Una cannetta in Canadà Virginia Fiume

Non tutti i pazienti fumano

Melissa ha 27 anni, soffre di dolore cronico come conseguenza di un incidente d'auto e di disturbi legati alla tiroide. “Per poter agire direttamente sulla zona dolorante e soprattutto per poter lavorare tranquillamente ho scelto di utilizzare un olio e una crema. Il mio fabbisogno quotidiano è di 40 grammi al giorno, per ottenere la concentrazione che mi serve. Non solo questa quota è ben al di sopra dei limiti concessi dalla nuova legge (150 grammi al mese), ma i nuovi produttori autorizzati non potranno vendere oli e creme, solo la marijuana essiccata sarà legale”.

La nuova normativa canadese sulla cannabis terapeutica infatti non coinvolge solo le persone che coltivano ma anche i pazienti, e non i pazienti che decidono di ricorrere alla cannabis terapeutica la consumano fumandola o attraverso il vaporizzatore.

Abbiamo chiesto a Melissa cosa intende fare da ora in poi, dato che rifiuta di utilizzare i tradizionali anti-dolorifici (“che danno dipendenza e causano effetti collaterali”, dice). Afferma che continuerà a rivolgersi al distributore locale.
 
 

Dopo 13 anni di libertà di coltivazione e possesso in Canada entra in vigore lanuova regolamentazione sulla cannabis terapeutica. I pazienti che fanno uso di cannabis terapeutica e le loro reti di supporto non riceveranno più licenze di coltivazione e solo coltivatori autorizzati dallo Stato potranno distribuire la marijuana, per corrispondenza. Il 21 marzo grazie ad un'iniziativa legale guidata dall'avvocato John Conroy e frutto della campagna di una coalizione di 6mila pazienti attivisti, la Corte Federale canadese ha emanato un'ingiunzione restrittiva sulla nuova normativa, di cui si sta valutando la costituzionalità.
Oltre all'aumento dei prezzi quali altre conseguenze ha la nuova legge? Ecco le interviste a coltivatori, distributori, pazienti e antiproibizionisti nella provincia canadese della British Columbia.

 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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