La cura proibita Antonella Soldo

"Costretto ad andare dallo spacciatore per curarmi". La testimonianza di Alfonso

Alfonso Ciampone ha 51 anni, una moglie, due figlie e un lavoro al controllo qualità in una grande azienda specializzata nel settore aereonautico. Prima di andare al lavoro beve una tisana alla canapa e mangia un biscotto alla canapa di quelli che lui stesso ha imparato a preparare. Quando torna a casa, nel tardo pomeriggio prende un’altra tisana e un altro biscotto. Da circa tre anni questa è l’unica terapia che porta avanti per curare e alleviare i sintomi delle due patologie che lo affliggono contemporaneamente dal 2008: la polineuropatia e la sclerosi multipla.

La rapida evoluzione della malattia lo aveva costretto a ricorrere alla chirurgia e a subire cinque interventi, due alle mani e tre al viso (le zone maggiormente interessate dai disturbi). “C’è stato un periodo in cui il mio organismo era andato in tilt, non riuscivo a capire che cosa mi stesse attaccando anche perché erano due patologie estremamente diverse tra di loro, quindi soffrivo di scosse elettriche sulle gambe, crampi. Una mattina mi alzai con tutte e due le mani bloccate, mi furono diagnosticate le 'dita a scatto', cosa che lasciò i medici un po’ impressionati data la giovane età”.

 

 

Alfonso viene operato d’urgenza alla mano destra e i medici gli fissano già un nuovo appuntamento per intervenire sull’altra mano. La terapia con alti dosaggi di cortisone e Tegretol – un farmaco anti-epilettico con notevoli effetti collaterali sul suo organismo, in particolare sulla vista e sulla memoria – però non dà i risultati sperati. “Ero entrato nel panico – racconta – , non riuscivo a dormire la notte, avevo crampi. Mettevo dei guanti elastici alle mani per cercare di tenerle al caldo e andare avanti”. Finché un giorno, cercando su internet delle notizie sulla sclerosi multipla legge un articolo che parla di un ragazzo della sua stessa città, Andrea Trisciuoglio, che si cura con la cannabis e che per errore aveva ricevuto una perquisizione in casa da parte dei carabinieri. Alfonso e decide di provare questa strada.

“All’inizio non sapevo nemmeno di che cosa si trattasse, perché non sapevo che la marijuana e la cannabis fossero la stessa cosa. Quindi ero un po’ terrorizzato. Poi avevo il problema a 50 anni di dover scendere in strada e dover chiedere a qualcuno dove poter procurare questa cannabis. Ma ero preso dalla disperazione, era la mia ultima via d’uscita, dovevo tentare per forza. Devo dire che rimasi meravigliato quando mi accorsi che non era così difficile trovarla e che dovunque chiedessi usciva qualcuno che sapeva darmi indicazioni: sembrava quasi che fossi io l’unico a non fumare. Qualcuno mi prendeva in giro quando dicevo che serviva per curarmi. Altre volte sono stato truffato: tornavo a casa e nel cartoccio non c’era nulla, oppure mi facevano dei prezzi esorbitanti approfittando della mia inesperienza”.

In più c’era la paura di essere sorpreso dalle forze dell’ordine: “Poteva passare una pattuglia della polizia che riconosceva quello spacciatore e trovandomi lì avrei potuto passare anche io i guai. Con due figlie a casa sarebbe successo un disastro”. Nonostante le difficoltà, Alfonso riesce a improvvisare la sua terapia, continuando ad assumere la cannabis per infusione, come tisana. Man mano che passa il tempo si accorge che migliora tutto: aumenta l’appetito, il sonno, si calmano gli spasmi e i crampi più forti. E soprattutto riprende l’uso completo della mano sinistra, tanto da non dover ricorrere più all’intervento chirurgico che aveva già fissato. “Sono andato in ospedale e ho detto: signori, io la mano sinistra non la opero più perché mi funziona di nuovo”. I medici stessi restano stupiti: “C’è un ferrista che mi ha assistito nel primo intervento alla mano che porta la bambina nella stessa scuola dove io porto la mia e praticamente ci incontriamo tutti i sabati. Lui mi dice ancora: mi fai vedere la mano? E rimane tutt’oggi incredulo per quello che è successo”.

Nel caso di Alfonso la cannabis, in particolare il Thc, è riuscita ad incidere e a ridurre fortemente l’infiammazione associata alle sue due patologie: “Questo l’ho capito dopo tanto tempo, purtroppo, dopo aver speso circa 25mila euro, perché ho girato tutti i medici in Italia. Poi ho conosciuto Andrea che mi ha aiutato ad averla dall’ospedale, ho conosciuto dei medici che erano d’accordo con me nel proseguire con questa terapia e ho chiesto loro: per favore toglietemi dalla strada, perché non ce la faccio più”.

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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