Sesso 2.0 Redazione FaiNotizia.it

Sesso 2.0, "Adolescenti precoci e confusi"

(a cura di Daniela SALA e Diana OREFICE)

Precoce, eccitato e confuso. È questo, almeno secondo Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva, l'atteggiamento degli adolescenti e dei preadolescenti di oggi nei confronti del sesso. La tecnologia, infatti, rende accessibili con un click immagini, informazioni ed esperienze che i giovanissimi, spesso, non sono in grado di comprendere e gestire. Secondo Pellai, i rischi sono prima di tutto psicologici, con la possibilità di shock e traumi a lungo termine. Oltre la probabilità che i ragazzi finiscano per diventare vittime di adescamento, pornografia e sexting.

Per sexting si intende lo scambio di foto e video sessualmente espliciti, a volte anche pedopornografici, nella maggior parte dei casi ripresi e diffusi con il cellulare. Secondo una ricerca condotta nel 2012 da Telefono Azzurro e Eurispes tra adolescenti dai 12 ai 18 anni, in Italia oltre un ragazzo su quattro ha ricevuto messaggi o video a sfondo sessuale sul proprio smartphone. Una pratica che è vissuta per lo più come un gioco, ma che può trasformarsi in bullismo o nel vero e proprio reato di diffusione di pedopornografia.

L’Italia è uno dei pochi paesi in Europa dove l'educazione sessuale non è obbligatoria, insieme a Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania e Regno Unito. Una situazione contro la quale si è schierato anche Rocco Siffredi, con una petizione su Change.org per l'educazione sessuale nelle scuole, che ha già raccolto oltre 35 mila firme. “La pornografia dovrebbe essere intrattenimento – spiega l'attore - ma in mancanza di alternative è diventata uno strumento di apprendimento, soprattutto tra i giovani. Secondo voi è normale?”.

Stando ad una ricerca della Società italiana di ginecologia ed ostetricia soltanto il 30% delle italiane under 25 ha ricevuto informazioni corrette, da medici e insegnanti, riguardo alla sessualità. Eppure, quasi un adolescente su cinque dichiara - secondo un’indagine dell’Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza - di avere avuto il primo rapporto sessuale prima dei 14 anni.

La guida e la presenza di genitori ed insegnanti, in questa situazione, è fondamentale. L'errore più comune degli adulti, secondo Pellai, è di comportarsi come facevano la maggior parte dei loro genitori: cioè arrabbiarsi, imbarazzarsi ed evitare il più possibile i discorsi sessualmente espliciti. Come spiega la psicologa Anna Rita Verardo, responsabile del centro clinico Feel Safe, fino a un paio di decenni fa si potevano aspettare i 14-15 anni per affrontare la questione con i propri figli, magari dopo aver scoperto una rivista pornografica nella loro stanza. Oggi ad aver bisogno di spiegazioni sono bambini di 9 o 10 anni che, con uno smartphone in mano, hanno accesso a contenuti molto più espliciti di quelli disponibili una volta.

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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