Ambiente Francesca Di Folco

GreenItaly, l'Italia Verde comBatte la crisi

Gli italiani sono i primi al mondo per efficienza energetica dei veicoli nella classifica internazionale 2012 dell'American Council for an Energy-Efficient Economy[1] e i secondi, dopo i tedeschi, per potenza fotovoltaica installata, abbiamo circa un terzo di tutta la capacità di produrre elettricità dal sole. Sarà italiano il più grande parco fotovoltaico del mondo, che sta per essere realizzato in Serbia[2]E' italiana la super ecologica "casa no carbon" vincitrice della medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Bioarchitettura di Madrid 2012, grazie al progetto Mad in Italy, The Sustainable Mediterranean House.[3] È italiano, per fare un altro esempio, il primo edificio pubblico al mondo certificato “casa passiva”, ossia con il massimo degli standard energetici di qualità, i nearly zero-energy buildings, scanditi dall’articolo 9 della DIRECTIVE 2010/31/EU OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL[4] del 19 Maggio 2010 dove ha sede l'Assessorato all'ambiente della Provincia autonoma di Bolzano. Nel nostro Paese il business “green” è dunque una “vocazione”, piuttosto spiccata, con peculiarità vincenti. In Italia, la rivoluzione verde è già in atto. Il futuro è nella green economy secondo il Towards a Green Economy: Pathways to Sustainable Development and Poverty Eradication, rapporto stilato dell'Unep, il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente, che definisce l’economia verde come “capace di produrre benessere di migliore qualità e più equamente distribuito, migliorando la salvaguardia dell'ambiente e del capitale naturale e stima fino a 20 milioni di nuovi posti di lavoro nel mondo entro il 2030, soprattutto fra i giovani, nel solo settore delle fonti rinnovabili”[5]Come rileva l'Ocse, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, con il Global project on measuring the progress of societies, rapporto sulla green growth, l’Italia negli ultimi 10 anni si è specializzata nella ricerca di tecnologie legate all'ambiente[6]Stiamo galoppando all'insegna della sostenibilità, non un’utopia da ambientalisti, ma ormai una fortissima leva che fa aumentare la produzione e il fatturato, genera nuova occupazione, stimola l'innovazione, fa bene alla salute e alla natura. A testimoniarlo sono “GreenItaly – L'economia verde sfida la crisi[7]”, pubblicazione della Fondazione Symbola con Unioncamere, l'organismo che riunisce le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura; e “Green economy – Per uscire dalle due crisi”, il rapporto della Fondazione per lo sviluppo sostenibile in collaborazione con l'Enea, l'agenzia nazionale per le nuove tecnologie e lo sviluppo economico sostenibileI due rapporti fanno il punto sulle dinamiche virtuose legate all’aumento delle aziende “green” in Italia illustrando un panorama verde in crescita continua.

 

