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Esperimenti democratici

Esperimenti democratici (blog nato in occasione dell'omonimo BarCamp del 2008) è una finestra aperta sugli strumenti necessari per coinvolgere i cittadini nel processo democratico. Qui si da voce a comitati, movimenti, cittadini e associazioni direttamente impegnati su questo terreno.

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La democrazia diretta per riformare il sistema politico. Il progetto del coordinamento per i referendum deliberativi

Diego Galli
Diego Galli
04/08/2009 - 13:49

Chissà se il risultato più disastroso delle storia dei referendum porterà una riflessione sull’istituto referendario e sulla necessità di una sua riforma. Lo sperano i parlamentari e i comitati che il 15 luglio scorso hanno presentanto alla stampa alcune proposte di legge per la riforma dell’istituto referendario. Riforme non da poco, perché di rango costituzionale. Tuttavia, necessarie quanto mai in passato, come hanno tentato di spiegare il senatore altoatesino Oskar Peterlini insieme alla senatrice radicale Donatella Poretti.

La registrazione audio della conferenza stampa

In tutto questo stupisce la confusione e l’incapacità del Pd, anche dei suoi esponenti apparentemente più sensibili. La senatrice Adamo è venuta ad illustrare una sua proposta di riforma, con tanto di citazione del programma elettorale del Pd con le solite formule da bignami (anche se poi sono 300 pagine) come “democrazia decidente”, che non prevede l’abolizione del quorum, ma semplicemente il suo adeguamento non agli aventi diritto ma agli elettori delle votazioni precedenti. Ovviamente ha detto che “laicamente” (un termine scomodato solo quando non c’entra nulla con i temi in discussione) se ne discuterà in commissione.

Presente anche il senatore Ceccanti, che ha espresso l’intenzione del Pd di una pronta calendarizzazione in commissione (mentre la maggioranza fa sapere che vuole presentare una propria proposta prima di parlare di calendari).

La novità è che intorno a queste ipotesi di riforma dell’istituto referendario è sorto un coordinamento di comitati e associazioni. Il nome è complesso ma chiaro: “Coordinamento sovranità popolare per i referendum deliberativi senza quorum”. Il portavoce è Pino Strano, già presente al BarCamp organizzato da RadioRadicale.it l’anno scorso a Roma. Il sito: www.refdeliberativi.net

La spinta verso maggiori poteri referendari parte dal basso. Non a caso, la proposta di legge presentata dal senatore Peterlini è stata scritta da Thomas Benedikter, del comitato di Bolzano “Più democrazia”. Questa campagna, partita più di 10 anni fa su proposta di un comitato trasversale presieduto dal verde langheriano Stephan Lausch (altro protagonista del Barcamp “Esperimenti democratici”), giunge il prossimo 25 ottobre ad un punto di svolta. Gli elettori della provincia autonoma di Bolzano saranno chiamati a votare per un referendum propositivo che, se passasse, renderebbe Bolzano un pezzo di Svizzera in quanto a poteri referendari. Abolizione del quorum, referendum abrogativi e deliberativi, iniziative popolari, possibilità di 3 tornate referendarie all’anno, libretti esplicativi inviati ai cittadini prima del voto.

Un’iniziativa analoga si tiene a Rovereto ed è in preparazione a Vicenza. Ma il tema della democrazia diretta sembra destinato a propagarsi, almeno stando alla ricerca effettuata dall’associazione OfficinaDemocrazia, che ha monitorato gli statuti di 74 diverse associazioni di cittadini constatando che il 66% contengono riferimenti alla democrazia partecipativa, e i programmi elettorali di 71 liste civiche presenti alle ultime amministrative, in 34 delle quali apparivano indicazioni a favore della democrazia diretta. In un caso, quello di Forlì, la lista civica esprime addirittura il sindaco vincente della città.

