Ambiente Redazione FaiNotizia.it

Gela: le bonifiche eviterebbero 47 morti e 281 tumori ogni anno

(a cura di Saul Caia e Rosario Sardella)
 
Il sito di Gela è incluso nell'elenco dei Siti di bonifica di interesse nazionale (Sin). Era stato già dichiarato ad “elevato rischio di crisi ambientale” con la delibera del Consiglio dei ministri del 30 novembre 1990 e compreso nel “piano di disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di Caltanissetta”. L'area considerata è costituita dai territori dei comuni di Gela, Butera e Niscemi, pari a un'estensione complessiva di 671 chilometri quadrati, all'interno della quale si trovano divers impianti privati come Syndial Spa (ex Agricoltura Spa in liquidazione, ex Enichem), EniMed, EniMediterranea Idrocarburi Spa (ex Eni– Divisione Exploration & Production, ex Agip mineraria), Raffineria di Gela Spa (ex Agip), Isaf (Industria Siciliana Acido Fosforico SpA in liquidazione), Polimeri Europa Spa (ex Enichem). Attualmente solo EniMed, Raffineria di Gela e Polimeri Europa sono ancora in attività.
 
A seguito dei numerosi incidenti e sversamenti avvenuti nelle aree di competenza della Enimed, non tutte inserite nel perimetro del Sin di Gela, l'asl di Caltanissetta ha chiesto di estendere il perimetro del Sin a tutte le “Aree pozzo” di estrazione del greggio. La Conferenza di servizi del 24 giugno 2014 ha chiesto alla Regione siciliana di perfezionare l'istruttoria per la ridefinizione dell'area del sito di Gela tenendo conto degli elementi forniti dalla asl di Caltanissetta.
A Gela, stando ai dati del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie del ministero della Salute, si registra il superamento dei limiti normativi di sostanze pericolose presenti nell'acqua sotterranea, prevalentemente metalli pesanti (arsenico, mercurio, nichel,  piombo, alluminio, vanadio, cadmio, cromo), idrocarburi policiclici aromatici e composti alifatici clorurati cancerogeni e Btex (benzene, toluene, etilbenzene e xileni). L'arsenico ha concentrazioni massime fino a 25mila volte il limite normativo.
In questo territorio l'istituzione del registro tumori è recente, ma i dati rilevati sono preoccupanti. Sono stati evidenziati eccessi per tutti i tumori, sopratutto allo stomaco, alla trachea e ai bronchi tra gli uomini, mentre tra le donne prevalgono il tumore al polmone, il morbo di Hodgkin, malattie del sistema circolatorio, malattie ischemiche del cuore e malattie cerebrovascolari.
È stata calcolata anche la valutazione economica dell'impatto sulla salute dell'inquinamento che si risparmierebbe grazie alla bonifica. Lo studio ha stimato che in media rimuovendo le fonti di esposizione attraverso bonifiche, potrebbero essere evitati ogni anno 47 casi di morte prematura, 281 casi di ricoveri ospedalieri per tumore e 2702 ricoveri ospedalieri per altre cause legate o associabili ad inquinamento. Tutto ciò porterebbe a un beneficio netto che ammonta a 3,6 miliardi di euro per il sito di Priolo e 6,6 miliardi di euro per il sito di Gela, cifre ben distanti dai fondi allocati oggi per le loro bonifiche che, stando a quanto dichiarato dalla Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, ammonterebbero a 774,5 milioni di euro per il sito di Priolo e a 127,4 milioni di euro per il sito di Gela. Quindi si guadagnerebbe solo il 21% rispetto alla stima di 3,6 miliardi se si effettuassero le bonifiche. Su Gela, invece, la percentuale è dell'1%, rispetto ai 6,6 miliardi.

Durante l'audizione del 4 marzo 2010, l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, ha posto in primo piano la problematica delle bonifiche dichiarando che l'azienda è presente in 20 Siti di interesse nazionale e in circa 80 Siti di interesse regionale e che, per fare fronte alle attività sui siti contaminati, nel 2003 ha costituito una società, Syndial, con circa mille dipendenti, che si occupa essenzialmente di interventi ambientali in siti dismessi. Lo stesso amministratore delegato ha indicato in 615 milioni di euro i costi di bonifica sostenuti per i Sin di Gela e Priolo e in 545 milioni la cifra da spendere per i restanti interventi programmati.

Dalla Relazione sulle bonifiche dei siti contaminati in Italia, redatta dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, emerge che “il territorio rientrante nel Sin di Gela è ben lontano dall'essere bonificato e la magistratura sta svolgendo un attento lavoro finalizzato alla verifica della liceità delle condotte tenute dagli enti interessati alla bonifica medesima”. La Procura di Gela ha sviluppato accertamenti che hanno portato alle luce una serie di criticità  di intervento da parte degli enti territoriali e che  - si legge ancora nella relazione - “l'esperienza siciliana in materia di bonifiche è la prova lampante dell'assoluta inettitudine delle strutture commissariali ad affrontare le problematiche connesse alla bonifica dei siti inquinati e in generale all'ambiente”. Infatti sulla vasca A zona 2 dell'area della vecchia discarica controllata dalla raffineria di Gela Spa, si sono concluse le indagini preliminari con la contestazione di diverse ipotesi di reato per gravi fatti di inquinamento da sostanze pericolose classificate tossico-nocive (H7-H14) “causati da ingiustificati gravi ritardi nell'esecuzione dei lavori di bonifica e messa in sicurezza”.
 
La deputata Claudia Mannino, del Movimento 5 stelle, per ben tre volte ha interpellato il Governo, il ministero dell'Ambiente e quello della Salute sulle problematiche legate al territorio gelese. Il centro delle sue interrogazioni sono proprio i rilievi della Relazione sulle bonifiche. Mannino evidenzia che “il destino industriale di Gela non può essere slegato dall’attuazione di tutti gli interventi, ancora necessari, di messa in sicurezza d’emergenza, di caratterizzazione, di bonifica e di certificazione di avvenuta bonifica delle aree comprese all’interno del perimetro del Sin”. Proprio in merito alle bonifiche, la stessa Mannino ha sollecitato “i ministri Galletti e Lorenzin a individuare quel pacchetto di interventi a carico delle società insediate” per assicurarne la realizzazione, e rivolgendosi direttamente al governatore della Regione Sicilia Rosario Crocetta lo ha sollecitato a fornire “alla Conferenza di Servizi istruttoria, e ai cittadini siciliani, i chiarimenti sulla ridotta entità delle somme spese e proceda, come richiesto dalla asl di Caltanissetta, ad includere le aree della Enimed nel perimetro del Sin”.

 
 
 

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