(Ir)regolari Daniela Sala

Se chiedere asilo è l'unico modo per regolarizzarsi. La storia di Moustapha

Invisibile, irregolare per dieci anni. Moustapha è venuto in Italia dal Senegal nel 2005: aveva 28 anni e, costretto ad andarsene dal suo paese, è arrivato in aereo, con un visto turistico. Ha raggiunto a Roma un cugino che lavorava come ambulante e, scaduto il visto turistico, ha continuato a lavorare anche lui come ambulante. In questi dieci anni Mustafa ha fatto tanti lavori diversi, sempre in nero. Nel 2012, anno della sanatoria, il suo datore di lavoro, un albergatore italiano, era persino disposto a regolarizzarlo. Ma la sua domanda non è stata accettata per colpa di un cavillo legato alla data di rinnovo del suo passaporto.

 

“L’unico reato che ho commesso - racconta Moustapha - è quello di clandestinità”. Dopo gli attentati di Parigi ha deciso che doveva tentare in ogni modo di regolarizzarsi: “Voglio che le autorità italiane mi riconoscano e che sia chiaro che io non ho mai fatto nulla di male”. A marzo del 2015 ha conosciuto gli avvocati dell’associazione A buon diritto e ha deciso di inoltrare la domanda per la protezione internazionale, visto che effettivamente Moustapha, per motivi personali che preferisce non raccontare, non può tornare nel suo paese. Poche settimane fa, dopo l’incontro con la commissione territoriale, la risposta: positiva. Ad aprile Moustapha ritirerà finalmente un permesso di soggiorno, valido due anni.

“La sua è una storia a lieto fine - spiega Valentina Brinis di A buon diritto -, ma è paradossale che Moustapha e altri nella sua stessa situazione, che da anni lavorano nel nostro paese, siano costretti a chiedere asilo per regolarizzarsi: dovrebbero esistere altri canali, altri strumenti”. Tanto più in una circostanza come quella attuale, in cui nel solo 2015 l’Italia ha ricevuto quasi 80mila richieste di asilo.

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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