Lettera aperta a Rita Bernardini e Sergio D'Elia
f.c.Cari Bernardini e D'Elia
Inizio questa lettera offrendovi la mia solidarietà per gli insulti e gli attacchi ricevuti.
La condizione di chi sta in carcere in Italia è per diversi aspetti inquietante e avete fatto bene ad occuparvene . Nella fattispecie in questione, poi, avete avuto anche coraggio a farlo, visto il clima ( affrontare l'impopolarità per una causa giusta non è da tutti, bisogna riconoscerlo).
Detto questo però debbo dirvi che, a mio avviso, c'è in Italia qualcosa di molto più inquietante della questione per la quale vi siete battuti.
E questa cosa MOLTO PIU' INQUIETANTE è L'INCERTEZZA DELLA PENA.
Non c'è niente di più facile che farla franca.
E non parliamo solo di Previti ( che alla fine ha scontato solo pochi giorni di carcere per un reato gravissimo) .
Parliamo degli stupratori di "buona famiglia", quelli che, solo perchè incensurati, vengono rimandati a casa dopo una notte in questura, in attesa di un processo nel quale il combinato disposto di fedina penale pulita e di attenuanti generiche produrrà una pena irrisoria e offensiva per le vittime.
Parliamo di coloro che fanno stalking ( e subiscono una pena solo in caso di morte o aggressione delle loro vittime, sempre che non riescano a provare la loro infermità mentale)
Parliamo di quelli che mettono a repentaglio la vita dei lavoratori, facendoli operare senza il rispetto delle regole di sicurezza.
Parliamo di quelli che commettono il reato di truffa o di aggiottaggio, derubando dei loro averi tanti piccoli risparmiatori.
Insomma ( potrei continuare con un lungo elenco) ci sono troppe persone deboli, fisicamente, economicamente, psicologicamente in Italia che corrono il rischio di essere offese o danneggiate senza avere la certezza che chi commette dei reati nei loro confronti ne subisca le conseguenze.
Insomma, cari Bernardini e D'Elia, la domanda è lecita: una battaglia per la certezza della pena è veramente una battaglia così di destra, così di retroguardia da doverla lasciare in ostaggio ad altri?
Attenzione, perchè corriamo un rischio paradossale,
E il rischio è questo.
I politici conservatori continueranno ad intercettare i voti dei ceti deboli, mostrandosi a parole sensibili alle offese e agli oltraggi di cui essi sono vittime potenziali ,salvo poi disinteressarsene all'atto pratico ( vedi ultimamente i vincoli sulle intercettazioni e sulla class action).
I politici progressisti, quali voi e molti altri, continueranno ad apparire come quelli che, invece di farsi concretamente paladini dei più deboli, preferiscono far sentire la loro voce a tutela dei violenti.
So benissimo che così non è , ma voi sapete meglio di me che così finisce per sembrare. E questo è ciò che "conta" nelle democrazie "mediatiche".
Insomma in buona sostanza, cari Bernardini e D'Elia, continuate pure la vostra battaglia, ma, se non volete essere equivocati e fraintesi, intraprendetene anche un'altra per la certezza della pena.
Perchè battersi per una pena certa è battersi per i più deboli.
E un radicale dovrebbe farlo sempre.
Cordialmente e con stima.
Filippo Cusumano.
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20 commenti
Mi pare ineccepibile ...
Dare la solidarietà a Rita e Sergio e chiarire a chi ancora non lo ha capito ch ecertezza della pena vuol dire prendere chi delinque con certezza e non torturare a vita i pochi che prendi e che hanno cattivi avvocati ...
Saluti Cordiali
La certezza della pena non esiste
Scrivo di cronaca giudiziaria quotidianamente e di incertezze della pena ne ho esempi infiniti. Sempre che si arrivi ad una sentenza di condanna! Visti i tempi dei processi e il sopraggiungere della prescrizione. La giustizia oggi è piu' a difesa di chi delinque che di chi ad essa si rivolge per vedersi tutelato. Dura lex sed lex è un detto ormai che non condivido piu'.
