Tutti a casa. Nostra Daniela Sala

Immigrazione: ecco che cosa l’Italia può imparare dall’Australia

Il governo australiano è sotto pressione a causa del presunto pagamento dei funzionari governativi agli scafisti perché portassero in Indonesia 65 richiedenti asilo intercettati in acque australiane. Secondo il rapporto della polizia indonesiana i sei scafisti coinvolti hanno ammesso di aver ricevuto 5mila dollari Usa per invertire la rotta.

Si tratta in realtà solo dell'ultimo di una serie di episodi legati alla politica sull'immigrazione australiana, che è estremamente restrittiva.

 

 

Dal 2001 al 2007 è stata in vigore la ‘Pacific Solution‘, poi sostituita dalla 'PNG solution' (Papua Nuova Guinea) e quindi ulteriormente rafforzata. L'attuale normativa prevede il trasferimento dei migranti intercettatati nell’isola di Nauru e in quella di Manus, nella Papua Nuova Guinea, dove si trovano dei centri di identificazione. In alternativa la marina australiana o la guardia costiera possono decidere di rimorchiare l'imbarcazione intercettata fino alle acque territoriali da dove cui è partita, principalmente quelle indonesiane, e quindi abbandonati. Un'operazione che di fatto comporta l'invasione dello spazio marittimo indonesiano e che ha più volte causato tensioni diplomatiche tra i due paesi.

Di fatto, comunque, se nel 2013 i migranti sbarcati in Australia sono stati 20mila, ora il numero degli arrivi è di poche decine. Così, nonostante le denunce di organismi internazionali come l'Unhcr, l'agenzia Onu per i rifugiati, alcuni anche in Italia auspicano il modello australiano.

“Attenzione però: si parla di numeri e territori ben diversi”, precisa Gabriele Abbondanza esperto italo-australiano di geopolitica e di migrazioni che da alcuni anni vive a Sidney. “Dall'Australia possiamo sicuramente imparare qualcosa – ci dice –, ma non si può prescindere dal rispetto dei diritti umani”.

 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
Sito web: Mihai Romanciuc
 
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