(Ir)regolari Daniela Sala

Acli, migranti: le difficoltà di essere regolari in Italia

Se entrare in Italia regolarmente per lavorare è praticamente impossibile, nemmeno restarci è semplice.

La normativa italiana in materia è piuttosto stringente: per poter rinnovare il permesso di soggiorno è necessario non solo dimostrare di avere un lavoro, in regola, ma anche un reddito minimo, pari all’importo dell’assegno sociale che è di 5800 euro l’anno.

Per chi poi fa richiesta del permesso per lungo soggiornanti i limiti e le verifiche posti sono anche più stretti.

Il problema di fondo è che ovviamente nei settori dove i migranti trovano più facilmente occupazione il lavoro nero è spesso la norma, come ci spiegano al patronato Acli di Roma, in piazza Sallustio.

 

 

Quando il cittadino extracomunitario regolarmente soggiornante perde il lavoro  può fare richiesta per un permesso di attesa occupazione (che dura un anno). Se però allo scadere di questo periodo di tempo non riesce a dimostrare di avere un lavoro regolare deve lasciare l’Italia oppure, come accade nella maggior parte dei casi, rimanere diventando irregolare. E a quel punto recuperare un permesso è quasi impossibile. E poi c’è il problema dei costi: un permesso soggiorno costa tra tasse, spedizione e marca da bollo, più di 100 euro. E circa 200 se il permesso richiesto è quello per lungo soggiornanti.

C’è poi ancora a monte la questione dell’ingresso. A parte le eccezioni previste per un ristretto numero di professionisti altamente specializzati, le quote di ingressi sono stabilite nei cosiddetti 'decreti-flussi’. Per entrare regolarmente in Italia l’unico modo è quello di avere già un permesso di lavoro: e questo significa che  il datore di lavoro in Italia dovrebbe impegnarsi ad assumere una persona residente in uno stato terzo e che presumibilmente non è mai stata prima nel nostro paese.

Così la maggior parte delle persone entrano con un visto turistico, iniziano lavorando in nero e restano sperando in una sanatoria o di poter rientrare nei decreti flussi.

A questo proposito le Acli avevano collaborato ad un proposta di legge presentata ormai due anni fa a prima firma di Luigi Bobba, deputato del partito democratico e attualmente sottosegretario al Lavoro.

Tra le altre cose la proposta prevede l’introduzione di un permesso di ingresso per ricerca lavoro, con specifiche garanzie e la possibilità di convertire più facilmente il visto turistico in lavorativo. Per quanto riguarda invece lo sfruttamento lavorativo si sottolinea la necessità di restituire “forza contrattuale ai lavoratori stranieri”.

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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