Impennata delle aziende tricolori, il made in italy è sempre più verde

Una su 4 delle nostre imprese non agricole nell'ultimo triennio ha investito o programmato di investire in tecnologie e prodotti a maggior risparmio energetico e/o minor impatto ambientale. Lo hanno fatto in tutti i settori, le imprese grandi, medie e piccole, dai colossi industriali alle ditte a conduzione familiare, dalla multinazionale all'artigiano di provincia. Spiccano il comparto chimico-farmaceutico, l'industria della gomma e plastica - e meno male visto il tipo di produzioni e sostanze che trattano - e le cartiere. Ma pure il settore meccanica e mezzi di trasporto. Del resto, siamo primi al mondo per efficienza energetica dei veicoli nella classifica internazionale dell’International Energy Efficiency Scorecard 2012[8], rapporto redatto dall'ACEEE, American Council for an Energy-Efficient Economy, organizzazione no profit curata da esperti e ricercatori. Hanno poi investito in campo ambientale anche i segmenti alimentare, delle costruzioni e dei mobili, e ben 213mila aziende del terziario (servizi, gastronomia, uffici, turismo, ecc.).  Questo boom premia chi si muove: le aziende attente alla eco-sostenibilità vanno meglio, sono più competitive e mantengono legami più solidi con territori e comunità. E infatti in Italia quasi il 38% di esse esportano ed hanno introdotto innovazioni ai propri prodotti o servizi. Mentre solo il 22,2% delle imprese che non hanno investito nell'eco-sostenibilità è presente nei mercati esteri e ancora meno il 18,3% hanno innovato[9]La green economy – sintetizza la Fondazione per lo sviluppo sostenibile - potrebbe rappresentare una leva importante per affrontare la crisi economica e occupazionale” ed è “uno dei più potenti fattori di competitività[10]. “Per l'Italia, più ancora che per altri Paesi, l'economia verde sta quindi rappresentando una chiave straordinaria per rigenerare il Made in Italy – conferma il rapporto "GreenItaly" - e, più in generale, per sostenere la piena affermazione di un nuovo modello di sviluppo all'interno dell'intero sistema imprenditoriale, fondato sui valori della qualità, dell'innovazione, dell'eco-efficienza e dell'ambiente. Un modello, peraltro, pienamente coerente rispetto a quanto ha caratterizzato la nostra storia e che concilia modernizzazione, produzione di ricchezza e coesione sociale”.

 

Parola d'ordine risparmio grazie all'efficienza energetica

Un salto grande nella rivoluzione verde italiana e mondiale sta non solo nella capacità di produzione energetica da fonti rinnovabili. Il comportamento di ognuno di noi deve cambiare, adeguarsi a nuovi standard di vita ispirata da dettami green, occorre ridurre fame di energia e sprechi. La soluzione c'è già e si chiama efficienza energetica: dallo spegnere la spia di televisioni all'utilizzo della lavatrice negli orari serali e nel week end, dalle caldaie con alto rendimento alle lampadine a basso consumo,  dalle finestre senza spifferi alla doppia vaschetta dello sciacquone, dalla riparazione degli acquedotti agli interventi sugli edifici pubblici e privati per renderli capaci di usare elettricità, calore o acqua, auto che consumano meno e così via. Da queste attività, in base alle elaborazioni dal sistema informativo Excelsior[11], può scoppiare un boom capace di generare quasi 240 miliardi di euro come aumento della produzione e di farci risparmiare quasi 31 miliardi nel periodo 2010 – 2020.

 

Verde uguale occupazione, un'equazione interessante...

In Italia nel settore dell'efficienza energetica sono 1 milione e 600mila mila i nuovi posti di lavoro – ad un ritmo di 160mila l'anno per dieci anni - che si possono creare nel settore dell'efficienza energetica. Parola di Confindustria: in base ai dati più recenti[12], nel nostro Paese le attività legate alla tutela dell'ambiente e ad un'economia "green" producono circa il 30% delle assunzioni non stagionali programmate dalle imprese private nel 2012, spesso dando lavoro ai giovani.  Chi resta indietro su questo fronte perderà quattrini e crescita. Nel “sistema Italia” un milione e 150mila imprese non hanno ancora investito in prodotti e tecnologie verdi: un mercato enorme, con margini di sviluppo importanti e realizzabili da subito. Basti pensare che ben il 20% degli imprenditori che hanno investito in sostenibilità, nell'anno appena concluso ha previsto di fare assunzioni per un totale di oltre 241mila dipendenti. Vale a dire poco meno del 40% del fabbisogno occupazionale complessivo nazionale. Mentre lo stesso dato crolla al 12,6% tra i concorrenti che non hanno speso per rendere più “verde” la propria azienda[13]I green jobs – nota il rapporto ‘GreenItaly’ -, cioè le professioni e i mestieri capaci di attuare con successo il connubio fra sostenibilità e competitività, sono più presenti in Italia rispetto alla maggioranza delle altre economie leader in Europa”. Tanto benessere, poi, può arrivare dal riciclaggio dei rifiuti: a parità di tonnellate trattate, ad ogni posto di lavoro creato con discariche e inceneritori, ne corrispondono in media 15 nel settore del riciclo. Secondo l'Osservatorio nazionale sui rifiuti, sono almeno 200mila le persone da assumere estendendo la raccolta differenziata "porta a porta" a tutti i cittadini. Nei 27 Paesi dell'Unione Europea, gli occupati nell'economia verde sono aumentati mediamente del 7% ogni anno, specialmente nelle rinnovabili e nel riciclo.