Ciò che scrive Filippo è
Ciò che scrive Filippo è corretto, e credo che lo ammetteranno anche Bernardini e D'Elia. Le tre battaglie civili (certezza della pena, onere della prova a carico dell'accusa e sistema carcerario non disumano) sono compatibili, e la storia radicale lo dimostra; a volte, però, sbagliare i "tempi" - seppure per eccesso di buona volontà - rischia di comprometterne il buon esito.
Devo dire sinceramente
che la questione della "certezza della pena" non mi appassiona. Almeno se non rispetto a un effetto deterrente che non quantificherei elevatissimo. Mi sono sempre chiesto se esista davvero una differenza fra il chiedere "vendetta" e il chiedere "giustizia". Se pure una differenza esiste, direi che è assai labile. Per altri versi certi desideri di rivalsa di chi risulta parte lesa in un reato è del tutto naturale. Personalmente sono ben più interessato all'aspetto della prevenzione. E sono fortemente garantista rispetto a chi è indagato. Se è vero che fino a sentenza definitiva (dopo tre gradi di giudizio) vale la presunzione di innocenza, io credo che in questo paese vi sia un sistematico e inaccettabile abuso della carcerazione preventiva. E' una mia impressione, da persona sostanzialmente profana in Diritto. L'errore di Rita Bernardini sta nell'aver diffuso notizie che gettano sospetti non gravi, ma gravissimi, su rappresentanti delle nostre Istituzioni. E tuttavia non sono accompagnati da alcuna denuncia da parte dei rumeni che anzi negano al riguardo; pertanto il fango lanciato dalla Bernardini è destinato a rimanere. Questo comportamento è, secondo me, assai meschino a prescindere dal fatto che indichino o meno delle verità. I radicali si sono senpre contraddistinti per l'importanza che davano al "metodo" prima che al "merito" e alle questioni di principio, come l'importanza della legalità. Che siano in una fase avanzata di degrado non è una novità. Dopo il mobbing a Capezzone ho cominciato a sentirmi sempre più distante da chi ho votato per circa vent'anni. Oggi, se cerco altri punti di riferimento, è proprio perchè mi sento ancora, nei principii, radicalmente Liberale.
Mi intrometto con un articolo
Mi intrometto con un articolo di oggi su un nuovo stupro di gruppo di exstracomunitari: Sono davvero tanti quelli concentratisi in questi giorni.Preoccupante. Non fosse una conseguenza della punibilità dei compratori di sesso? il fatto sarebbe avvenuto intorno alle 22 del 28 gennaio. indagini in corso
Stupro di gruppo su un treno del Passante
Denuncia di una giovane sudamericana: aggredita da immigrati su una carrozza, alla fermata Repubblica
MILANO - Una donna sudamericana di 28 anni, madre di una bambina, ha denunciato uno stupro che sarebbe avvenuto su un treno del Passante ferroviario, in un tratto del centro di Milano. Ad aggredirla, mentre si trovava sola e semiaddormentata nella carrozza, sarebbero stati quattro stranieri, due dei quali avrebbero abusato di lei. Sulla notizia, al momento, c'è il massimo riserbo anche per le condizioni di salute della donna, che soffre di crisi epilettiche. Proprio per questo motivo la polizia, che indaga sul caso, non ha elementi certi per confermare l'episodio, che secondo quanto denunciato sarebbe avvenuto mercoledì scorso intorno alle 22, all'altezza della fermata di piazza Repubblica.
03 febbraio 2009
Bernardini e D'Elia
hanno dichiarato di aver ricevuto segnalazioni dal mondo carcerario sui maltrattamenti cui erano sottoposti i Romeni arrestati e di aver ottemperato al loro dovere istituzionale di atti varsi per garantire l'osservanza delle regole.
Conforta il fatto che anche nell'universo carcerario ci siano persone sensibili alla legalità, ma mi permetto di osservare che sarebbe doveroso estendere a tutti questa sensibilità.
Certo è doveroso denunciare gli abusi
commessi sui carcerati, ma in questo caso al posto della Bernardini lo avrei fatto senza il risalto mediatico. Il reato commesso è odioso e la scarcerazione immediata di due degli arrestati risulta intollerabile per chi a caldo non può comprendere le necessità dei vincoli legali. Direi che si tratta di un'istanza giusta portata avanti nel modo sbagliato: per difendere Caino in questo caso dovevano trovare sistemi diversi dal cancan mediatico. Hai ragione, Filippo: sarebbe inoltre ora che i radicali perorassero molto semplicemente anche la causa di Abele e dei poveri cristi.
