Sprechi stupefacenti Redazione FaiNotizia.it

Drogarsi non è reato: l'esperimento del Portogallo che affascina l'Onu

(a cura di Fabrizio COLAPIETRO e Diana OREFICE)

C'è un paese, in Europa, dove i consumatori di droga vengono trattati come pazienti, invece che come criminali. È il Portogallo, che dal 2001 ha decriminalizzato l'uso di tutte le sostanze stupefacenti. Chi viene trovato in possesso di droga per uso personale non viene arrestato, ma ha l'obbligo di presentarsi entro tre giorni davanti a una commissione composta da un medico, un assistente sociale e un avvocato, che decide eventualmente un percorso riabilitativo. Consumare sostanze stupefacenti è ancora proibito, ma è considerato solo un illecito amministrativo, come ad esempio parcheggiare in divieto di sosta, invece che un reato.

“Siamo felici del sistema che abbiamo” spiega Joao Goulao, medico e coordinatore delle politiche portoghesi in materia di droga. Negli anni '90 il problema del Portogallo era fronteggiare la diffusione dell'eroina, che era aumentata rapidamente dopo la fine della dittatura nel 1974, e l'epidemia di Aids. Nel 1995 c'era un tossicodipendente grave ogni cento abitanti e il Portogallo era il paese d'Europa con il più alto tasso di Hiv tra i consumatori di eroina. La decriminalizzazione, secondo Goulao, ha avuto esiti positivi: in questi 15 anni sono diminuiti i consumatori di droga, i nuovi casi di Hiv, le morti per overdose e il narcotraffico. “Certo, non è un problema risolto nella nostra società – conclude - ma è un miglioramento”.

Joao Goulao, promotore della decriminalizzazione fin dal 1970, è stato anche presidente dell'Emcdda - il centro europeo di monitoraggio sulle droghe - dal 2009 al 2015 e delegato della Commissione delle Nazioni unite sui narcotici. La sua speranza è che tutti paesi del mondo possano orientarsi verso approcci più sociali e medici al problema della sostanze stupefacenti. E non è il solo ad auspicarlo: negli ultimi anni diverse agenzie dell'Onu hanno criticato le politiche proibizioniste.

C'è stato l'appello del Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo, che ha evidenziato i costi sociali della lotta alla droga per i poveri del mondo. Altre segnalazioni sono arrivate dall'agenzia Onu per le donne, dall’Ufficio dell’Alto commissario per i diritti umani, da Unaids e da Dainius Pūras, relatore speciale delle Nazioni unite sul diritto alla salute, in una lettera a Yury Fedotov, direttore esecutivo dell’Ufficio Onu sulla droga e il crimine (Unodc). Pūras fa anche riferimento ad un documento mai pubblicato dell’Unodc che, secondo una soffiata dell'imprenditore inglese Richard Branson, avrebbe consigliato la depenalizzazione ai governi di tutto il mondo. Dal 19 al 21 aprile si terrà una Sessione speciale dell'Assemblea generale delle Nazioni unite (Ungass) proprio per discutere sui nuovi orientamenti della politica internazionale contro la droga.

La soluzione del Portogallo non è sostenuta solo da chi l'ha promossa politicamente, ma anche da chi ne ha sperimentato gli effetti sulla propria pelle. Magda Ferreira è ex tossicodipendente e oggi collaboratrice del progetto In-Mouraria dell'associazione Gat Portugal per le politiche di riduzione del danno, cioè quei programmi volti a evitare il dilagarsi di malattie infettive tra i consumatori. “In carcere – spiega Ferreira - ci sono più problemi, più malattie, più violazioni, non è la strada giusta per cambiare le persone”. Anche lei spera che il resto d'Europa applichi le stesse politiche del suo paese: “Spero che realizzino che la droga esiste e continuerà ad esistere. Se c'è stata una cosa che ha funzionato, perché non attuarla? Spero che i consumatori di droga non siano criminalizzati, perché questo non risolve nulla”.

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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