 

Corsi di studio universitari

Altro segno, che siamo lanciatissimi in questo eco-boom, sono  i 193 corsi universitari su tematiche inerenti la green economy attivati nell'anno accademico 2011-2012 nei nostri atenei. Nei settori strategici per questa rivoluzione, ricorda il Rapporto, abbiamo quel che serve: una discreta industria manifatturiera, capacità e professionalità per gli usi efficienti dell'energia, una buona industria del riciclo, un settore di rinnovabili di una certa dimensione, produzioni agroalimentari eccellenti, capacità tecnologiche, professionalità ed esperienze di primissimo livello nei sistemi di mobilità, infrastrutture e mezzi di trasporto.

 

 

I SETTORI PIU' GETTONATI: EDILIZIA, AGROALIMENTARE, ENERGIE RINNOVABILI

 

Comparto dell'edilizia in prima linea

Un importante ambito è quello dell'edilizia. Secondo l'Enea, entro il 2020 possiamo ridurre del 33% i consumi energetici di edifici pubblici, scuole e di social housing, le nuove case popolari. Le abitazioni non in linea con i dettami green, quelle costruite tra gli anni ’50 e ’80, possono arrivare a consumare il 60% di energia in meno con interventi complessivi di riqualificazione edilizia, grazie alle agevolazioni già esistenti. Ciò aiuterebbe anche a rilanciare l’edilizia sana e a superare il tormentone del cemento a tutti i costi pur di far muovere l'economia, rinnovando l'esistente anziché mettere nuovi palazzi e capannoni sul nostro territorio.

 

Fioriscono gli eco-agricoltori

Sono cresciute di oltre il 10% le assunzioni di dipendenti nel settore agricolo nel secondo trimestre 2012 rispetto allo stesso periodo del 2011[14]Un record in controtendenza con l'andamento generale. Aumentano i giovani agricoltori italiani, con il 4,2% di imprese individuali in più. Un balzo che mostra nuovi frutti formidabili legati alle nostre radici, quelle dell'Italia contadina, ingegnosa, creativa e capace di guizzi innovativi e geniali. Un patrimonio fatto di bontà uniche al mondo: 243 prodotti DOP, IGP e STG (Specialità Tradizionale Garantita), le 4.671 specialità regionali, i 521 vini DOC, DOCG e IGT, oltre 1.100 mercati a chilometro zero che coinvolgono 20.800 produttori. Su tutto, brillando i risultati raggiunti dall’agricoltura biologica, che da noi occupa quasi un quinto dell'intera superficie agricola utilizzata[15], ed è il metodo di produzione sostenibile più strutturato, una vera punta d'eccellenza: siamo il Paese europeo con il più alto numero di aziende biologiche, ben 48.509 e il secondo per terreni coltivati con queste tecniche. L’agricoltura italiana ha anche ridotto il consumo di fertilizzanti chimici e fitofarmaci, riducendo così la pressione sulla qualità dell’acqua. Intorno alle coltivazioni aumentano le strutture ricettive e agrituristiche. La campagna, il paesaggio, sono scenari che attraggono sempre più persone. Non solo proponiamo cibi eccellenti, ma esperienze, conoscenze ed emozioni nella natura, ricca di arte e storia. E' questa la nostra "marcia in più", il nostro petrolio. L’unico che, se lo pompiamo, non diminuisce e non inquina. E mantiene in Italia il frutto del nostro lavoro, per rendere Il nostro Paese migliore, più pulito, più viva ed indipendente.

