La cura proibita Daniela Sala

Cannabis terapeutica, il Veneto fa marcia indietro

Nel 2012 il Veneto è stata una delle prime regioni, assieme alla Toscana e alla Liguria a dare attuazione concreta al decreto Turco del 2007 che ha dato il via libera ai farmaci a base di cannabis in Italia. Dall'approvazione della legge regionale, il 28 settembre 2012, ci sono voluti oltre due anni perché si passasse ai decreti attuativi. Ma con l'approvazione dei decreti attuativi, sono emerse alcune sorprese che hanno spinto una ventina tra medici e associazioni veneti a sottoscrivere un appello contro la decisione della giunta guidata dal leghista Luca Zaia.

I decreti attuativi stabiliscono infatti criteri molto stringenti sulle modalità di prescrizione della cannabis terapeutica e sui pazienti che potranno beneficiarne. In particolare si è deciso poi che i farmaci cannabinoidi potranno essere posti a carico del sistema sanitario regionale solo per i pazienti “affetti da grave spasticità da lesioni midollari che non hanno risposto alle terapie raccomandate”. Non a caso nel testo approvato dalla giunta di stima che “ l'impiego di farmaci cannabinoidi consentirà il trattamento di circa 30 pazienti all'anno per un importo complessivo di circa 100mila euro all'anno”.

“Non è stato tenuto in considerazione nemmeno il ministro della Salute Beatrice Lorenzin – denunciano i firmatari dell'appello –. Il sito del Ministero ricorda ancora che tali farmaci verranno impiegati nella terapia del dolore: ma un altro paradosso sarà che un medico veneto di un centro di terapia del dolore potrà, ad esempio ad un paziente con dolore neuropatico, inserire sotto la pelle con un intervento chirurgico uno stimolatore in grado di dare impulsi elettrici direttamente al midollo spinale, con una procedura invasiva, non scevra di complicanze ed effetti collaterali, e peraltro molto costosa, ma rimborsata dalla regione, mentre allo stesso paziente un estratto di cannabis non sarà concesso (a meno che il malato non se lo paghi)”.

E se in Veneto avranno accesso alla cannabis terapeutica solo poche decine di pazienti, in Toscana, con regole diverse, nel solo centro di terapia del dolore di Pisa, sono in trattamento circa 500 pazienti.

Di fatto la giunta ha deliberato sul parere di un tavolo tecnico istituito nel giugno 2013, di cui però nemmeno i firmatari dell'appello, come ci spiega Francesco Crestani, presidente dell'Associazione cannabis terapeutica, hanno capito la composizione.

I consiglieri regionali di opposizione hanno (Claudio Sinigaglia, vicepresidente della commissione Sanità, Lucio Tiozzo, capogruppo Pd e i consiglieri Bruno Pigozzo e Graziano Azzali) all'assessore alla Sanità Luca Coletto di riferire in Consiglio, ma con le elezioni tra due mesi è possibile che la questione slitti a maggio. L'assessore Coletto, che tentato di contattare numerose volte, non ha risposto alla nostra richiesta di intervista.

Inoltre, come ci spiega Azzalin, non è nemmeno certo che regole tanto restrittive siano dettate dalla necessità di risparmio della spesa sanitaria regionale. Tanto più che la produzione di cannabis a scopo terapeutico presso lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze è stata avviata proprio con la finalità di ottenere, in futuro, il farmaco a prezzi più economici rispetto all'importazione dall'Olanda. “È una chiusura che non si spiega nemmeno in termini di risparmio – dichiara Azzalin –. Su questa questione c'è un retaggio ideologico quando si parla di cannabis, anche se a scopo terapeutico, scattano sempre meccanismi strani”.

 

Per approfondire:

Il testo della delibera che approva i decreti attuativi

La legge regionale veneta

 

Dall'archivio di Radio Radicale:

Il convegno di LapianTiamo del febbraio 2015 "Cannabis terapeutica, i passi compiuti"

Collegamento con Rita Bernardini sul convegno di LapianTiamo

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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