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Libertà di stampa, libertà di opinione e Procure della Repubblica in terra di Basilicata.

m.bolognetti
m.bolognetti
07/02/2010 - 15:22
In 2 inchieste (apri)

L’ulteriore peggioramento della libertà di stampa nel nostro Paese è stato determinato, a giudizio dell’organizzazione americana, “dall’uso crescente di tribunali e leggi sulla diffamazione per limitare la libera espressione.”

 
 
Martedì mattina, a Matera, si terrà l’udienza preliminare del processo nato da una querela della sig. Rosalba Pontrelli, moglie del procuratore capo di Matera, dott. Giuseppe Chieco. Il processo, che va ad aprirsi, può essere di certo definito uno strascico dell’inchiesta “Toghe lucane” ed è di certo collegato alla vicenda Marinagri, il megavillaggio costruito sulle rive del Mar Ionio, in quella che, fino ai primi mesi del 2009, era la fascia di pertinenza fluviale del fiume Agri e su una costa soggetta ad una pesante erosione. La sig. Pontrelli ritiene di essere stata diffamata, perché, con altri giornalisti, il sottoscritto si è occupato di un incontro avvenuto nel Luglio del 2003 tra la sig. Rosalba Pontrelli, il Procuratore di Matera Giuseppe Chieco e il patron di Marinagri Vincenzo Vitale. All’epoca dell’incontro, la dr.ssa Paolo Morelli,  sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica di Matera, stava istruendo un procedimento penale(n.121/03) che riguardava il progetto di costruzione del villaggio Marinagri. Sulla vicenda mi limito a riportare, per ora, quanto dichiarato dal dottor Giuseppe Chieco alla sezione PG di Matera: “Mi rivolsi a tal fine al tenente Celso, all’epoca Comandate della tenenza della G.D.F. di Policoro, chiedendo a lui un appuntamento per poter parlare di quelle iniziative turistiche. Ciò avvenne a fine luglio inizi agosto 2003….Mia moglie mi accompagnò nella visita al Vitale nel luglio 2003.”
Lo stesso Chieco, in una lettera datata giugno 2004, indirizzata al Procuratore Generale presso La Corte d’appello di Potenza, Vincenzo Tufano, in relazione all’incontro avvenuto nel luglio 2003 presso gli uffici della Marinagri Spa, scriveva: “Non avendo all’epoca notizia alcuna di procedimenti penali a suo carico(tanto più se legati alla realizzazione delle opere turistiche), e non essendovi uffici immobiliari ai quali rivolgersi direttamente, chiesi al Ten. Celso se egli conoscesse il Vitale e se mi potesse procurare un incontro con lui in modo da ottenere delle indicazioni più precise di quelle desumibili dagli articoli dei giornali. Verso la fine del mese di luglio 2003, insieme a mia moglie, ed accompagnato dal Ten. Celso ebbi un incontro con il Vitale in Policoro presso gli uffici della società, nei luoghi dove doveva sorgere l’insediamento turistico: egli mi illustrò in dettaglio il progetto e mi fornì un ampio materiale documentativo. Mi disse anche che i tempi previsti per la realizzazione non erano brevi in quanto si pensava di commercializzare il prodotto non prima dell’estate del 2005.”
L’unica chiosa che mi limito a fare alla lettera del dottor Chieco è che l’assenza di uffici immobiliari in Provincia di Matera è un problema davvero serio.
Con una punta di amarezza osservo che il sottoscritto e un paio di cronisti restano gli unici indagati della vicenda “Toghe lucane”.
Per parte mia, ritengo di aver svolto una necessaria opera di divulgazione di fatti. Senza il lavoro svolto, sono certo che la conoscenza di certe vicende sarebbe rimasta appannaggio di pochi addetti ai lavori.
Aggiungo che negli ultimi 5 anni sono stato destinatario di quattro querele per presunte diffamazioni. In tre occasioni sono stato assolto “perché il fatto non sussiste”.
Al di là della vicenda che mi vede contrapposto ai coniugi Chieco-Pontrelli, ritengo che in questo paese la querela sia ormai diventata un utile strumento per cucire le bocche di chi vuole raccontare vicende scomode. E se è pur vero che esiste un calvario dei diffamati, è altrettanto vero che esiste, c’è, un calvario dei querelati per presunte diffamazioni. Seppellire di querele il rappresentante di una piccola forza politica significa di fatto metterlo nella condizione di non poter più parlare. Per Freedom House l’Italia è un Paese semilibero. L’ulteriore peggioramento della libertà di stampa nel nostro Paese è stato determinato, a giudizio dell’organizzazione americana, “dall’uso crescente di tribunali e leggi sulla diffamazione per limitare la libera espressione.”
Se oggi posso ancora esprimere qualche opinione non gradita alle oligarchie e ai gruppi di potere che governano la Basilicata, lo devo al mio Partito, a Marco Pannella e ai miei compagni, ma anche al gratuito patrocinio offertomi da alcuni avvocati, che hanno a cuore la libertà di opinione e di parola. (Maurizio Bolognetti)