Lo stato di crisi dei trasporti pubblici locali Corrado Fontaneto

Trasporto Pubblico, una mina nei bilanci degli Enti Locali

In quest'ultima settimana la Regione Piemonte è salita agli onori delle cronache per via della drammatica seduta del Consiglio Regionale del 26 marzo, in cui l'assessora Bonino ha dichiarato apertamente che la Regione non ha più un  un centesimo da destinare per il Trasporto Pubblico Locale a partire da giugno, da quando cioè dovrebbe scattare una mannaia per cui vi sarà una contrazione dei servizi pari al 50% sul trasporto su gomma e al 34% per le corse ferroviarie : mancano all'appello circa 450 milioni di euro.

Qui sta però l'inghippo: è vera la cifra rappresentata?  Tramite le Province, la Regione Piemonte - non avendo provveduto ad alcuna gara per l'aggiudicazione del servizio su gomma dal 2000 ad oggi - trasferisce, alle aziende ancora concessionarie con diritto di esclusiva, fondi per coprire gli svantaggi economici derivanti dagli obblighi di servizio pubblico imposti nell'effettuazione del servizio. La terminologia impiegata è cruciale, dato che essa viene impiegata dal legislatore comunitario (Regolamento CEE 1191/69 e Regolamento CE 1370/2007), per garantire che i fondi pubblici siano trasferiti alle aziende nel rispetto di una metodologia analiticamente e minuziosamente regolata dal diritto comunitario, senza la quale essi sarebbero aiuti di stato tout court da restituire. Ebbene, è proprio questo il problema insito nei bilanci regionali piemontesi, poichè i fondi sono attribuiti invece secondo la precedente Legge 10 aprile 1981 n.151 senza che alcuna autorizzazione dalla Commissione Europea sia mai intervenuta per approvare o sanare tale difformità, peraltro conclamata da una sentenza del Consiglio di Stato (sezione V 29 agosto 2006 n.5043).

Il risultato? Vengono finanziati contemporaneamente, su una medesima relazione di traffico, ferro e gomma, quando l'UE prevede che sia finanziata una sola modalità di trasporto. Inoltre, sono sottopagati i servizi di trasporto nelle aree a domanda debole, dove gli obblighi imposti hanno un peso enorme in termini di costi sui bilanci aziendali (si pensi ad un bus di 50 posti per trasportare 2-3 passeggeri).

A quanto assomma lo spreco di soldi nel primo caso ed il debito occultato nel secondo? Una stima prudenziale può portare, in dieci anni, ad almeno 500 milioni di euro, di cui quasi la metà dovrebbero essere restituiti come aiuto di stato, potendosi parlare oggi di "quote-km" come di "quote latte" ieri. La speranza è che qualcuno faccia emergere questa situazione affinchè i cittadini non subiscano in seguito ulteriori penalizzazioni.

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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