Che fine ha fatto il disegno di legge contro il consumo di suolo?

Il 14 settembre il Governo ha annunciato un’iniziativa legislativa in materia di contrasto del consumo di suolo. Da tutti gli schieramenti, come pure dalle colonne dei giornali, si sono levati apprezzamenti pressoché unanimi. Il Presidente Monti ne ha rappresentato l’urgenza dichiarando: “Forse avremmo dovuto metterlo nel nostro primo provvedimento Salva Italia”, ma, a poco meno di un mese dall'annuncio, nel sito del Parlamento non c'é traccia del deposito del disegno di legge.
E’ lecito pensare che a un vaglio più attento del testo in circolazione nei giorni precedenti l’annuncio, i tecnici di Palazzo Chigi stiano riesaminando la scelta di affrontare lo spinoso problema del consumo di suolo, attraverso una legge centralista e settoriale, o almeno stiano valutando la necessità di emendare l’articolo del disegno di legge che cancella una norma inserita nella legge finanziaria per il 2008. Quell’articolo 2, comma 8 della legge 244/2007, con il quale non si è autorizzato l’impiego delle somme derivanti dalla riscossione degli oneri concessori per il finanziamento della spesa corrente dei Comuni – come sembra sostenere il Governo - ma vennero stabilite delle soglie percentuali che gli enti locali devono rispettare nell’impiego delle medesime somme, tamponando (solo parzialmente) gli effetti della cancellazione, con il Testo Unico sull’Edilizia (D.P.R. 380/2001)  dell’articolo 12 della legge 10/1977, meglio nota come legge Bucalossi, che stabiliva un vincolo di cassa e di destinazione rispetto ai cosiddetti oneri concessori dovuti, allora, a fronte dell’allora concessione edilizia, ora ridenominati “contributo per il rilascio del permesso di costruire” in base all’articolo 16 del Testo Unico sull’Edilizia.
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POSTILLA (7 giugno 2013)
In merito alla destinazione delle entrate connesse alla riscossione dei contributi per il rilascio del permesso di costruire, va considerato che una volta abrogato l’articolo 12 della legge 10/1977 queste entrate non sono state più classificabili come entrate a specifica destinazione.  Ai fini della loro imputazione in bilancio, nell’articolo si è dato per scontato il fatto che in conseguenza di ciò – e per effetto di quanto disposto dall’art. 162 del Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (D.Lgs. 267/2000) che individua, tra i principi del bilancio, quelli di unità, universalità e pareggio finanziario e stabilisce che “il totale delle entrate finanzia indistintamente il totale delle spese, salvo le eccezioni di legge” - queste entrate potessero anzi dovessero essere utilizzate per assicurare il pareggio di bilancio (a livello previsionale e consuntivo), e dunque anche per finanziare le spese correnti.  Secondo questo ragionamento, art.2 comma 8 della legge 244/2007 è stato considerato non tanto come una norma che autorizza l’impiego di queste entrate per le spese correnti entro i limiti fissati, quanto piuttosto come una norma “tampone” che riduce gli effetti del vuoto normativo operato nel 2001 (al momento dell’approvazione del DPR 380/2001), fissando la soglia percentuale limite (delle entrate destinabili alla spesa corrente) e la ripartizione tra le diverse tipologie di spesa corrente.
Da una lettura più estesa degli interventi di esperti, tecnici e operatori della Pubblica Amministrazione nel merito della questione, risulta che la cancellazione del vincolo di destinazione non abbia  automaticamente fatto sì che le entrate connesse alla riscossione dei contributi per il rilascio dei permessi di costruire potessero essere imputate nel bilancio a copertura delle spese correnti, senza alcuna restrizione. Seguendo questo ragionamento l’interpretazione che viene data della legge 244/2007 art.2 comma 8 non è univocamente coincidente con quella esposta nell’articolo. Non si tratterebbe, dunque, di una norma “tampone” ma piuttosto di una disposizione che ha autorizzato, alle condizioni poste, l’utilizzo di queste entrate per il finanziamento delle spese correnti.
Mi sembra doveroso dare conto di ciò, scusandomi  con i lettori per non aver proceduto prima a una ricognizione più estesa del problema tecnico-istituzionale in discussione. Ciò, tuttavia, non modifica il giudizio su quanto è stato proposto e su quanto sarebbe stato e sarebbe, ancora, necessario mettere a punto e proporre ai fini di strutturare una appropriata politica per un uso parsimonioso del suolo.
 

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