Caro Filippo, anche se i
Caro Filippo, anche se i destinatari della tua lettera aperta sono i compagni Rita e Sergio, mi hai chiesto di esprimere il mio punto di vista. Che dire? Il tono della tua lettera è correttissimo ed il contenuto irrefutabile.
La certezza della pena...
consegue alla certezza del diritto. E questa non è 'roba nera'. Ciò che emerge dalla pubblica opinione è qualcosa di molto diverso...e di qualcosa di molto pericoloso. Si tratta dell'idea nascosta dietro le parole, solo in apparenza miti e ragionevole, "decoro", "sicurezza", "pulizia" e "rispetto delle regole", che molti confondono nell'osservanza di norme ricalcate esattamente sulla paura- giustificata- dei cittadini. E la paura produce senso di frustrazione, e quest'ultima rabbia ed intolleranza.
E' purtroppo l'antica aspirazione che potrebbe esprimersi nel "libera nos a malo" di origine religiosa. E se ci limitiamo a quest'ambito, è legittimo concepire la lotta contro ogni manifestazione del Male. Il nostro, tuttavia, dovrebbe essere uno stato di diritto, chiamato, attraverso la pena e dopo un giusto processo, di concorrere ad abbassare il livello di violenza presente nel corpo sociale, attraverso la concretizzazione del binomio libertà-responsabilità. Scopo che dovrebbe appartenere anche alla politica, chiamata ad effettuare la mediazione fra interessi conflittuali e nel quadro dei diritti costituzionali indisponibili. Se non ho detto sino ad ora delle bestialità, la conseguenza consiste nell'adozione di un modello processuale di tipo anglosassone- insieme ad una legge efficace sul gratuito patrocinio- allo scopo di evitare che venga assolto solo chi è ricco.
Alla fine, dopo un procedimento penale nel quale le parti siano effettivamente pari di fronte un giudice terzo, la pena irrogata deve essere mandata ad esecuzione.
Voglio aggiungere ancora qualcosa. Se il processo non si svolge in termini ragionevoli; se i Pm non si identificano con chi svolge il ruolo giudicante (e viceversa); se il carcere non è un luogo soltanto afflittivo e soprattutto se non sia un luogo per la "giustizia" secondo la sottocultura criminale, o per quella di guardie di custodia o di altri agenti con funzioni di ps, forse il l'esecuzione della pena cesserà d'essere considerata "populista". M
Anche io
sono convinta che, a muovere minacce e polemiche, sia una sostanziale mancanza di fiducia nella giustizia.Credo che siamo tutti d'accordo sul fatto che le visite nelle carceri siano un atto dovuto: dentro ci sono persone che non hanno commesso reati, persone che si sono macchiate di reati lievi e persone con gravissimi reati sulle spalle. Per tutti dovrebbe valere lo stesso sacrosanto diritto all'incolumità, cosa che distingue una società che si dà regole dalla barbarie della faida. Al di là degli schieramenti ideologici, dunque, c'è un problema reale che riconduce alla certezza della pena: chi ha sbagliato è giusto che paghi, fermo restando che gli istituti penitenziari debbono garantire dignitose condizioni di vita (se non la vita stessa) a chi viene, per sua colpa, privato della libertà.
Per quanto riguarda la
Per quanto riguarda la certezza della pena bisogna necessariamente fare una distinzione tra la pena proveniente da sentenza ovvero per decisione del giudice che si completa dopo l'apertura del dibattimento dove all'ndagato è garantito il suo contraddittorio o diritto di difesa.Cosa diversa è invece la fase iniziale in cui vi sono degli indizi sugli indagati -violentatori. Questo è il momento in cui entra in gioco l'applicazione della legge che non consente gli arresti in carcere prima ancora di celebrare il processo (sentenza) salvo se ci siano motivi di reiterazione del reato o di occultamento delle prove.
