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Educazione sessuale, ci pensa l'Aied. Ma è un diritto di pochi

(a cura di Diana OREFICE e Daniela SALA)

L'educazione sessuale, secondo le linee guida dell'Oms, dovrebbe essere un diritto. Nelle scuole italiane, però, lezioni di questo genere non sono previste, perché non sono incluse nel programma scolastico ministeriale. “È solo grazie alla lungimiranza dei dirigenti scolastici, che possiamo fare formazione nelle scuole” spiega Anna Sampaolo, psicologa e psicoterapeuta dell'Aied, un'associazione che da decenni si mette a disposizione degli istituti per fare corsi di educazione sessuale.

I corsi dell'Aied sono organizzati in cinque incontri: due con un medico, sull'anatomia e la contraccezione; due con uno psicologo, per le tematiche riguardanti il genere e la parità tra i due sessi; uno con un avvocato, per gli aspetti legati alla normativa italiana su molestie, violenze e aborto. I dirigenti scolastici richiedono i corsi, di cui solo una prima parte è gratuita, per inserirli nell'orario curricolare.

Dopo venti anni di esperienza nelle scuole, Sampaolo spiega di aver notato diversi cambiamenti nelle modalità con cui i giovani si rapportano al sesso. I ragazzi, sottolinea, si sentono più liberi di parlare di questi temi con gli adulti, sono più informati ed è aumentato l'uso di metodi contraccettivi come il preservativo e la pillola. Allo stesso tempo però, manifestano carenze conoscitive più specifiche e in generale non è raro che abbiano informazioni sbagliate.

Secondo Sampaolo, quasi la metà dei giovani si informa su internet, senza poter distinguere le informazioni giuste da quelle sbagliate o creandosi aspettative distorte sull'esperienza sessuale. Per questo, secondo l'Aied, l'insegnamento dell'educazione sessuale a scuola non può essere essere lasciato all'iniziativa dei singoli dirigenti scolastici e dovrebbe essere inserito stabilmente nella formazione curricolare.

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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