La cura proibita Antonella Soldo

Cannabis terapeutica: le leggi che tutti ignorano

Che la marijuana sia un medicinale è un’informazione che ignorano persino gli addetti ai lavori, medici e farmacisti in primis. Così le possibilità di cura con cannabinoidi sono considerate con grande prudenza quando non con esplicita repulsione, nel timore di dover somministrare una “droga” e di poter incorrere in sanzioni
Il più delle volte trovare un medico disponibile a prescrivere cannabis è l’ostacolo che impedisce ai malati l’accesso ad una terapia che in molti casi è l’unica efficace per alleviare dolori altrimenti insopportabili. Eppure in Italia tutti i medici possono prescrivere, anche quelli di base e per qualsiasi indicazione terapeutica (di cui vi sia, almeno, una qualche testimonianza in letteratura scientifica).
 
Le leggi
A stabilirlo è un decreto del 2007 (decreto ministeriale n.98 del 28 aprile 2007), con cui il ministro della Salute Livia Turco ha riconosciuto l’efficacia terapeutica del Thc, il principale principio attivo della cannabis, e di altri due farmaci analoghi di origine sintetica, il Dronabinol e il Nabilone. Queste tre sostanze son state dunque inserite nella tabella II sezione B del decreto del presidente della Repubblica n. 309/90, oggi "tabella dei medicinali", ovvero quella che – nella classificazione di tutte le sostanze psicotrope - indica quelle che hanno attività farmacologica e sono pertanto utilizzabili in terapia.
Nel febbraio del 2013 un ulteriore decreto (n.33 del 2013), firmato dal ministro della Salute Renato Balduzzi ha riconosciuto la liceità dell’uso farmacologico dell’intera pianta della cannabis. Se il decreto Turco del 2007 ha aperto la strada ai farmaci di origine sintetica, il decreto Balduzzi ha ammesso anche quelli a base naturale. Il provvedimento ha ottenuto il parere favorevole dell’Istituto superiore di sanità, del Consiglio superiore di sanità e del Dipartimento politiche antidroga della presidenza del Consiglio dei ministri.
 
Il divieto di coltivazione
Se da una parte, però, la legge italiana riconosce lo statuto di farmaco alla cannabis, dall’altra la possibilità di cura è ostacolata da altri divieti che interessano questa sostanza, innanzitutto il divieto di coltivazione. Nonostante la nuova formulazione delle sostanze psicotrope emanata a marzo scorso dal governo abbia sancito la separazione della cannabis dalle droghe pesanti (che si trovano in tabella I), di fatto queste continuano ad essere equiparate nei divieti, a partire proprio dal divieto di coltivazione (art 26 d.p.R. 309/90).
In deroga a tale divieto, però, il ministero della Salute, secondo le disposizioni dell’articolo 27 del testo unico sulle droghe (d.p.R. 309/90), può rilasciare autorizzazioni sia per la coltivazione di cannabis per scopi scientifici e di ricerca (come ha fatto ad esempio per il Centro di ricerca per le colture industriali di Rovigo), sia per l’impiego sia per una eventuale trasformazione della materia prima cannabis in medicinale.
 
L'importazione dall'estero
Nessuna azienda farmaceutica italiana ha tuttavia richiesto tale autorizzazione. Non essendo disponibili sul territorio nazionale, dunque, i medicinali di origine vegetale a base di cannabis devono essere importati dall’estero, con un iter burocratico che prevede numerosi passaggi e che risulta irto di ostacoli e blocchi. Una coltivazione sul territorio nazionale renderebbe invece i farmaci cannabinoidi più facilmente reperibili ed a costi più contenuti. Le proposte in questo senso arrivano da più parti e c’è chi, come i pazienti dell’associazione Lapiantiamo, propone la possibilità di auto coltivazione per i malati, e chi, come il presidente della commissione diritti umani, Luigi Manconi, indica la soluzione nell’avvio di una coltivazione controllata direttamente dal ministero della Salute, come sarebbe possibile realizzare presso lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze. Una proposta, quest’ultima, che ha trovato già il favore del ministero della Difesa, da cui lo stabilimento dipende, ma che per il momento attende l’input del ministero della Salute, da cui dovrebbe arrivare l’autorizzazione.

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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