Sembrano quindi essere presenti, questa l’analisi del coordinamento, le condizioni per una campagna per l’istituzione di strumenti di democrazia diretta a livello locale. Nell’opuscolo distribuito alla conferenza stampa dal coordinatore del meetup “Movimento per la sovranità popolare”, l’ex radicale Paolo Bonacchi (che dei radicali conserva la verve, ma anche alcune idee, come l’abolizione del sostituto d’imposta), si legge: «La legislazione vigente ci consente un’unica possibilità: cominciare dai piccoli comuni, introducendo i referendum popolari di inziativa e di revisione (...). Gli statuti degli enti locali rappresentano una grande opportunità per la riforma del nostro sistema politico, e un vero e proprio tallone d’Achille del regime partitocratico italiano».

Il coordinamento nasce quindi niente poco di meno con l’ambizioso obiettivo di trovare il grimaldello per una riforma del sistema politico italiano, con una precisa strategia di azione. «Una riforma così concepita richiederebbe quindi un’azione lucida, coordinata e decisiva da parte di Movimenti o Liste Civiche federate a livello nazionale decise a ribaltare dalla periferia i rapporti tra il potere dello Stato e quello dei cittadini. (...) Queste liste, gruppi e movimenti, oltre che perseguire obiettivi politici peculiari dei propri territori, dovrebbero porre come prerequisito del proprio programma elettorale, una riforma radicale dello statuto del consiglio comunale o provinciale per il quale si candideranno».

Intanto, l’appuntamento è a Bolzano il prossimo 25 ottobre. La proposta di ampliamento dei poteri referendari dei cittadini necessiterà, per entrare in vigore, di raggiungere il quorum previsto del 45%. Se accadesse, si tratterebbe di un apripista per altre regioni, province e comuni.
Stephan Laush, coordinatore dell’iniziativa Più Democrazia in Alto Adige, sostiene che «la democrazia diretta ha la capacità di migliorare la democrazia rappresentativa, sia grazie alla possibilità per i cittadini di decidere su questioni che li riguardano, sia in modo indiretto, come strumento di controllo sull’attività degli eletti, che dovranno confrontarsi preventivamente con gli orientamenti dei cittadini, perché altrimenti questi avranno la possibilità di modificare le legge approvate».

Contemporaneamente, certo, si tenterà di incardinare l’iter dei disegni di legge di riforma del referendum depositati in parlamento. Con l’auspicio, espresso da Thomas Benedikter nel corso della conferenza stampa, «che il Pd, grazie alla spinta della presenza dei radicali, possa farsi forza per portare avanti questa battaglia anche per le prossime elezioni, inserendo questa riforma nel suo programma elettorale»


Appendice: Democrazia diretta e federalismo alla svizzera partono dallo statuto del coordinamento

Come si legge nell’atto costitutivo del coordinamento:
«Le regole decisionali ricalcheranno quelle della confederazione svizzera: diventa decisione del coordinamento ciò che viene approvato dalla maggioranza delle organizzazioni che lo compongono e dalla maggioranza dei singoli membri.
Inoltre come nella confederazione elvetica ci sono cantoni che contano meno perchè piccoli (in numero di cittadini) così anche nel coordinamento le organizzazioni avranno un numero di "macrovoti" in ragione del numero degli iscritti al coordinamento di ciascuna: 3 macrovoti per quelle con più di 500 iscritti, 2 per quelle da 100 a 500 iscritti, 1 per quelle da 30 a 100 e 1/2 per quelle da 10 a 30».

Statuto federativo, dunque, con possibilità di adesione non solo individuale, ma anche di gruppi organizzati.

Significative alcune disposizioni previste nel regolamento dell’assemblea. Eccone alcune:

«lo spazio verrà preferibilmente organizzato in modo circolare, col tavolo della segreteria in posizione visibile ma non “dominante”»

All’inzio dell’assemblea il tempo totale di durata previsto è diviso per il numero dei partecipanti in modo da assegnare a ciascuno un tempo uguale di intervento. Ognuno può assegnare il proprio tempo a un altro associato, da cui si ritiene rappresentanto nel suo pensiero:
«Sono possibili due forme di intervento: individuale o collettivo. - L’intervento INDIVIDUALE viene effettuato nell’ambito del proprio Tempo Individuale (TI). - L’intervento COLLETTIVO viene calcolato proporzionalmente a carico dei vari TI dei sostenitori dell’intervento».