 

Le rinnovabili, sfruttiamo sole e vento per prezzi minori e indipendenza

Ci continuano a dire che paghiamo la bolletta elettrica più cara d'Europa e che compriamo energia dall'estero. Bene: in 20 anni possiamo diventare autosufficienti e alimentati totalmente dal sole. E senza svenarci in incentivi[16]. Il nostro attuale fabbisogno di circa 40 gigawattora elettrici di giorno e circa 20 di notte, può essere soddisfatto con pannelli fotovoltaici e impianti a biomasse e geotermici, cioè da fonti che non inquinano e non ci fanno ammalare. E non serve occupare altri terreni agricoli: gli edifici esistenti bastano e avanzano per tutti i pannelli necessari (40mila ettari). Ci vorrebbero complessivamente circa 335 miliardi di euro, ai prezzi attuali, comunque destinati a scendere, mentre le fonti fossili continueranno a rincarare. Dove prendere i soldi? Basterebbe spostare ogni anno il 5% dei circa 30 miliardi di euro che nel 2012 abbiamo speso per comprare gas, carbone e petrolio dagli stranieri per alimentare le centrali elettriche, specialmente quelle a gas, che sono ormai un flop finanziario. L’Italia è il quarto Paese al mondo per investimenti nelle fonti energetiche rinnovabili, dopo Germania, Usa e Cina. Solo nel 2011, abbiamo aumentato del 267,4% la nostra capacità di produrre elettricità con pannelli solari rispetto all'anno precedente. Abbiamo però l'ottima caratteristica di aver investito più di tutti negli impianti piccoli, sotto un megawatt. Tutto ciò significa più indipendenza dal monopolio dei giganti che hanno in mano i rubinetti e dominano, meno inquinamento, costo della corrente più basso. Ecco alcuni dati ufficiali da diffondere a spronbattuto: le vendite di elettricità da fonte rinnovabile l'anno scorso sono salite quasi di un altro 34%,  sostenute soprattutto da vento e sole. Sono invece ulteriormente crollate di quasi il 23% le vendite da impianti a fonte tradizionale, in particolare a gas. Pertanto, i dati più aggiornati del Gestore dei Mercati Energetici italiani[17], testimoniano che oltre un terzo dell'elettricità venduta a novembre scorso proviene da fonti pulite (il 33,7%, dal 22,8% di un anno prima). A novembre 2011 un megawatt elettrico all'ingrosso costava 78,47 euro. Un anno dopo, il prezzo è sceso a 64,09[18].

 

