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Letture del giorno di Capodanno

filcusum
filcusum
01/01/2010 - 23:50

 

Riemergo dal torpore del pranzo di Capodanno ( tortellini, bollito e tiramisù) e mi seggo in poltrona a leggere alcune brevi frasi di Emile Cioran.


Il libro è "Lacrime e santi"

Ho ripreso in mano questo libro, dopo tanto tempo, in maniera assolutamente casuale.

Mia figlia Giulia mi aveva chiesto un consiglio su un romanzo da leggere in tre -quattro giorni.

Mi sono così messo a scorrere i titoli della mia biblioteca e alla fine, dopo averle letto molte trame e molti incipit, per invogliarla, sono riuscito a propinarle un romanzo di Mario Vargas Llosa, "Memorie della ragazza cattiva".
Credo le piacerà. Vargas Llosa è un autore fantasioso, tratteggia bene i personaggi, costruisce in maniera accattivante le storie.
Ogni tanto inciampa in qualche frase sciatta e convenzionale, di quelle che ai quali i critici falliti come scrittori- e quindi implacabili come critici- cercano ogni tanto di impiccarlo.
Ma in fondo è dagli anni 70 che Vargas Llosa sforna un libro ogni due o tre anni,alcuni dei quali notevoli, qualche scivolone ogni tanto gli va perdonato.

Comunque questo che Giulia ha iniziato a leggere è un romanzo d'amore bello e appassionante.
Credo che le piacerà. E forse piacerà anche a qualcuno di voi ( ma...non mi assumo responsabilità ; segnalo però che è uscito anche in... edizione economica).

Ma mi sono dilungato.

Dicevo che scorrevo i tioli dei miei libri per dare un consiglio a Giulia, ed ecco che mi ricapita in mano Cioran.

E mi affascina come sempre.

Anche- e soprattutto- quando mi stupisce e mi lascia perplesso.

Tre sono gli aggettivi che secondo me meglio definiscono questo pensatore singolarissimo e unico: provocatorio, ironico, acuminato.

Ma è inutile che vi racconti chi è Cioran. Alcuni lo sanno, altri possono trovare in breve tutte le informazioni che vogliono su di lui consultando i motori di ricerca.

Mi piace di più l'idea di trascrivervi qui alcune delle frasi di questo libro che mi hanno colpito una quindicina d'anni fa, quando l'ho letto la prima volta.

Le avevo sottolineate con la matita: essendo io un bibliomane, ma non un bibliofilo, qualche volta "sporco" i libri .

Ecco le frasi che mi hanno colpito. Le lascio alle vostre riflessioni di inizio anno:
- Si crede in Dio solo per evitare il monologo tormentoso della solitudine. A chi altri rivolgersi? Si direbbe che Egli accetti volentieri il dialogo e non ci serbi rancore per averlo scelto come pretesto teatrale dei nostri scoramenti.

- Gli antichi sapevano morire. Innalzarsi al di sopra della morte è stato l'ideale costante della loro saggezza. Per noi la morte è una spaventosa sorpresa.

- Dio ha creato il mondo per paura della solitudine: è questa l'unica spiegazione plausibile della Creazione.
La sola ragione d'essere di noi creature è di distrarre il Creatore. Poveri buffoni, dimentichiamo che stiamo vivendo i nostri drammi per divertire uno spettatore di cui finora nessuno al mondo ha sentito gli applausi. E se Dio ha inventato i Santi lo ha fatto solo per alleggerire un po' di più il peso del suo isolamento.
Quanto a me, la mia dignità esige che io gli opponga altre solitudini, altrimenti non sarei che un giullare in più.

- Dio si insedia nei vuoti dell'anima. Sbircia i deserti interiori, perchè a somiglianza della malattia, egli predilige occupare i punti di minor resitenza
Una creatura armoniosa non può credere in Lui. Sono stati i poveri e gli infermi a "lanciarlo", ad uso e consumo di chi si tormente e dispera.

 

6 commenti

La morte

per gli antichi spesso era associata al gesto eroico che poi veniva tramandato ai posteri : chi e' e che non ha mai sognato di vivere nel passato dove un uomo poteva cambiare il mondo?

