Fine vita mai LORENZO ASCIONE

Stato vegetativo e stato di minima coscienza: quando la scienza toglie la morte ma non restituisce la vita

I progressi nel campo medico-scientifico degli ultimi cinquant’anni hanno consentito all’uomo di sopravvivere a criticità respiratorie, cardiache e renali che fino ad allora non avrebbero lasciato alcuna via di scampo. Ciò ha reso possibile mantenere in vita pazienti che, a causa di un trauma, di un problema vascolare o di una patologia degenerativa, andrebbero inevitabilmente incontro alla morte. Ma l’ampliamento delle possibilità di sopravvivenza ha portato con sé delle delle problematiche nuove, venendo a creare situazioni cliniche precedentemente sconosciute.

UNA CONDIZIONE NUOVA - E’ così che hanno fatto la propria comparsa gli stati di bassa responsività e di disturbo della coscienza. Si tratta di condizioni cliniche in cui le funzioni vitali sono mantenute grazie al supporto di trattamenti artificiali, mentre le capacità cognitive sono parzialmente, e spesso irrimediabilmente, compromesse.

E’ il caso dello stato vegetativo, una condizione in cui il paziente - a differenza del coma - è vigile, talvolta con gli occhi aperti a manifestare la presenza del ciclo sonno-veglia. Egli però non ha contenuti di coscienza: è privo della consapevolezza di sé, del proprio corpo e dell’ambiente circostante. Studiando questi pazienti in RMN (risonanza magnetica nucleare) funzionale, si vede che la corteccia è ipofunzionante: in seguito alla stimolazione si ha l’attivazione delle aree frontali, mancando però il feedback corticale. In altre parole, il messaggio arriva e viene recepito, ma non può essere elaborato. Come un computer perfettamente funzionante - o quasi - che riceve un’email ma non è in grado di inoltrare la risposta.

Se un paziente in stato vegetativo riacquista contenuti di coscienza, in modo fluttuante e parziale, la sua nuova condizione si definisce stato di minima coscienza. La persona in questo stato è caratterizzata da un decorso estremamente imprevedibile, con improvvisi miglioramenti o regressioni delle capacità cognitive. Il paziente in minima coscienza a tratti esegue ordini semplici, ha una verbalizzazione intelleggibile, un riconoscimento delle richieste gestualizzate di tipo si/no, una risposta affettiva. Azioni e risposte che tuttavia sono talmente volubili da trarre in inganno anche un occhio esperto, che difficilmente riesce a distinguere uno stato di minima coscienza da un vegetativo. Difatti, l'errore diagnostico tra i due stati oscilla tra il 60 ed il 70%. Occorre individuare piccoli segnali, come il quasi impercettibile movimento degli occhi o la risposta ad un comando. Spesso, prima dei medici, sono i parenti stessi ad accorgersene.

QUANTI SONO? - Secondo stime approssimative, i pazienti costretti in stato vegetativo e di minima coscienza si aggirerebbero tra le 3.000 e le 3.500 unità. Si tratta di numeri soltanto presunti, poiché manca il conforto di uno studio epidemiologico che dovrebbe, tra l’altro, fare i conti con la pesante incidenza delle diagnosi errate. Ma quante di queste persone, potendo pronunciarsi in merito, desidererebbero porre fine ad un’esistenza inconsapevole, dipendente da una macchina ed ormai, nella quasi totalità dei casi, del tutto compromessa?

IL PARADOSSO - L’innovazione tecnologica in campo medico, ampliando le possibilità di cura e di scelta, rischia paradossalmente di comprimere la libertà personale, quella di decidere il modo in cui disporre del proprio corpo, attribuendola ad un soggetto terzo. Con il Ddl Calabrò l’ultima parola spetta al medico, che in base alle sue convinzioni individuali, morali e religiose decide se, come e quando mantenere artificialmente in vita una persona, a prescindere dalle volontà precedentemente espresse dalla stessa. Sarebbe opportuno che le direttive anticipate di trattamento diventassero vincolanti, affinché siano l’uomo e la sua autodeterminazione a vincere sulla macchina, affinché non sia la macchina a vincere definitivamente sull’uomo.

 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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