Accoglienza Elvira Zaccari

Minori stranieri non accompagnati: il diritto di uscire allo scoperto

(riprese e montaggio di Daniela SALA)

Tra le migliaia di migranti che sbarcano quotidianamente sulle coste italiane c'è una categoria particolarmente vulnerabile: si tratta dei minori stranieri non accompagnati, cioè ragazzi con meno di 18 anni che si trovano fuori dal proprio paese di origine, senza parenti né altri responsabili legali.

 

Il numero dei minori stranieri presenti in Italia, stando ai dati del ministero del Lavoro, è aumentato costantemente negli ultimi due anni. Se infatti a dicembre 2013 i minori non accompagnati registrati erano 6.319, a fine 2014 erano 10.536: un aumento del 66,7%. Ad aprile 2015, per effetto delle consueta variabilità degli arrivi via mare, il numero era leggermente inferiore, 8.260, ma superiore del 31,7% rispetto all'aprile precedente.

Il Testo unico sull'immigrazione, recependo la normativa europea, prevede una disciplina di favore per i minori non accompagnati che include il divieto di espulsione e respingimento e la garanzia di un accoglienza appropriata. Molti minori però, scelgono di sottrarsi all'identificazione e, in alcuni casi, di proseguire il proprio viaggio da soli, andando ad allargare le fila dei cosiddetti transitanti.

“A differenza di un adulto, il minore potrebbe tranquillamente uscire allo scoperto, perché ha diritto ad essere trasferito in completa sicurezza nel Paese europeo in cui ha già un parente”, spiega Salvatore Fachile, avvocato dell'Asgi, l'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione.

Perché allora intraprendere un viaggio pericoloso, nell'illegalità, per portare a termine il proprio progetto migratorio? “Di ricongiungimenti familiari ne sono stati fatti pochissimi - afferma Fachile -. Non si riesce, semplicemente, a contattare l'Unità Dublino, trovare i familiari e farli ricongiungere al ragazzo. E, anche quando ci si riesce, i tempi si allungano a causa delle prove richieste per verificare il legame parentale”.

Il sistema di accoglienza, per quanto riguarda i minori, è stato in parte riorganizzato tra il 2014 e il 2015 grazie alle risorse del Fondo europeo asilo, migrazione e integrazione. I centri Fami in Italia sono attualmente 16, per un totale di circa 800 posti, e sono centri pensati per la prima accoglienza, in cui i ragazzi dovrebbero restare al massimo 60 o 90 giorni, il tempo ritenuto necessario per inquadrare la situazione e indirizzare il minore verso una casa famiglia o una struttura.

Spesso però, a causa della mancanza di posti in strutture di seconda accoglienza (in pratica lo Sprar, cioè il sistema di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo gestito attraverso gli enti locali), i tempi si allungano e i minori rischiano di restare in questi centri per diversi mesi, senza la possibilità di avviare alcun percorso di studio ed integrazione.

“Per non far scappare i minori – conclude Fachile - bisognerebbe garantire loro un sistema di sicura applicazione della normativa, in tempi brevi e con un sistema di accertamento dell'età valido. Diversamente, i minori non si fideranno mai ad un sistema che non funziona”.

Fai Notizia è il format di inchieste distribuite di Radio Radicale

Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
Sito web: Mihai Romanciuc
 
Vuoi collaborare? Scrivi a internet@radioradicale.it

feedback