Eco-turismo, l'Europa premia le mete di villeggiatura green

Destinazione europea di eccellenza” è un progetto di turismo avviato dalla Commissione europea per promuovere le destinazioni poco conosciute che offrono un'esperienza unica ai visitatori preservando il patrimonio locale e l'ambiente. Le destinazioni europee di eccellenza, o Eden, dal 2006 mettono in luce luoghi come alcune destinazioni turistiche emergenti offrono un angolo di paradiso incontaminato o un viaggio nel lontano passato. Con l'enfasi sulla sostenibilità. Eden presenta una alternativa efficace al turismo consumistico delle Capitali europee o delle località date in pasto ai vacanzieri, dove le tracce della cultura locale soccombono ad un pacchetto vacanza prefabbricato. Ogni anno, all'interno dei 27 Stati membri dell'Unione Europea, vengono elette nuove destinazioni Eden. Si cercano luoghi in cui venga praticato un turismo “intelligente”, sostenibile dal punto di vista ambientale e soprattutto economico. I vincitori del premio Eden ricevono un riconoscimento in denaro, tra i 5.000 ed i 25.000 euro, da investire in marketing o in progetti verdi. Oltre al denaro, la Commissione Europea sponsorizza una campagna promozionale, l'invio di troupe per girare i video di tre minuti ed evidenziando le destinazioni sul suo sito web. Non solo paesi in cui la storia sembra essersi fermata a secoli fa, ma anche parchi e riserve naturali sottratte all'industrializzazione e al cemento, villaggi di pescatori dimenticati o lussureggianti strade del vino nascoste alla modernità. Malta, Francia e Portogallo, ma soprattutto Estonia, Finlandia, Lituania, Polonia, Bulgaria hanno capito che fare turismo significa investire soprattutto sulla gente del posto, sulle associazioni, sulle famiglie, assegnando loro un territorio e renderlo fruibile dal punto di vista turistico. Il punto di forza è la collaborazione, cosa che in Italia ancora manca, visto che le cinque destinazioni Eden sono Comuni e come tali gestiti da pubbliche amministrazioni. Nel Bel Paese spiccano ben 5 località: la Sardegna ha fatto incetta di marchi Eden: ben 2 su 5 assegnati in totale. La prima località è Montevecchio, piccolo villaggio minerario nel Comune di Guspini. Il patrimonio industriale, recuperato e convertito in eco-museo, racconta la storia del territorio, le sue principali attività e la vita quotidiana degli abitanti del luogo. L'altra è l’area marina protetta “Penisola del Sinis - Isola di Mal di Ventre”, zona di paesaggi contrastanti, che rivela un nuovo tesoro ad ogni angolo. Tra le altre mete Eden ci sono Corinaldo, Comune delle Marche, ricco di storia e di artigianato, Monte Isola, che sorge in mezzo al lago d’Iseo, ricca di uliveti, vigneti e castagneti, una meta romantica per apprezzare la vera Italia e infine Specchia, in Campania, destinazione eccezionale soprattutto grazie alla sua gastronomia locale. Difficile stabilire se il Marchio Eden porti maggiori visitatori in una località, ma certamente è un riconoscimento agli sforzi fatti da una comunità per creare un turismo sostenibile valorizzando l'ambiente e le bellezze naturali c'è un risalto del posto che crea un percorso virtuoso. Eden premia gli sforzi fatti per raggiungere un turismo sostenibile. Grave pecca: l’Italia manca di competitività rispetto all'Europa perché nel nord del Continente c'è un mercato del turismo pubblico-privato, gestito da Amministrazioni e da associazioni locali, con personale preparato. Nel sud Europa, soprattutto in Italia, sono solo le Pubbliche Amministrazioni a gestire il turismo, nei ritagli di tempo tra i vari servizi che svolge una pubblica Amministrazione. Non solo. A ciò si aggiunge un altro neo: nonostante un patrimonio più riconosciuto a livello europeo, non lo sappiamo preservare, perché forse abbiamo anche troppo, ma non ci sono le risorse. C'è un problema più generale di mancanza di un piano di governance per il turismo: ci sono solo piccoli protettorati con budget limitati.



[1] http://www.aceee.org/

[4] Official Journal of the European Union

[5] Rapporto Towards a Green Economy: Pathways to Sustainable Development and Poverty Eradication,UNEP, 2011.

[6] Rapporto Global project on measuring the progress of societies, OSCE, 2012

[7] Rapporto ‘GreenItaly – L'economia verde sfida la crisi’ UnionCamere e Fondazione Symbola, 2012.

[8] International Energy Efficiency Scorecard 2012, rapporto redatto dall'ACEEE.

[9] Ibidem.

[10] Rapporto ‘GreenItaly – L'economia verde sfida la crisi’ UnionCamere e Fondazione Symbola, 2012.

[11] Sistema di Banca dati informativo per l’occupazione e la formazione.

[13] Rapporto ‘GreenItaly – L'economia verde sfida la crisi’ UnionCamere e Fondazione Symbola, 2012.

[14] Ibidem.

[15] Ibid.

[16] Rapporto ‘GreenItaly – L'economia verde sfida la crisi’ UnionCamere e Fondazione Symbola, 2012.

[18] Ibidem.

 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
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