Lo stile BarCamp è in qualche modo codificato:
«Durante gli interventi è data facoltà ai presenti di richiedere di interrompere l’oratore per chiarimenti o brevissimi commenti. E’ facoltà dell’oratore concedere o meno tale interruzione. Il tempo per l’interruzione è a carico del TI dell’oratore. La richiesta di interruzione viene segnalata alzando la mano verso l’oratore».

Sessione non dd stretta:
«In questa modalità i partecipanti potranno organizzare il loro tempo secondo le proprie necessità ed invitare altri membri a formare dei gruppi di discussione, o a prendere visione di loro produzioni. In generale si invitano, i partecipanti a formare autonomamente dei gruppi che organizzeranno liberamente la propria discussione. Potrà essere anche decisa una suddivisione per gruppi di lavoro. Come potranno essere decise altre modalità; per esempio una fase di discussione libera, o a dibattito... »

«Ferme restando le regole per le assemblee fisiche, la partecipazione può avvenire anche per via telematica. Sarà cura delle segreteria verificare che esistano le condizioni tecniche minimali perchè la partecipazione in via telematica possa essere equiparabile a quella fisica».

1 commento

Sovranità popolare come prerequisito.

l'articolo I comma 2 della carta straccia costituzionale italiana recita: "La sovranità appartiene al popolo" (omissis)

Quale traccia trovate di questo fondamentale principio nella nostra vita quotidiana di sudditi del sistema partitocratico italiano? I "cittadini" italiani hanno qualche effettiva possibilità di incidere sul modo in cui una casta di privilegiati al soldo di potentati finanziari e di lobbies politico-criminali fa strame di qualunque speranza di serenità, prosperità, speranza e giustizia in questo paese abbandonato da Dio?

allego parte di un testo scritto assieme a Paolo Bonacchi, intitolato "Il Federalismo Tradito", scritto in occasione delle parole farfugliate da Bossi circa l'intervento in Afghanistan. In questo scritto si delinea ciò che intendiamo per Stato Federale, cioè uno stato basato sulla SOVRANITA' DEI CITTADINI SUGLI ELETTI.

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Questi prevaricatori per talento naturale, illusi di poter disporre del potere supremo di uno stato sovrano, centralista, oligarchico, elitario ed assoluto, credono di poter fare in nome del popolo italiano tutto quanto passa loro per la testa, indipendentemente dal fatto che sia, oppure no, condiviso dalla maggioranza delle persone.

Ma di nuovo, tutto questo non sorprende. Quello che invece desta meraviglia è l'atteggiamento di Bossi e di Calderoli nei confronti dell'idea che da sempre dicono di voler realizzare: il Federalismo. Se avessero avuto un minimo di coerenza con i principi culturali sui quali si basa questa forma di stato e di governo, avrebbero reclamato a gran voce il diritto del popolo a decidere se è economicamente ed eticamente vantaggioso inviare truppe all'estero per simili imprese. Invece, quanto è avvenuto con la sottomissione dei capi della Lega al volere della coalizione politica che governa il Paese con metodi illegittimi e paracriminali, non è altro che l'esplicita sudditanza dei due capi leghisti (e con loro tutto lo stato maggiore) al potere centralista di quella che un tempo definivano “Roma ladrona”. Come può il capo carismatico (sic) della LN fingere di ignorare che in un modello Federale la decisione sovrana su un tema di questa natura spetta ai Cittadini. Bossi ha eletto a sua residenza Gemonio, un comune del Varesotto posto a 24 chilometri dal valico di Ponte Tresa, attraverso il quale si accede al territorio svizzero. Viene da chiedersi se abbia mai fatto una capatina verso l’ignoto, appena al di là del confine.

