Lo stato di crisi dei trasporti pubblici locali Riccardo Milletti

Umbria mobilità in crisi nera, via alla privatizzazione

Stipendi pagati a rate, quattordicesima del 2012 percepita solo in parte. Sono solo due indicatori della profonda crisi che sta attraversando Umbria mobilità, la società unica del trasporto locale umbro. I debiti con i fornitori non vengono pagati, le banche stringono al collo la società che, ad oggi, ha uno squilibrio tra costi e ricavi che oscilla tra gli 8 e i 10 milioni di euro all'anno. Da mesi gli oltre 1500 tra operai ed impiegati sono sul piede di guerra, preoccupati per un futuro sempre più incerto.
 
Nell'ultimo bilancio consolidato di Umbria mobilità, relativo al 2011, c'erano debiti per 391 milioni di euro. Al netto dei crediti vantati per 290 milioni di euro si ottiene un "buco" superiore ai 100 milioni. Come è stato possibile accumulare un passivo così pesante? 
 
La storia di Umbria mobilità comincia nel 2010, quando la società viene fondata inglobando tutte le principali società di trasporti preesistenti nella regione. I tre azionisti principali di Umbria mobilità sono la Provincia di Perugia (31,8% delle quote), il Comune di Perugia (22,86%) e la Regione Umbria (20,3%). Alla sua nascità Umbria mobilità viene presentata come un "modello" di gestione del trasporto pubblico locale. In realtà tutte le società precedenti portano nel bilancio complessivo una situazione economica non certo florida. Poi ci sono le scelte strategiche, duramente contestate, oggi, dai lavoratori. Su tutte la realizzazione del Minimetrò, la metropolitana di superficie della città di Perugia inaugurata nel 2008. La quota di partecipazione al progetto, eredità di Apm, è stata aumentata da Umbria mobilità. Secondo i lavoratori, ha tolto risorse ad altre opere necessarie come il raddoppio delle linee ferroviarie locali più importanti. Alcuni lavori sono addirittura rimasti a metà: è il caso del secondo binario che avrebbe dovuto collegare la stazione perugina di Sant’Anna con Ponte San Giovanni, importante snodo ferroviario alle porte della città. Ne è stata realizzata solo una parte, ad oggi inutilizzata. 
Altro punto importante è il costo del servizio. Ad oggi Umbria mobilità percepisce uno dei corrispettivi al chilometro più bassi d'Italia: un euro e ottanta centesimi. Sarebbe già stata trovata un'intesa con gli Enti locali per alzare la cifra di almeno dieci centesimi al chilometro.
 
Altra questione molto calda è la gestione finanziaria della società. Umbria mobilità ha quote in decine di società sparse in tutta Italia. Controlla il 22% di Sipa, la società che gestisce i parcheggi di Perugia e il 2% di “Foligno parcheggi” che nel 2011 ha chiuso il bilancio con una perdita di oltre 110mila euro. Ma anche quote di società che operano fuori dall’Umbria (per esempio il 33,3% di Genzano parcheggi srl) e in settori che nulla hanno a che vedere con la mobilità, come il 25% di “Società agricola Alto Chiascio energie rinnovabili”.Infine la gestione del patrimonio immobiliare: secondo i consulenti nominati dai soci alla fine di settembre 2012 per rilanciare l’azienda, gli immobili non strategici sono «di gran lunga eccedenti le effettive esigenze». In pratica dalla loro vendita si potrebbe ricavare parte di quella liquidità di cui Umbria mobilità ha estremo bisogno. Senza contare tutti quegli immobili che, misteriosamente, non sono mai confluiti nel capitale sociale. Come i 350 che fanno parte del patrimonio della ex Ferrovia centrale umbra e quindi di proprietà della Regione.
 
Per rilanciare Umbria mobilità i soci hanno ideato un piano di risanamento che prevede la privatizzazione del 51% della società entro la fine del 2013. Ma il bisogno di liquidità è immediato e gli Enti locali umbri hanno già dovuto mettere mano al portafogli per una ricapitalizzazione di circa 20 milioni di euro. Ora si punta ad un pretito ponte delle banche per alleviare il peso dei debiti. Intanto è già stato deciso un taglio di 2 milioni di chilometri di corse che verrà effettuato da giugno 2013, con l'entrata in vigore dell'orario estivo. Risparmio previsto circa 4 milioni di euro, non senza conseguenze per il personale. E allo studio c'è anche un aumento dei biglietti per le corse singole che costano già 1,50 euro. 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
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