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L’europa e il crocifisso. Il parlamento europeo rinvia: si attende ancora

Gina
Gina
17/12/2009 - 16:41

 si attende ancora

La sentenza della rimozione del crocifisso da parte della Corte Europea ha suscitato una pluralità di reazioni negli Stati Europei e nel Parlamento Europeo, ha riaperto una serie di dibattiti, in alcuni casi seguiti da vere e proprie proposte di legge.

Quest’ultimo è stato ad esempio il caso della penisola iberica. InPortogallo, l’Associazione Repubblica e Laicità ha approfittato della sentenza della Corte Europea nel 3 Novembre per chiedere al Ministro della Pubblica Istruzione il ritiro definitivo di tutti i crocifissi nelle scuole.

Il dibattito si era riaperto già nel 2005, per opera della stessa associazione, con il seguente sviluppo: i simboli religiosi devono essere rimossi almeno quando qualcuno è infastidito dalla loro presenza.

I crocifissi non sono ora presenti nelle aule dei grandi centri abitati, ma spesso essi permangono nelle zone decentrate. In Portogallo, però, il caso del crocefisso non è il lato più grave dell’ingerenza della Chiesa all’interno dell’istruzione pubblica: ci sono stati casi in cui vere e proprie cerimonie sono state celebrate nelle scuole con conseguenti inviti ai bambini di intraprendere la vita sacerdotale. Queste visite sono giustificate dalla Conferenza Episcopale Portoghese come casi di semplice “amicizia” o “buon vicinato”, ma non di proselitismo. Un po’ come se gli amici del circolo degli scacchi del direttore scolastico, facessero presentazioni nelle scuole con conseguenti inviti a diventare scacchisti di professione.

Anche in Spagna in seno alla commissione per l'istruzione, è stata discussa una mozione, che ha esortato il governo a rimuovere tutti i simboli religiosi dalle scuole pubbliche, chiedendo di rendere definitiva la sentenza della Corte europea.  In Valladolid e in alcune scuole dell’Andalucia i giudici si erano già espressi a favore della rimozione, nel rispetto della Costituzione spagnola. Ma le testate nazionali riportano che il governo non interverrà nella "guerra dei crocefissi” e Zapatero non ritiene all’ordine del giorno il tema dei simboli religiosi. Si prefigura comunque una discussione a riguardo in occasione della redazione del Religious Freedom Act .

Sembrano invece aver già risolto il problema la Germania e la Francia.

Quest’ultima infatti già nel 2004 per richiesta dell’Associazione Une Vandée pour tous les Vandéens, ha adottato una legge che vieta il velo islamico nelle scuole statali. La norma ha quindi chiuso la porta a crocifissi e simboli religiosi in tutti gli spazi pubblici, ad eccezione dei luoghi di culto. In Germanianel 1995, la Corte Costituzionale Federale Tedesca si è espressa sulla questione dei crocefissi nei luoghi pubblici con l’imposizione della rimozione.  

Anche qui la croce non è del tutto scomparsa dalle mura delle scuole. In Bavaria specialmente, regione tedesca di confessione fortemente cattolica, è stata inserita una clausola, il crocifisso nelle scuole rimane fino a quando qualcuno non si sente disturbato dalla sua presenza. Proprio questo tipo di decisione, più pragmatica e meno ideologica, si sarebbe aspettata la parte conservatrice del Paese da parte della Corte Europea.

Di parere completamente differente è l’ala di sinistra e più riformista della Germania, che ritiene fastidioso l’atteggiamento dei cattolici a riguardo: “sembra che ora che il problema si è presentato, solo i giudici considerino il crocifisso come un simbolo religioso e che per tutti gli altri sia solo un accessorio”. Dato che il governo italiano tutto, sia di destra che di sinistra si sta dimostrando contrario alla decisione della Corte Europea, la Chiesa Cattolica alzerà una bandiera contro la “intolleranza Laica” e con l’Italia si muoverà a favore delle radici e delle tradizioni cristiane europee magari insieme all’ Austria, dove esiste il Concordato del 1962 tra lo stato e il Vaticano, per cui nelle aule scolastiche a maggioranza cattolica ci deve essere il crocefisso e dove, come ribadisce il capo dello Stato Faynmann Werner, la rilevanza della cristianità condurrà a una difesa del simbolo su tutto il territorio. O magari insieme alla Grecia, dove già si muovono le gerarchie ecclesiastiche a prevenire una eventuale sentenza analoga.

Pure in Svizzera, nel 1990, si è verificato un episodio analogo a quello dell’Italia. Il tribunale federale elvetico ha dato ragione a un ricorso contro la decisione del comune di Cadro del Canton Ticino di esporre crocifissi nelle classi, sostenendone l’incompatibilità con la neutralità confessionale della scuola pubblica.