Per far un esempio il noto Romeo di Napoli rimane in carcere perchè può occultare le prove ..Il sindaco incolpato di concussione e altro....se si dimette dalla propria carica (vedi D'Alfonso) fa venire meno la possibilità di poter inquinare le prove.Questa è la legge.Quindi il Ministro Alfano può fare tutti gli accertamenti che vuole senza poter prendere alcun provvedimento contro i Giudici. Avendo questi applicato la legge.
Insisto su questo particolare perchè spesso la gente pensa che quando il GIP manda l'indagato agli arresti domiciliari siano, per questo, venute meno le incolpazioni per le quali è stato prima arrestato.Invece è agli arresti domiciliari perchè in attesa della celebrazione del processo .
Nel caso dei violentatori si trattava di gente incensurata e quindi mancavano le premesse della recidiva ossia della reiterazione del reato.
A mio parere che accorciassero i tempi dei processi penali soprattutto nei casi gravi come le violenze sessuali istituissero , piuttosto, una corsia preferenziale che permetta l'immediata apertura del dibattimento e la conseguente sentenza .Allo stesso tempo preserva, nel rispetto dei principi costituzionali, il diritto di difesa dell'imputato.
Hai ragione
Giuste precisazioni.
Concordo
sia con l'articolo di Filcusum che con la replica di mzungu, vorrei precisare alcuni punti.
Ho letto del proposito di costruire nuove carceri, si, ma solo per demolire quelle vecchie che
sono indegne di un paese civile e rischiano di trasformare un ragazzo che ha sbagliato in
un delinquente incallito. Nelle carceri, ci sono più persone in attesa di giudizio che non con
dannati in via definitiva; questo non contrasta col principio che l'imputato è innocente fino alla condanna definitiva? Quante volte l'imputato assolto ha indebitamente scontato una lun
ga pena, o quello condannato, una pena più lunga di quella comminatagli?
Non ho trovato dati aggiornati, ma nel 1998 risultavano 135 magistrati di sorveglianza in tut
ta Italia, mentre si parla di circa 400 distaccati nei vari ministeri; se ogniuno deve occuparsi
di più di 350 detenuti, è chiaro che non potrà mai vederne nessuno.
Hai ragione
Hai ragione. Per equilibrare la loro giusta iniziativa ci vorrebbe una pari iniziativa sulla certezza della pena, per non apparire snob e vanesi. Inoltre ho dato il mio parere sull'operato di Bernardini - D'Elia a questo link
sottoscrivo pienamente
certezza della pena è stare dalla parte dei più deboli, degli offesi..
Splendida lettera
chapeau
Filippo Cusumano, concordo
Filippo Cusumano, concordo con la tua analisi.
Sono d'accordo
Ma la certezza della pena deve veramente essere tale. Nella formulazione e nell'esecuzione.Non da lasciare di fatto ampi margini al giudice come,per esempio,avviene ora per la carcerazione preventiva,le intecettazioni,e sopratutto i benefici da attribuire ai carcerati. Flessibilità sì,ma "con juicio".
In particolare i benefici ai detenuti vengono dati dal giudice la maggior parte delle volte solo dopo aver letto i rapporti del direttore del carcere (cioè delle guardie) e dello psicologo senza aver mai nemmeno guardato una sola volta in faccia il detenuto che rimette in libertà. Abbiamo tutti sentito di casi in cui dopo un delitto di un detenuto in libertà si sono giustificati dicendo che "i rapporti dicevano che...". In pratica scaricando la responsabilità.
Ed infine un punto che nessuno suscita mai. Le giurie nei processi penali.Che ci stanno a fare? A prendere ordini dal giudice.anzi dai due giudici che sono presenti in camera di consiglio? Vogliamo dare una vera autonomia alle giurie,che siano poste in grado di far sentire davvero la voce del buon senso del cittadino? Il popolo non è poi così bue come tanti ci vogliono far credere. Senza andare al "Vox Populi vox Dei" Romano può sempre essere la "Vox Hominis" che manca ai codici e le pandette.
no no no no no no no
no no no no no no
no populismi Munzu ....
...please !!!
poi le cose sfuggono
Sfuggono a chi? Agli statali in toga?
Ed allora lasciamo le cose così,in mano alla Casta della Casta. Perchè il popolo è bue. Solo loro capiscono. Ed i risultati li vediamo tutti.