Edilizia, appalti e uso del suolo Marco Eramo

A Roma scadono i vincoli su aree pubbliche e verdi ma nessuno ne parla

Le aree pubbliche per servizi e verde sono individuate dal Piano Regolatore, ma dopo 5 anni i vincoli decadono, come prevede la legge. Il consigliere comunale Radicale Riccardo Magi, con una interrogazione consiliare, prova a rompere il silenzio sul PRG e in particolare sulla decadenza delle previsioni urbanistiche relative alle aree pubbliche, segnalando anche la necessità di adeguare i dati non più aggiornati dal 2008.
 
E' passato più di un anno quando segnalavamo con un articolo Fai Notizia l’approssimarsi del termine di scadenza dei vincoli preordinati all’esproprio che erano stati apposti sulle aree pubbliche individuate dal Piano Regolatore Generale contestualmente all’approvazione di quest’ultimo nel febbraio del 2008. Si tratta delle aree che il Piano Regolatore ha destinato a verde e servizi pubblici di livello locale e urbano e che costituiscono la riserva, che il Comune deve acquisire progressivamente con lo scopo di assicurare alla città, e in particolare ai suoi abitanti e utilizzatori, la dotazione necessaria di attrezzature pubbliche, di verde e di parcheggi pubblici.
È passato un anno in più, e soprattutto è trascorso un anno dall'insediamento della Giunta guidata dal Sindaco Marino, durante il quale sono state pronunciate molte parole d'ordine. Si è parlato della necessità di contenere drasticamente l'uso delle aree libere e non edificate e di ripensare e trasformare la città esistente. Sono intenzioni molto condivisibili, e in linea con quanto si discute in parlamento, a partire dal disegno di legge in materia di contenimento del consumo di suolo.
Ma ciò non solleva la Giunta capitolina in carica dall'occuparsi del Piano Regolatore Generale, a partire dal problema più urgente, rappresentato dalla decadenza dei vincoli preordinati all'espropriazione apposti sulle aree pubbliche.
Su questo argomento è legittimo pretendere dalla Giunta un chiarimento ancor prima ancora di una decisione. Le destinazioni ad "aree per servizi pubblici" impresse dal Piano Regolatore hanno - come recita letteralmente l'articolo 83 delle Norme tecniche - natura espropriativa, e dunque devono essere reiterate per assicurare l'utilizzabilità, per finalità pubbliche, di queste stesse aree? O si ritiene che siano destinazioni conformative, e come tali non sono soggette alla decadenza quinquennale?
Dalla risposta a questo quesito non dipende soltanto il necessario accertamento del regime giuridico di una parte consistente del territorio romano (in base al dato non più aggiornato del 2008, circa il dieci per cento).
Si chiarisce anche una idea della città e del suo governo, visto che - ove si affermasse l'idea, che pure circola, della natura conformativa di queste previsioni - non spetterebbe all'Amministrazione Capitolina procedere, anche con le modalità negoziate e consensuali in uso, all'individuazione e alla progettazione delle attrezzature da realizzare, e alla successiva acquisizione e/o funzionalizzazione di quelle aree.
Seguendo una impostazione di questo tipo, infatti, si lascerebbe, al contrario, l'iniziativa ai proprietari delle aree che avrebbero la facoltà - non si capisce perché non riconosciuta sin dall'approvazione del Piano - di chiedere all'Amministrazione di poter trasformare queste aree scegliendo, di volta in volta e secondo le loro convenienze, nei lunghi elenchi contenuti negli articoli 84 e 85 delle Norme Tecniche, quale dei servizi o delle attrezzature preferiscono realizzare e gestire.
Ad offrire alla Giunta la possibilità di affrontare la questione è il consigliere radicale Riccardo Magi che, alla fine del mese di marzo, ha presentato una interrogazione al Sindaco e all'assessore alle Trasformazioni Urbane con la quale ha chiesto di conoscere quante aree con destinazione pubblica devono essere ancora acquisite - visto che gli ultimi dati pubblici disponibili sono quelli del 2008 - e soprattutto cosa si intende fare per assicurare alla città le sue dotazioni urbanistiche.
Le strade da percorrere non sono molte e la congiuntura politica ed economico-finanziaria di Roma Capitale rende ancor più complicato trovare una risposta, anche perché le soluzioni comportano, in ogni caso, la necessità di reperire risorse. Ma il ripensamento della città esistente - che è una delle parole chiave della Giunta Marino in materia di urbanistica - passa anche per la descrizione, il più possibile esaustiva, dei problemi e delle sfide da affrontare, a prescindere dal loro grado di complessità e dalle difficoltà operative che ne discendono.
Per questa ragione, in attesa di avere una risposta alla sua interrogazione, il consigliere Magi ha depositato anche una mozione sullo stesso argomento.
L’intento è quello di offrire all’Assemblea l’opportunità di affrontare questo tema, e di imporre alla Giunta il compito di valutare la fattibilità e di sperimentare le diverse risposte che è possibile dare al problema di fondo costituito dalla necessità di dotare la città della necessaria offerta di aree verdi, di spazi pubblici attrezzati, di parcheggi, di attrezzature di interesse comune e di scuole.
Rispetto a questa questione, essenziale per la città, la mozione tiene conto del fatto che l’apposizione dei vincoli preordinati all’esproprio come pure le previsioni del piano urbanistico siano degli strumenti utilizzabili, insieme ad altri - è bene ricordarlo specialmente a chi ritiene che la reiterazione generalizzata dei vincoli o una variante verde e servizi siano la (sola) risposta necessaria e sufficiente – e che lo scorrere del tempo, in mancanza di decisioni e provvedimenti, aggrava il problema, genera nuovi contenziosi amministrativi e rende necessaria un’azione amministrativa sempre più complessa e onerosa.
Si tratta, in altre parole di un'altra questione rispetto alla quale i radicali rischiano di dover dire alla città http://saiperchearoma.it

 

 

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