"Quei blitz dei vigili urbani che non servono a niente". La riflessione di Franco Carletti, magistrato di Cassazione
A proposito di blitz contro i vu-cumprà “mi chiedo a cosa servono questi grandi spiegamenti di forze, separate e congiunte, contro un fenomeno che per sè non desta grande preoccupazione ma soltanto indifferenza ed ironia”. Con queste parole inizia una riflessione dell’ex pretore di Pietrasanta, e magistrato di Cassazione, Franco Carletti. “I blitz non sono preceduti nè seguiti da indagini serie per troncare la catena “criminosa” e impedire che si riproduca”. Il tutto secondo l’ex pretore “si riduce a qualche esibizione motorizzata dei corpi di polizia locale e addolcisce gli istinti repressivi di alcune fasce dell’opinione pubblica, nonchè gli istinti esibizionisti di alcuni “poliziotti” frustrati”. Una domanda che come magistrato giudicante Carletti si è chiesto tante volte quando era Pretore a Pietrasanta e ha dovuto concludere che “i veri motori di tali iniziative sono gli interessi, non tanto occulti, delle imprese italiane proprietarie dei marchi che si assumono contraffatti dagli oggetti messi in vendita dagli ambulanti stranieri: “ho dovuto concludere che questi interessi non perseguono tanto l’interruzione di un commercio indubbiamente abusivo, ma, insieme, la sua perpetuazione e la sua persecuzione esibitoria, a monito del pubblico e a pubblicità dei propri “autentici” prodotti che evidentemente non hanno di solito pregi particolari, che si impongano da sè e, quando dei pregi vi sono, essi sono facilmente imitabili; bisogna quindi sottolinearli, non già impedendo le imitazioni, ma perseguendone in maniera eclatante il commercio”. “Le operazioni dei vigili urbani e degli altri poliziotti contro i vu-cumprà, di solito neri e clandestini, - prosegue il magistrato - hanno solo uno scopo e un valore pubblicitario; i vigili urbani e i poliziotti sono utilizzati non per impedire che il reato sia portato ad ulteriori conseguenze, come impone il codice, ma come agenti pubblicitari per garantirsi una differenza di immagine, che spesso non esiste e che a sua volta garantisce il profitto”. Scopo lecito, questo, certamente, “specie in un clima di liberismo imperante e proclamato, ma su questa strada non particolarmente degno dell’impegno profuso dai nostri poliziotti, che potrebbero dedicarsi ad indagini molto più importanti e difficili, anche se meno gratificanti. Il comportamento clamoroso, reiterato e riduttivo dei vigili repressori si può spiegare in vari modi, non ultimo qualche particolare incentivo di varia fonte. Resta il fatto che esso copre un’omissione altrettanto clamorosa, quella delle indagini relative ai produttori del materiale contraffatto”. Perchè non vengono mai fatte? Chiediamo. “Se contro i rivenditori ambulanti può ipotizzarsi il reato di ricettazione, ben più grave ricettazione, reiterata e continuata, va ipotizzata nei confronti delle imprese che producono e rivendono tale materiale agli ambulanti. Ma contro queste nessun blitz, anzi nessuna doverosa indagine neppure per identificarle viene fatta”. Eppure non sarebbe difficile, basterebbe seguire qualche ambulante quando va ad approvvigionarsi ai centri di produzione e distribuzione come ha fatto di recente la Guardia di Finanza, facciamo notare.”Nell’affare sarebbero coinvolti anche degli italiani, e forse questi blitz non servirebbero per lo scopo politico che si ripropongono, quello cioè di perseguire gli immigrati di colore, come responsabili dei veri mali di questo paese ma emergerebbe anche qualche specifica responsabilità delle ditte produttrici della merce autentica”. L’augurio che il giudice Franco Carletti si fa è che queste sue riflessioni siano “utili a qualche magistrato giudicante e prima ancora a quelli della pubblica accusa, che tali indagini potrebbero efficacemente utilmente invocare o promuovere”.
Letizia Tassinari
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