Articolo bello e stimolante, grazie

Alcune considerazioni "a ruota libera":
1) Non credo ad alcuno degli dei delle religioni.

2) Ritengo che sia probabilmente impossibile per l’uomo, almeno allo stadio attuale della sua evoluzione, dimostrare che Dio esiste come che non esiste.

3) “Credo” nell’L’Ignoto

4) Anche se non abbiamo alcuna prova scientifica, mi pare ragionevole che la vita sia un aspetto della “materia”, che la accompagni e si esprima in proporzione alla complessificazione espressa….(una specie di pan-psichismo) e che, pertanto, non si perda nulla di importante nelle composizioni, scomposizioni e ricombinazioni (normalmente quello che è composto può essere scomposto nei suoi elementi di base, non oltre/non distrutto – normalmente “nulla si crea e nulla si distrugge”).

5) Mi parrebbe strano che venisse persa ogni conquista e tutta l’evoluzione della natura.

6) Certamente è fuori dalla nostra portata capire il senso e lo scopo della nostra esistenza e quella dell’universo stesso ma a me piace pensare ad una ipotesi: sviluppando (molto terrra terra) in un certo senso alcuni aspetti del pensiero di Hegel immagino in primo luogo, ma solo in un prima e poi logico, l’esistenza dell’”essere”, indeterminato, semplice, ecc.; poi viene la differenziazione, l’analisi, l’esperienza e la conoscenza date dalla “vita”; infine la sintesi/coscienza completa l’essere fondendo esistenza e conoscenza!?!?

7) Il pensiero che la morte potrebbe essere la fine di tutto non mi spaventa affatto: vivo sereno il tempo presente e mi godo interessi, curiosità, esperienze, progetti e tante cose che la vita può dare…. Al massimo temo un po’ il dolore, ma mi consolo pensando che passa….

A parte che crede e chi non

A parte che crede e chi non crede. Rispetto sia uno che all'altro.

E' vero, in Occdente si ha molta paura della morte: molti pensano che sia la definitiva chiusura delll'esistenza, altri pensano che vi sia un paradiso, altri ancora pensano che la morte porti alla conclusione di una esistenza e contemporaneamente si giunga ad una ennesima vita qui sul pianeta.

Ognuno pensi ciò che creda opportuno!! Ora cerco, con tutte le difficoltà del caso a portare a termine questa esistenza e poi vedremo successivamente se la morte sarà o non sarà l'annullamento di tutto. Ma con questo non intendo dire che alla morte non ci pensi, anzi spesse volte frequentando muti giardini con fiori, rifletto e a lungo sulla questione della morte e mi pongo un quesito:" quale è lo scopo della esistenza e quale è quello della morte".

♦♦♦♦

...Bentrovato Filippo, e auguri per il nuovo anno!

Ciolan sicuramente e' un tipo scherzoso

perche' sapeva sicuramente che Dio lo ha inventato l'uomo, che ha inventato pure i santi ed ha inventato anche l'inferno, il paradiso e il purgatorio. Gli uomini antichi del passato spesso non avevano paura della morte perche' credevano che sarebbero passati ad "altra vita", come gli egiziani e come i terroristi di oggi che si imbucano nella folla per saltare in aria. L'uomo moderno, specialmente in occidente, ha paura di morire perche' ha cominciato a dubitare dell'esistenza di Dio ed ha incominciato a capire che l'unica vita e' quella terrena.

Grazie davvero

per il bell'articolo. Cioran, comunque, non è risolvibile negli "aforismi" da te riportati che, presi a sè stanti, danno del Nostro un'idea alquanto falsata. Troppo facile sarebbe obiettare, difatti, a queste sue affermazioni. Sicuramente il Dio del quale si può dire, come Cioran dice, che 'una creatura armoniosa non può credere in Lui' è un perfetto inesistente ed è presente solo nell'antropomorfismo religioso. Un dio necessitante, inoltre, semplicemente non sarebbe Dio..E allora? Il pensiero di Cioran non è certo configurabile con queste stupidaggini teologiche, dal momento che lui è stato essenzialmente un soggettivista (cosa questa che, tra l'altro, me lo rende simpatico e in qualche modo affine). Personalità troppo complessa e sofferente per essere circoscrivibile con quattro battute...