Diritti umani e democrazia Daniela Sala

Sì dell'Onu alla Palestina, ma quali sono i criteri giuridici per l'ammissione?

Onu: sì alla Palestina come stato osservatore. Ma quali i criteri?

L'intervista a Niccolò Figà Talamanca

 

 

 

(Leggi anche "Israele e Palestina nell'Unione Europea: la parola ai giovani di Fatah") 

Il 29 novembre l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato per il riconoscimento della Palestina come Stato osservatore non membro, in pratica lo stesso status riconosciuto alla Santa Sede.  I voti favorevoli sono stati 138, quelli contrari 9, 41 gli astenuti . 

Poco più di un anno fa, il 31 ottobre2011, l'Unesco aveva accolto la Palestina con una votazione a maggioranza come stato membro a tutti gli effetti. In realtà, spiega Niccolò Figà Talamanca, segretario generale dell'associazione Non c'è Pace Senza Giustizia, "Il riconoscimento all'Onu è frutto di una valutazione politica piuttosto che giuridica", tanto che il criterio fondamentale è la votazione a maggioranza assoluta degli Stati membri. Come si legge sul sito delle Nazioni Unite infatti gli Stati che “sono membri di una o più agenzie specializzate possono fare richiesta come Osservatori permanenti”, status che “è basato puramente sulla prassi e non è prescritto dallo Statuto”.

Anche per l'ammissione alla piena membership non sono richiesti requisiti giuridici particolari ma piuttosto la raccomandazione del Consiglio di Sicurezza (di cui Cina, Usa, Regno Unito, Francia e Russia sono membri permanenti) che in questo caso al momento della votazione ha diritto di veto, oltre chiaramente all'accettazione dello Statuto delle Nazioni Unite, l'accordo istitutivo siglato nel 1945.

Diversa la questione per quanto riguarda invece i criteri che definiscono la sovranità di uno Stato, fissati dalla Convenzione di Montevideo del 1933. All'articolo 1 si leggono le quattro norme rilevanti per l'assunzione di personalità giuridica internazionale, ovvero la presenza contestuale di “una popolazione permanente, un territorio definito, un potere di governo esclusivo, la capacità di intrattenere rapporti con altri Stati”.

Quanto al caso specifico dello Stato palestinese questi quattro requisiti sono di difficile definizione. Va innanzitutto ricordato che già prima della votazione all'Onu già 136 Stati riconoscevano la Palestina, intrattenevano cioè rapporti diplomatici.

Per quanto riguarda il territorio come prassi ci si riferisce normalmente ai confini del 1967, cioè al territorio diviso in due che comprende la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. In ogni caso il territorio deve essere oggetto di contrattazione tra i due Stati e non può essere frutto di decisione internazionale.

Anche per quanto riguarda la facoltà di esercitare un governo sul territorio le criticità non mancano: mentre dalla Striscia di Gaza Israele ha optato per un ritiro unilaterale nel 2005, la Cisgiordania è divisa, dagli Accordi di Oslo del 1994 in tre aree amministrative: l'area A (circa il 17% del territorio) a pieno controllo palestinese, l'area B a controllo israeliano ma amministrata dall'Anp (che copre il 24% del territorio) e l'area C (59% della Cisgiordania) a pieno controllo israeliano.

Infine va ricordato, a proposito di chi detiene il potere, che mentre l'Olp (organizzazione per la liberazione della Palestina), creata nel 1964 è a livello internazionale ritenuta l'ente rappresentante del popolo palestinese nelle relazioni diplomatiche, l'Anp (Autorità nazionale palestinese) è l'ente amministrativo creato nel 1994 per amministrare, appunto, i territori.

Fai Notizia è il format di inchieste distribuite di Radio Radicale

Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
Sito web: Mihai Romanciuc
 
Vuoi collaborare? Scrivi a internet@radioradicale.it

feedback