Kosovo dalla battaglia di Kosovo Polje, combattuta nel 1389 al Tribunale dell'Aja
che riguardano il Kosovo nel Teatro internazionale. In pratica, non è facile portare all’attenzione dei nostri ascoltatori le varie questioni in campo in modo preciso ed analitico anche.
Pero, rimandendo sul Kosovo e Tribunale penale internazionale sulla Ex Jugoslavia, in vista degli sviluppi politici sia in Serbia sia in Kosovo e certo all’Aja, dobbiamo aggiungere che siamo gia alla vigilia del processo presso la Corte sulla verifica della legittimità d`indipendenza, chiesto da parte di Belgrado.
A questo punto visto che abbiamo esaurito tramite la corrispondenza del sabato scorso il punto di vista Albanese al riguardo del tema, io vorrei aggiungere che dall’altro canto bisogna riccordare che dalla parte serba è mancata fino ad ora una seria volontà di collaborare con questo strumento della giustizia internazionale a portare dietro le sbarre i presunti criminali serbi di guerra.
Invece, parte Albanese del Kosovo sia tramite l’ex Premier Ramush Haradinaj, attuale presidente del partito per il Futuro del Kosovo, sia con il Ministro Haraqija, membro della Lega Democratico del Kosovo si sono detti disponibili sin dall’inizio a collaborare con il tribunale internazionale esprimendo anche fiducia sull’imparzialità di questo strumento.
Personalmente spero e mi auguro che questo strumento della giustizia internazionale non si faccia influenzare dal gioco politico di Belgrado poiché se cosi fosse suonerebbe molto male, dato che come ho gia’ detto la collaborazione delle autorità serbe con il Tribunale non è stata molto soddisfacente.
Vorrei riccordare ancora una volta che la reazione degli Internazionali dovrebbe capire meglio la simbolica Balcanica al riguardo della storia loro e le loro convinzioni geo-politiche al cofronto di un’altro e dell’Occidente stesso.
Il 17 aprile Il presidente serbo Boris Tadic, ha visitato il Kosovo formalmente per i festeggiamenti del Venerdi' Santo ortodosso, lanciando un messaggio di pace, ma ribadendo allo stesso momento il “no” all'indipendenza del Paese.
''Il mio messaggio di oggi a Decani e' un messaggio di pace per i serbi, albanesi, per la pace per tutte le persone che vivono in Kosovo, nella nostra Serbia'', ha detto chiaramente Tadic, dopo aver acceso una candela in chiesa...
Non a caso l'arrivo di Tadic in Kosovo coincideva con la scadenza del termine del 17 aprile, entro il quale Pristina e Belgrado dovevano presentare le proprie osservazioni alla Corte internazionale di giustizia, a favore o contro l'indipendenza del Kosovo.
A quanto si e' appreso, la visita si e’ svolta anche se il governo del Kosovo si era rifiutato di far entrare Tadic, pero tornata sulle proprie posizioni dopo ''la forte pressione diplomatica'' da parte degli Stati Uniti e dell'Unione Europea.
Pero, come svolta la visita del Presidente serbo, Boris Tadic, a Decani in Kosovo tramite un elicottero della KFOR, ed una decisione informale da parte del premier Kosovaro Hashim Thaci, quale ha deciso di consentire la visita di Tadic: "considerato il fatto che la libertà religiosa è garantita da tutte le convenzioni internazionali, e che il governo del Kosovo considera la visita come completamente privata e di natura religiosa " - tutto questo secondo il mio parere personale diventa piu complicata!
A questo proposito vorrei far notare la data scelta per l'insediamento del parlamento dei serbi kosovari, il 28 giugno scorso, il giorno di San Vito e dell'anniversario della battaglia di Kosovo Polje, combattuta nel 1389, in cui l'esercito serbo cristiano cercò di opporsi all'avanzata degli ottomani musulmani. In realtà, le cosse non andarono esattamente così. Come sempre i fatti storici sono molto più complessi, ma purtroppo non manca ancora oggi chi casca in interpretazioni artificiali e manipolate della storia.
Infatti e purtroppo, la stessa contrapposizione etnica e religiosa si respira ancora in Kosovo, sette secoli dopo nella città di Mitrovica rappresenta ancora in pieno tale divisione. A questo punto, vorrei aggiungere che la mia opinione è che se i Serbi vogliono essere organizzati su base religiosa ed etnica come se fossimo fermi a sette secoli fa, è di certo un loro diritto. Ma dall’altra canto, è dovere di chi ha responsabilità politiche dire a loro che oramai nessuno considera la religione come base dell'organizzazione amministrativa e politica, almeno in uno stato moderno occidentale, come vuole essere la Repubblica del Kosovo.
E poi gli storici indipendenti dovranno dire loro che nella battaglia contro gli ottomani combatterono anche tanti albanesi e d’altre nazioni regionali e che nessuno parla di loro a Belgrado poiché seguano la strategia antica del “dividi et impera”.
Secondo me, chi a Belgrado continua a sostenere queste interpretazioni storiche vuole fare della città di Mitrovica ed altre zone del Kosovo il teatro di una simile divisione religiosa ed etnica, con una zona serba cristiana e una zona albanese musulmana.
Visto la ultima visita dell presidente serbo Boris Tadic, noto come “ Europesita” in Kosovo per i festeggiamenti del Venerdi' Santo ortodosso, dobbiamo aggiungere che oramami risulta certa che il prossimo 22 giugno 2009 intorno al monastero ortodosso di Gracanica, centinaia di serbi kosovari celebreranno ancora una volta la battaglia di Kosovo Polje pregando ancora per il ritorno del Kosovo sotto la sovranità serba cristiana ortodossa...
PS:
Questo e' una parte della corrispondenza mia per la puntata di Speciale Passaggio a Sud Est oggi il 22 parile 2009 a Radio Radicale. La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli ed è riascoltabile come tutte quelle precedenti sul sito di Radio Radicale.
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