Fine vita mai Antonella Soldo

Idratazione e nutrizione artificiale: l’opinione di 22mila medici italiani

Diversi studi hanno messo in rilievo come in Italia, così come  nella maggior parte dei paesi occidentali, sul fine vita accanto alle questioni mediche concorrano vari altri aspetti come credenze religiose, culturali, valori personali, status legale. Per quanto riguarda le opinioni dei medici sulle decisioni del fine vita segnaliamo lo studio A national survey of Italian physicians' attitudes towards end-of-life decisions following the death of Eluana Englaro, coordinato dal dott. Biagio Solarino nel 2010. Il caso Englaro è qui un’opportunità per focalizzare l’attenzione su alcuni importanti aspetti come eutanasia, nutrizione e idratazione assistita (Anh), stato vegetativo permanente (PVS) e direttive anticipate sulle cure del fine vita. Al momento si tratta della ricerca a più alta rispondenza: al questionario inviato a 70mila medici hanno risposto in 22mila219 medici. Il 50% dei medici ha dichiarato di essere contrario all’eutanasia, il 42% favorevole. Nel 51% dei casi i medici non ritengono il caso Englaro un esempio di eutanasia, nel 43% sì. Per quanto riguarda l’idratazione e nutrizione artificiale (Anh) il 61% dei medici sono concordi nel ritenerla un trattamento medico, ma c’è ancora un 37% che la reputa un semplice sostegno vitale. Nonostante questo è del 66% la percentuale dei medici che ritengono lecito sospendere la nutrizione e idratazione artificiale in accordo con la richiesta dei pazienti. Nelle conclusioni i ricercatori sottolineano come “Morire di fame e di sete non è solo uno slogan dei fondamentalisti religiosi, ma un serio punto di accordo con molti medici. L’Italia è uno dei paesi più cattolici del mondo ed è difficile dimenticare le dichiarazioni di Papa Giovanni Paolo II sulla nutrizione artificiale nel caso di Terry Schiavo. In Italia La santità della vita è considerata più importante della qualità della vita e i pazienti stessi sono restii a chiedere la sospensione o il rifiuto di terapie a causa dell’opinione negativa dei medici riguardo a una tale decisione”.

Se da una parte è utile tenere presente gli aspetti di contesto sulle questioni del fine vita, dall’altra, scorrendo l’elenco delle pubblicazioni più recenti, sembrerebbe che ciò che dovrebbe fungere da corollario abbia preso il posto del nocciolo. Infatti, accanto agli studi che, come quelli sopra citati, cercano di dare qualche dato concreto sulle pratiche del fine vita, negli ultimi anni si può osservare nel panorama italiano un proliferare di ricerche su tutta una serie di argomenti correlati al fine vita. Gli aspetti legali, religiosi filosofici, sociologici, addirittura antropologici, ma soprattutto quelli etici sembrano costituire l’urgenza per gli studiosi. L’impressione è quella che ci sia una preoccupazione maggiore di specificare gli aspetti morali ed etici piuttosto che una reale intenzione di indagare la pratica corrente. Il vuoto della carenza di dati è ancora lontano dall’essere colmato. 

 

Intervista al Dott. Biagio Solarino, coordinatore della ricerca "A national survey of Italian physicians' attitudes towards end-of-life decisions following the death of Eluana Englaro" 

di Antonella Soldo

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