Si distacca l’Inghilterra da questi battibecchi mitteleuropei, considerando quasi buffa tutta la questione. Ecco quello che scrive ilTime, che, sebbene sia di orientamento conservatore, sintetizza bene l’opinione generale del paese: la presenza di crocifissi nelle scuole pubbliche e in molte aule di tribunale, sembra stridente per USA e UK, dove la separazione fra stato e chiesa è tracciata con chiare lineeIl Vaticano sta nuotando contro una crescente marea secolare: il numero di persone che rispondono no alla domanda se la religione istituzionalizzata è importante per loro (quesito Gallup 2008) cresce di anno in anno. Le fiammate tra l'Italia e Strasburgo sono anomale ed emblematiche di tale processo. La presenza del Vaticano entro i confini italiani mantiene il cattolicesimo come una parte viva della vita pubblica e del tessuto sociale, dove solo il 23% degli intervistati ha risposto "No" alla domanda del sondaggio Gallup. Ma le battaglie in gran parte retoriche come quelle sopra i crocefissi mascherano la realtà che la vita in Italia è sempre più laica e il tessuto etnico e religioso è in fase di grandi cambiamenti con l'arrivo di immigrati, di cui molti musulmani.

In riunione all’Europarlamento, si è votato il 16 dicembre a favore del rinvio della votazione sulla sentenza della Corte di Strasburgo, i parlamentari dimostrano ancora una reticenza ad esprimersi sulla questione, fatta eccezione per chi ha chiaramente espresso le sue intenzioni, pro o contro, ed è quindi intenzionato a votare al più presto.

Cos’è la Corte Europea e perché un gruppo di qualcuno, intervenga nelle faccende (private?) di uno stato, è bene spiegarlo un minimo. Essa è nata, intorno al 1950, come organo di tutela della Carta Fondamentale dei Diritti dell’Uomoche ogni stato membro ha sottoscritto a seguito dell’indignazione generale per le atrocità, accadute nella seconda guerra mondiale, nate da prese di posizione ideologiche di alcuni stati.

In altre parole la Corte di Strasburgo sorpassa il principio di sovranità degli stati membri quando alcuni diritti fondamentali dell’uomo sono minati o in pericolo 

Sminuire, quindi, il ruolo della Corte Europea nel panorama istituzionale, con affermazioni del tipo: “il crocifisso resterà nelle aule”, o “qualunque cosa decidesse la Corte, i crocefissi rimangono appesi”, compromette evidentemente la reciproca legittimazione del diritto che sta alla base dell’Europa Unita.

Ciò che stupisce maggiormente, più che la mancanza di “giustizieri laici” dediti alla rimozione, è l’accanita difesa del crocifisso, anche quando si dovrebbe dimostrare laicità e neutralità, richieste ancor più dalle nuove esigenze multiculturali. Altrimenti il “conservare” le proprie tradizioni diventa un puro “conservatorismo”, incline a trattare ogni proposta di cambiamento come un attacco fanatico.

Non è né ovvia né universale l’idea che il crocefisso sia un simbolo di bontà e di umanità. Sebbene siano riconosciute le opere caritatevoli della Chiesa Cristiano Cattolica nel tempo, le missioni di pace, messaggi d’amore imprescindibili e comuni a molti sistemi culturali (p.es. principio di eguaglianza), sono altrettanto risapute le circa 100 milioni di persone perseguitate/uccise/ghettizzate in nome del Cristo in 1800 anni di storia di questa religione, così come le tendenze patriarcali e scioviniste, le persecuzioni scientifiche e culturali contro gli eretici, le inquisizioni.

Non è diabolico relativismo cogliere i significati antitetici di uno stesso concetto o di uno stesso simbolo, è semplicemente coscienza critica della storia.

La soluzione della Bavaria, non è stata definitiva sulla via di una totale imparzialità dello stato, ma allo stesso tempo non è stata lesiva di questo stesso principio.  La Corte Costituzionale non ha fatto lo stesso nel 2004 in Italia, quando ha respinto come inammissibili i reclami dei genitori che si sentivano non rispettatati da quel simbolo, aprendo di fatto la strada a una sentenza di divieto della Corte Europea e a un processo di laicità che ai meno aconfessionali può sembrare un’imposizione, ma che di fatto è una normale evoluzione del diritto e del secolarismo.

       

Antonella Tramacere

 

Link utili:

http://andiamo.blogs.liberation.fr/mongin/2009/11/litalie-décrucifiée.html