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A Roma migranti costretti a dichiarare un domicilio fittizio

(di Maria Gabriella LANZA - riprese e montaggio di Daniela SALA)

Non poter rinnovare i documenti e diventare invisibili. È quello che è successo a centinaia di rifugiati e titolari della protezione umanitaria che vivono nei palazzi occupati della Capitale.

Di fatto in molti casi, anche se il titolare del permesso ha un alloggio, difficilmente è in grado di dimostrarlo con la documentazione necessaria e per circa un anno la questura di Roma ha negato il rinnovo a chi, non avendo altra residenza, si era iscritto all’anagrafe con l’indirizzo di una delle cinque associazioni abilitate dal Comune al rilascio appunto della cosiddetta 'residenza fittizia'.  Procedura che aveva avuto la copertura di una circolare della Prefettura firmata Morcone. Provvedimenti questi arrivati grazie all'impegno di diverse associazioni tra cui A Buon Diritto, Arci, Centro Astalli e del Coda, il Centro operativo per il diritto all'asilo.

“Ci sono stati molti disagi: un migrante senza documenti viene considerato illegale e non può firmare un contratto di lavoro o iscrivere i propri figli a scuola”, spiega Bianca Benvenuti del Coda, il Centro operativo per il diritto all’asilo. Senza l’iscrizione anagrafica non si può usufruire di diritti essenziali come l’accesso all’assistenza sociale e sanitaria. Nonostante una circolare del ministero dell’Interno, datata 22 giugno 2015, abbia chiarito che per i titolari di protezione internazionale non è obbligatorio dimostrare dove si alloggia, per mesi la situazione è rimasta invariata.

In questi giorni sembra che la questura abbia ricominciato a rilasciare i permessi ad alcuni migranti. “In caso di sblocco, crediamo che i tempi siano lunghi. Ci saranno tantissime persone che andranno a fare la richiesta del rinnovo dopo aver ricevuto il rigetto e a queste si aggiungeranno quelle che devono fare la pratica per la prima volta”, afferma Gaia Di Gioacchino del Coda.

Il divieto di chiedere la residenza nei palazzi occupati però resta. Il decreto Lupi, entrato in vigore a maggio 2014, impedisce infatti l’iscrizione anagrafica a chiunque occupi ‘abusivamente’. “Questo ha aggravato la situazione a Salam Palace, dove da circa dieci anni vivono tra le 800 e 1200 persone. Il problema delle persone che abitano in questi posti e sono costretti a dichiarare un domicilio fittizio non è risolto”, afferma Benvenuti. 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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