso. Anche in questo caso il consenso si fa più esiguo man mano che si va avanti con l'età.

Agli intervistati è stato sottoposto un quesito circa la necessità di assistenza medica professionale al fine di gestire i casi di eutanasia. Questa richiesta ha ricevuto un notevole consenso compreso tra il 76% e il 79%. E' stato domandato anche se fosse giusto che l'assistenza medica specifica fosse passibile di pena. In tutti i Paesi si è riscontrato un rifiuto netto. Nuovamente sono i più giovani a dichiararsi contrari ad una persecuzione legale nei confronti dei mediciUn divieto di assistenza nel campo della cessazione volontaria della vita incontra ovunque un rifiuto più meno marcato. In Gran Bretagna, Danimarca, Irlanda e Francia, oltre l' 80% delle persone intervistate sono dell'opinione che non dovrebbe sussistere alcun divieto per i medici di occuparsi di trattamenti simili. In Italia il 75% degli intervistati si schiera contro una penalizzazione dei medici che si adoperano al fine della cessazione intenzionale della vita.

Un ultimo interessante quesito mira a indagare le paure più o meno razionali legate alla legiferazione in fatto di politiche di fine vita. La sesta e ultima domanda riguarda, infatti, la pressione psicologica che una disposizione sull'eutanasia potrebbe esercitare sulle persone. In Italia meno del 30% degli intervistati teme che una legge possa indurre a ricorre alla dolce morte più velocemente. La percentuale dei timorosi cresce in Irlanda, Austria, Svezia, Gran Bretagna e Francia e ancora di più in Portogallo, Spagna e Grecia.

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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