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Bruno Zevi, un architetto in Parlamento

 
A cura di Enrico Salvatori
 

Il 9 gennaio del 2000, in un periodo della sua vita in cui la sua storia professionale e politica si fondeva con la realtà del Partito Radicale, veniva a mancare Bruno Zevi. Da molti considerato il più grande storico dell'architettura moderna del Novecento, Zevi era conosciuto in tutto il mondo soprattutto per aver determinato una svolta nella ricerca architettonica del secondo dopoguerra. Il suo libro “Verso l'architettura organica” del 1945 intuì chiaramente la crisi del funzionalismo e del tardorazionalismo e indicò la prospettiva di una nuova frontiera ecopolitana. Con questo testo Zevi indicò il superamento dell'architettura razionalista, una “revisione antiilluminista della Carta di Atene”, cioè un'apertura verso la prospettiva di un'architettura in simbiosi con la natura.
 
Il nuovo approccio zeviano sarà molto importante per la definizione della visione politica del Partito Radicale rispetto ai temi ambientali e urbanistici. Il rapporto sui limiti dello sviluppo presentato all'ONU nel 2012 e curato dal prof. Aldo Loris Rossi è in perfetta continuità storica con l'opera del grande architetto romano. Lo stesso Aldo Loris Rossi ha spiegato chiaramente il filo rosso che lega questo documento alla produzione teorica di Zevi. «Il rapporto sui limiti dello sviluppo – ha dichiarato Rossi durante una puntata di Overshoot – indica una strategia articolata e di dettaglio in questa grande prospettiva iniziata con la Carta del Machu Picchu. Si guarda alla crisi delle grandi aree megalopolitane e si cerca di trovare soluzioni alternative nel rispetto della natura».
 
Il grande contributo teorico dell'architettura organica all'azione politica del Partito Radicale riguarda soprattutto il rifiuto dell'esclusività della ricerca estetica e del semplice gusto superficiale nella dimensione architettonica. Si tratta quindi di un'idea di architettura necessariamente legata al contesto ambientale, ovvero capace di ricercare e trovare un equilibrio con la natura. «La ricerca “Verso un'architettura organica” – prosegue il prof. Rossi – non è né formalistica né estetizzante. È al contrario una base per una rivoluzione civile. La prospettiva di un'architettura organica impegna criticamente a guardare i problemi della crisi della civiltà contemporanea. In altri termini identifica la ricerca architettonica con la ricerca di una rivoluzione civile: scoprire un impegno continuo e costante per cambiare il contesto nel quale si può realizzare questo riequilibrio tra architettura e natura. Questa è la strada che ha indicato Bruno Zevi dal punto di vista dell'impegno sia etico-politico sia culturale e formale e architettonico».
 
Zevi è sempre stato un uomo molto impegnato politicamente. Durante il fascismo aderì al movimento clandestino “Giustizia e libertà”, militando anche nel Partito d'Azione. Nel Partito Radicale troverà una continuità politica laica, socialista e liberale con l'esperienza nel PdA. Nel 1989, in seguito alla morte di Enzo Tortora avvenuta l'anno precedente, Zevi viene eletto Presidente del Partito Radicale Transnazionale e Transpartito. Nell'aprile dell'89, sei mesi prima della caduta del Muro di Berlino e del ritorno a un'Europa unita, si tenne a Budapest il trentacinquesimo congresso del PR. Di seguito uno stralcio dell'intervento che l'architetto fece in quell'occasione:
 
