Fine vita mai Antonella Soldo

Eurispes: italiani sempre più favorevoli ad eutanasia e testamento biologico

È stato pubblicato ieri il Rapporto Italia 2013, ovvero l’indagine che l’Eurispes presenta all’inizio di ogni anno per fotografare il Paese. Dal lavoro ai consumi, dalla propensione al voto fino alle abitudini alimentari l’indagine tocca tutte le tematiche di maggiore interesse per il dibattito pubblico.  Particolare attenzione va dedicata quest’anno alle risposte ai quesiti sul tema del “fine vita”.

Infatti per quest’anno si attesta al 64,6% il numero di quanti si dichiarano favorevoli all’eutanasia, con un incremento del 14,5% in più rispetto all’anno scorso, quando solo il 50,1% si era espresso favorevolmente.

Al suicidio assistito – che determina la fine della vita con l’intervento di un medico anche in assenza di malattie – è contrario il 63,8% degli italiani (lo scorso anno era convinto di questo il 71,6%), ma ottiene comunque il favore del 36,2% (contro il 25,3% del 2012).

Qui probabilmente un ruolo decisivo lo giocano le parole: mentre gli italiani sembrano ormai disposti ad accettare il termine “eutanasia”, la parola “suicidio” ha una valenza troppo forte. Il resto lo fa la confusione sull’argomento: la differenza tra eutanasia e suicidio assistito, infatti, consiste solo nel particolare che nel secondo caso è il paziente stesso a portare alla bocca il farmaco letale, con la supervisione e l’aiuto di un medico. Nei paesi in cui questa pratica è riconosciuta- Olanda, Belgio, Lussemburgo, Svizzera e negli stati americani dell’Oregon e di Washington- i Governi raccomandano di preferirla all’eutanasia, perché tutela meglio i medici e i familiari da possibili imputazioni: infatti spesso il momento in cui il paziente assume da sé il farmaco eutanasico viene filmato così da fornire alle autorità le prove che tutto si è svolto secondo la legge e nel pieno rispetto della volontà del paziente. Sebbene alcune legislazioni più avanzate prevedano che si possa accedere ad un programma di suicidio assistito anche per motivi di grave depressione, alcune delle più grandi associazioni che accompagnano alla morte, come la svizzera “Dignitas” , per non essere travolte da polemiche si sono date come regola quella di accettare solo malati terminali.

Il testamento biologico registra un aumento di consensi oltre dieci punti percentuali: dal 65,8% del 2012 al 77,3% del 2013.

Dati davvero notevoli se si considera che l’informazione televisiva sulle tematiche del fine vita nel corso dell’ultimo anno è stata ridotta al minimo. Se si esclude un minimo di dibattito seguito alla morte del Cardinale Martini, che da cattolico ha fatto la scelta di rifiutare qualsiasi accanimento terapeutico sul suo corpo, il confronto sul tema nei dibattiti pubblici è stato quasi nullo. Ancora una volta gli italiani si dimostrano nelle loro opinioni più avanti non solo di chi li governa, ma anche- cosa più difficile- di chi li informa.

 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
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