Oggi, diversamente da quanto avveniva nei primi anni novanta, la Lega Nord si è prostituita al potere che un tempo affermava di voler combattere. La coerenza con lo spirito leghista dei primi anni, quando ancora Gianfranco Miglio serviva da àncora culturale della Lega, vorrebbe che il partito, proprio in nome dei principi Federalisti, insorgesse contro una decisione presa a Roma da un potere chiaramente illegittimo. Non illegale, la legge può essere forgiata su misura degli interessi dei potenti, ma certamente illegittimo per un Federalista, in quanto la legittimazione della maggioranza delle persone responsabili sui fatti specifici è il requisito principale del Federalismo. Questa dottrina pone lo Stato al servizio dei cittadini per il bene comune. La maggioranza partitica al potere pone invece i cittadini al servizio di un mostro informe che è la maschera dei partiti. Un mostro che per pura convenienza elettorale, o per agitare una velata minaccia, tutti i politici chiamano Stato.

Chi un tempo aveva creduto che il Federalismo della Lega potesse costituire in qualche modo una auspicata antitesi alla forma di stato e di governo centralista ed oligarchica, oggi si deve ricredere, perché il partito è diventato complice del sistema di potere dello stato moderno, tirannico, accentrato e accentratore, che è esattamente l'opposto dello stato Federale un tempo promesso e oggi tradito.

Le ragioni di questo fatto sono molteplici. Lasciamo ai lettori la facoltà di invocare il bassissimo profilo morale e l’opportunismo senza vergogna di alcuni personaggi. Ma restando ai fatti, uno dei motivi fondanti è la totale assenza di cultura Federalista degli esponenti di spicco della Lega Nord. Non a caso Gianfranco Miglio, federalista di grande valore, ha scritto in Io, Bossi e la Lega, Mondadori, p. 48: “ Il “federalismo” era per il segretario (Bossi, N.d.A.) e per i suoi accoliti uno strumento per la conquista del potere, una specie di “piede di porco” con il quale scardinare le difese degli avversari”.

Indubbiamente il partito di Bossi ha avuto successo ed usando il Federalismo come un “piede di porco” è riuscito ad entrare nelle stanze del potere. Ma è lecito chiedersi se questo successo sia dovuto ad una concezione appropriata del Federalismo, oppure al fatto di aver usato questa parola strumentalmente, senza conoscerne esattamente il significato, facendo leva sulla confusione tra Federalismo e autonomismo, nonché sull’anelito di autodeterminazione e sul senso di estraneità al paese Italia così prevalente tra le genti del nord.

Purtroppo per i leghisti, la vera natura della politica risiede nella “cultura” e prima o poi questo dovrà emergere anche nello stagno putrido della politica italiana. Alla lunga, i nuovi strumenti di comunicazione di massa permetteranno di chiarire l'abominio che la Lega ha perpetrato nei confronti del Federalismo, che è una forma di stato e di governo basato sulla sovranità popolare e non uno strumento per scardinare il sistema al fine di per perseguire un potere personale o di gruppo.

È, questo, un auspicio che tutti dovrebbero condividere, per restituire vitalità, vigore, ma anche dignità e decoro al significato di democrazia e di repubblica. Questi termini sono stati nei secoli le culle di una grande idea dello Stato che l'umanità, piaccia o no, sarà costretta ad adottare se non vorrà vivere, nei prossimi secoli, dominata dalla concezione assolutista dello Stato moderno. Federalismo è superamento dello stato moderno. Federalismo è primato dei Cittadini sui governanti. Federalismo è primato delle comunità locali sul centro. Federalismo è ricostruzione del tessuto sociale ed economico sulle fondamenta del senso di comunità, sul rispetto dell’ambiente e della storia dei territori, sul primato dell’interesse generale su quello particolare, delle maggioranze disarmate sulle minoranze di potenti. Primato dei diritti naturali degli individui. Primato della composizione pacifica e dialogata dei problemi, uno per volta, da risolversi stipulando contratti tra la maggioranza dei Cittadini e gli eletti, questi ultimi ligi funzionari e fedeli esecutori della volontà dei Cittadini. Contratti che premino il volere della maggioranza nel rigoroso rispetto dei diritti naturali degli individui e delle minoranze. È la costruzione di un futuro modernissimo ma amministrato e regolato su misura del volere dei veri e unici titolari di qualunque decisione: i Cittadini sovrani e le loro comunità, a partire dai liberi individui e dalle loro famiglie.

Per Sovranità Popolare: www.sovranitapopolare.net

Paolo Bonacchi e Giacomo Consalez.