«Il Partito Radicale si qualifica per un duplice aspetto: da un lato, è il partito della pulizia contro la corruzione dilagante; dall'altro, è il partito del diritto contro la concezione dell'emergenza e delle conseguenti leggi eccezionali. Le posizioni radicali si distinguono nettamente da quelle degli altri partiti nelle vicende del sequestro e dell'assassinio di Aldo Moro, del sequestro del magistrato D'Urso, dello scandalo dell'affare Lockheed, degli scandali Sindona e Calvi, nello scandalo della loggia P2, nello scandalo dei fondi neri dell'IRI. Nell'ambito della campagna “per una giustizia più giusta” si stagliano gli episodi drammatici di Toni Negri e di Enzo Tortora. La battaglia ecologica nelle sue mille pieghe e diramazioni permea l'azione radicale. Per anni i radicali sono stati i soli a battersi contro la politica nucleare e il degrado ambientale. Una relazione presentata al congresso del 1986 era dedicata al buco dell'ozono. A molti suonò una stravaganza, un atto di allarmismo ma oggi dell'effetto serra discettano terrorizzati stati e governi. Per affrontare seriamente la questione ambientale occorre superare il divorzio tra scienza e politica, tra conoscenza e azione, nel quadro di un nuovo diritto sovranazionale. L'identità radicale sta nella non riconoscibilità, come osservava Pasolini. Quella dei radicali è stata definita “ragionevole follia”. Ebbene, vale l'appello FR, fratelli radicali, o folli ragionevoli, uniamoci! Rispetto al partito del passato, il cambiamento è così vasto e rapido da sconcertare anche noi, quasi da renderci irriconoscibili a noi stessi. Ma questa è la condizione precaria, disarmante, traumatica, gioiosa, splendida, scandalosa, inebriante di essere oggi e sempre radicali».
 
Nel 1989 Zevi era già parlamentare da due anni. Il suo primo intervento a Montecitorio, il 5 agosto 1987, si aprì con un ricordo del politico e storico dell'arte Carlo Ludovico Ragghianti e riguardò il voto di fiducia al governo Goria. Il discorso fu molto polemico nei confronti del presidente del Consiglio e si concentrò sui due nuovi dicasteri di allora, quello delle aree metropolitane e quello dell'università. Secondo Zevi, dunque secondo i Radicali, il presidente del Consiglio aveva la colpa di non aver accennato nel suo discorso a questi due nuovi ministeri che avrebbero potuto avere una potenza rivoluzionaria. L'urbanista era infatti convinto che la nascita del ministero delle aree urbane potesse rivestire un significato provocatorio: una denuncia dell'assoluta inadeguatezza della pianificazione territoriale in Italia, un appello alla formulazione di una legge sul regime dei suoli e sulle destinazioni d'uso, nonché alla necessità di riformare la legge urbanistica del '42.
 
In quegli anni, l'impegno politico-ambientale di Zevi andò di pari passo con quello di Marco Pannella. I due si ritrovarono uniti in tante battaglie radicali, tra cui quella per la Grande Napoli, per cercare di rompere il silenzio sullo sviluppo criminale dell'urbanistica campana ed in particolare di quella napoletana, che ha fatto sì che milioni di persone si installassero in un'area della città compressa tra due zone ad alto rischio vulcanico.
 
Tuttavia l'impegno radicale nelle istituzioni di Zevi non si riduce alle questioni urbanistiche e ambientali. In parlamento si esprimerà a più riprese sulla laicità e in particolare contro il Concordato e l'ora di religione. Nell'estate del 1988, durante la campagna elettorale delle amministrative a Catania in cui i radicali presentarono la lista civica, laica e verde (la cosiddetta “Lista degli incolpevoli” che prese l'8% dei voti, oltre 12mila preferenze per Marco Pannella) Bruno Zevi era in prima fila insieme a Domenico Modugno per fare di Catania un caso nazionale ed europeo. Nel 1992 scese invece in piazza per effettuare una disobbedienza civile contro la legge Iervolino-Vassalli sulla droga.
 
La sua grande personalità politica e la sua autorità architettonica sono state determinanti per la definizione dell'anima ambientalista radicale, che lui stesso riconoscerà nella figura di Marco Pannella. «Marco Pannella – disse Zevi in occasione di un convegno organizzato dai radicali a Napoli nel 1995 – è l'unico uomo politico che si interessa dei problemi del territorio, della città, dei quartieri, degli insediamenti umani. Evitando il disastro possibile, virtuale del Vesuvio e occupandosi di maturare una visione globale del futuro del territorio di Napoli. Questo è quello che si deve dire alla gente, né più né meno. Non è un buffone che abbia un progetto ben definito con tavoli esecutivi e che vende questo progetto. Perché il mestiere del politico è quello di provocare, di suscitare l'iniziativa urbanistica, l'iniziativa dell'ambiente umano. Questo Marco Pannella lo fa, gli altri non lo fanno neanche minimamente».

 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
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