Caroppo, migranti: "Il clima espulsivo è controproducente"

Li chiamano ‘dublinati’: sono i richiedenti asilo rimandati nel primo paese europeo di arrivo in virtù, appunto, del Trattato di Dublino.

A Roma, fino a qualche tempo era attivo il progetto A. M. I. C. I. per “l’accoglienza di soggetti vulnerabili richiedenti protezione internazionale trasferiti in Italia in applicazione del Regolamento di Dublino”.

 

Il progetto è stato finanziato con fondi europei per i rifugiati 2011-2012 e co-gestito da Università Cattolica del Sacro Cuore e Croce Rossa di concerto con Unione Europea e ministero dell'interno. Emanuele Caroppo, psichiatra, era il coordinatore dell'assistenza sanitaria.

"Accoglievamo fino a 90 persone per un massimo di tre mesi circa - spiega Caroppo - L’idea era quella di considerare il ‘percorso Dublino’ stesso come un elemento di vulnerabilità. Per molti si tratta infatti di un’esperienza traumatica perché vengono rimandati in Italia dopo che magari c’era stato un riavvicinamento con amici o parenti”.

Oltre alle condizioni di accoglienza in alcuni casi migliori e le più numerose possibilità lavorative, molti richiedenti asilo lasciano spesso l’Italia proprio per raggiungere amici e parenti altrove.

“Nel momento in cui il clima nel paese è espulsivo - conclude Caroppo - è ovvio che perderemo gran parte dei migranti. E la cosa dolorosa è che non li perderemo tutti ma solo quelli che hanno la sensibilità per capire che è meglio andare altrove. Paradossalmente, più elevi clima espulso più ti tieni le frange migratorie disperate”.

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
Sito web: Mihai Romanciuc
 
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