Edilizia, appalti e uso del suolo Marco Eramo

Aree pubbliche a Roma. Per ora solo promesse e si va avanti senza aggiornamenti sugli standard

L’Assessore alle Trasformazioni Urbane Giovanni Caudo ha risposto all'interrogazione presentata dal consigliere radicale Magi in merito alla decadenza dei vincoli preordinati all'espropriazione sulle aree pubbliche individuate dal Piano Regolatore Generale del 2008. L'Amministrazione continua ad andare avanti senza disporre di un quadro aggiornato relativo alla dotazione degli standard, e senza una riflessione pubblica e aperta sui modi con i quali affrontare e gestire i problemi connessi alla decadenza delle previsioni pubbliche del PRG.
 
 
Le buone intenzioni e le cose (non) fatte
L’Assessore alle Trasformazioni Urbane Giovanni Caudo ha risposto all’interrogazione in materia di decadenza dei vincoli espropriative sulle aree pubbliche individuate dal PRG, limitandosi, per il momento, a dare rassicurazioni sulle sue buonissime intenzioni, scrivendo, infatti, di condividere con il consigliere Magi “la grande attenzione per il tema degli spazi pubblici che riteniamo cruciale per il futuro della nostra città” e aggiungendo: “Possiamo affermare, senza retorica, che lo spazio pubblico è l’essenza stessa della città”. (Leggi la risposta integrale).
Fatta questa premessa, l’assessore non ha fornito alcun riferimento ad atti e direttive impartiti agli uffici al fine di studiare i modi – può non essercene uno solo – attraverso i quali affrontare la grave situazione di incertezza giuridica nella quale si trova, stando ai dati non aggiornati del 2008, circa il 10% del territorio comunale. L’assessore Caudo sa bene, infatti, come - una volta decaduti i vincoli - le aree sono soggette a un regime normativo che non assicura né la piena utilizzabilità delle stesse da parte del proprietario, né la possibilità, per l’Amministrazione, di destinarle agli usi pubblici previsti dal Piano.
Ma l’assessore preferisce non confrontarsi con i gravi problemi normativi che discendono dalla situazione ereditata dalla precedente Giunta. E dopo la solita accusa di inadeguatezza e insufficienza dell’amministrazione uscente - ormai da più di un anno - l’assessore si limita a far sapere di aver previsto la costituzione di un servizio apposito preposto alla ricognizione delle previsioni urbanistiche vigenti - senza dare neanche un riferimento (anche solo un nome e un numero di telefono) di questo nuovo servizio - e soprattutto senza dare conto dello stato di avanzamento delle attività svolte sinora, dei risultati ai quali si è giunti o almeno dell’agenda dei temi che si stanno affrontando.
È possibile che, a un anno dal suo insediamento, l'assessore non sia nelle condizioni di fornire un quadro delle attività affidate e svolte da questo nuovo servizio?
 
Le grandi promesse o per meglio dire come eludere le questioni poste
Nella seconda parte della risposta, l’assessore poi passa agli annunci impegnativi, scrivendo che entro l’anno corrente è programmata la conclusione dell’aggiornamento della parte del PRG riguardante gli spazi pubblici (la cosiddetta componente “verde e servizi”), e facendo riferimento a non meglio precisate fasi intermedie nelle quali verranno presentati - a chi? E sotto quale forma? – gli esiti del lavoro. Con l'annuncio - che suona come un implicito invito a stare sereno rivolto al consigliere Magi - l'assessore si è tolto dall'impaccio di confrontarsi con le domande e le questioni poste nell’interrogazione, e soprattutto ha evitato, del tutto, il confronto con le diverse soluzioni operative richiamate nella stessa interrogazione.
Almeno su questo, era lecito pretendere qualche valutazione da parte dell’Assessore che si è limitato a esporre il suo pensiero rispetto all'ipotesi – prospettata, tra le altre, nell'interrogazione - di sospendere l'adozione di interventi urbanistici in variante rispetto al PRG fino alla ridefinizione del regime giuridico delle aree pubbliche del Piano Regolatore Generale, e dunque fino completamento del lavoro che l'assessore sostiene di poter ultimare entro la fine dell'anno.
Nell'interrogazione, infatti, si poneva il problema rappresentato dall'adozione di programmi di intervento che prevedono un numero di abitanti insediati ovvero la localizzazione di un mix di funzioni rispetto ai quali l'estensione delle aree pubbliche da reperire è maggiore rispetto a quella da assicurare in caso di trasformazione urbanistica conforme al PRG vigente. Il motivo della preoccupazione era evidente, ed esce rafforzato dalla risposta dell'assessore, dalla quale si deduce che l'amministrazione non è ancora nelle condizioni di poter affermare che il soddisfacimento del fabbisogno di aree pubbliche (per servizi locali e per servizi urbani) - calcolato sulla base delle previsioni urbanistiche vigenti e delle variazioni apportate a quest'ultime dal 2008 ad oggi – risulti essere garantito, non avendo completato la ricognizione sullo stato di attuazione delle previsioni, in particolare di quelle pubbliche, del Piano Regolatore.
Su questo punto, l'assessore fa sapere che una moratoria non è possibile da attuare, e dunque, gli uffici continueranno a istruire, e a sottoporre all'approvazione dell’Assemblea, anche progetti urbanistici in variante, scrivendo nelle delibere che la verifica degli standard urbanistici è stata fatta, anche se, al momento, l'unico documento ufficiale sulla base del quale è possibile effettuare una verifica di questo tipo - alla scala appropriata - è rappresentato da un elaborato gestionale del PRG non più aggiornato dal 2008.
 
Difficile affrontare grandi questioni senza una riflessione pubblica aperta
Per ritornare alla questione generale, va considerato - come già scritto in precedenza - che per poter dare alla città le attrezzature e i servizi necessari, restituendo un regime giuridico certo alle aree pubbliche individuate dal PRG, non esiste soltanto un solo percorso da seguire. E soprattutto non è pensabile che la sola soluzione presa in considerazione dall’assessore – la reiterazione generalizzata dei vincoli preordinati all’espropriazione attraverso un’apposita variante al PRG - possa essere adottata senza una preliminare riflessione pubblica, e senza un confronto con i problemi connessi rappresentati dalla necessità sia di trovare le risorse per procedere a una reiterazione dei vincoli sulle aree pubbliche previste dal PRG, sia di concepire e progettare le attrezzature e i servizi da realizzare all’interno di queste stesse aree.
Ma anche su questo l’Assessore preferisce dire che i lavori sono in corso, senza chiarire quali siano i criteri e l’impostazione con i quali si sta procedendo sinora.
Se poi si considerano le difficoltà evidenti con le quali la Giunta porta in aula provvedimenti urbanistici ordinari, non si può non dubitare seriamente sulla possibilità che un aggiornamento del PRG (relativamente alle aree destinate a verde e servizi) venga portata in aula entro la fine dell’anno, specialmente se, come sembra, questo lavoro continuerà ad essere condotto in modo opaco, per linee tutte interne agli uffici dell’Assessorato, e soprattutto se vengono fornite risposte di questo tipo a chi - come il consigliere radicale Magi - nell'esercizio del suo mandato ha posto delle legittime questioni affinché si apra una riflessione pubblica, senza la quale una questione di questa natura difficilmente potrà essere affrontata e gestita. 
 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
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