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Consiglio di Stato conferma : “Stop a nuove licenze nel centro di Roma”

Il consiglio di Stato sconfessa il Tar del Lazio, salva il centro storico dalla liberalizzazione selvaggia e risparmia al sindaco Ignazio Marino la revisione della delibera (la 35 del 2010) che limita il rilascio di nuove licenze per la somministrazione di alimenti e bevande a Testaccio, Trastevere, Monti, San Lorenzo, Borgo Pio, in zona Celio e negli 11 rioni che compongono il cuore del I municipio. Tutto con una sola sentenza. 
I giudici di palazzo Spada con una sentenza del 17 luglio scorso hanno accolto l’appello proposto dal Comune e bocciato quanto disposto dai colleghi del Tar, che in primo grado avevano dato il via libera all’apertura di un nuovo locale in via di Monserrato. Una decisione arrivata sulla scorta del decreto “Salva Italia”, che per i magistrati di via Flaminia aveva reso obsoleto il contenuto dei regolamenti comunali e, di fatto, aperto la strada a nuove aperture nel centro storico da parte di qualsiasi tipo di negozio, sale slot comprese. Ora, però, il Consiglio di Stato impone il dietrofront: “La tesi del Tar  -  scrivono in sentenza i giudici della quinta sezione  -  non è condivisibile”.
“Il Comune  -  si legge ancora nel dispositivo  -  ha continuato ragionevolmente ad applicare il regolamento 35 del 2010″ proprio come è accaduto nel cuore del centro storico, dove “il Campidoglio ha ritenuto necessario salvaguardare l’assetto di via di Monserrato da trasformazioni connesse ad una “commercializzazione esasperata”, considerata la rilevanza storica del luogo”.
“Si tratta di una sentenza importante  -  osserva l’assessore alle Attività produttive del Campidoglio, Marta Leonori  -  perché salva il tessuto commerciale peculiare della nostra città, dalle botteghe artigiane ai tanti esercizi di vicinato. Tuttavia questo ricorso era frutto dei decreti nazionali per le liberalizzazioni. E allora credo che sia giunto il tempo di conferire maggiori poteri ai Comuni, in modo che possano incidere maggiormente nella tutela delle attività storiche, perché la totale deregulation può nuocere alle città, stravolgendone il volto”.
Nonostante la soddisfazione per il pronunciamento dei giudici “che di fatto impedisce agli imprenditori di trasformare la città storica in una vera e propria giungla”, la consigliera del I municipio Nathalie Naim non abbassa la guardia: “Il centro di Roma non è ancora salvo. La delibera 36 del 2006, poi aggiornata nel 2009, autorizza l’apertura 24 ore su 24 di attività considerate tutelate, come i laboratori artigianali alimentari e i negozi alimentari di vicinato. Questi regolamenti fanno si che in centro continuino ad aprire pub e birrerie con questo tipo di licenze. Il Comune intervenga al più presto”.
Un ragionamento condiviso da Roberto Tomassi dell’Associazione residenti Campo Marzio, che aggiunge: “Attendiamo che venga ultimato il testo unico sul commercio in via di approvazione in Regione. Senza un’adeguata normativa si rischia di ridurre il centro storico di Roma a un parco divertimenti. Così si rischia lo spopolamento del cuore della città”.
 
(articolo tratto da jamma.it)

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