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Gioco e politica. Sveliamo le strategie che per tre volte hanno consegnato palazzo Chigi nelle mani di Silvio Berlusconi.

scacchi“Supponiamo che si stabilisca che la vita e i beni di ciascuno di noi debbano dipendere, un giorno o l’altro, da una partita a scacchi. Non è evidente che considereremmo doveroso apprendere almeno i nomi e i movimenti dei pezzi?

Eppure è una verità elementare che vita, beni e felicità di ciascuno di noi dipendono dalla conoscenza delle regole d’un gioco infinitamente più difficile e più complicato che non gli scacchi.”

T.H. Huxley

 

 

Quanti di noi, assistendo alle alterne vicende della prodigiosa parabola politica di Silvio Berlusconi di questi ultimi anni, hanno avuto l’impressione che nell’esercizio di governo la sua azione sia stata complessivamente contraddittoria e confusa? E quanti altri ancora, gli hanno rimproverato la consuetudine di cambiare di frequente idea, rilasciando dichiarazioni ultimative che poi vengono sconfessate nel volgere di poche ore, con improvvise e disinvolte smentite? C’è una logica nascosta o una strategia occulta che sottende all’operato solo apparentemente incoerente del Premier? Oppure è solo il frutto di un mero calcolo politico contingente?

Ebbene, con questo breve articolo, cercheremo di dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio, che a dispetto delle apparenze, il Cavaliere si è in tutti questi anni attenuto scrupolosamente alla prima regola di sicurezza della teoria dei giochi, ovvero: il procedere aleatorio intorno alla direzione generale della strategia. Così l’avversario, fuorviato da tutti questi piccoli scarti fatti a casaccio, non può giudicare quale sia il modo di procedere generale e conseguentemente premunirsi contro di esso.

 

La filosofia dei giochi.

 I giochi sono dei modelli ridotti della vita; studiandoli ci è possibile farci un idea più netta delle azioni umane. Che cos’è la diplomazia se non un gioco? Jean Girardoux racconta che un grande diplomatico domandava al figlio soldato, quando questi tornava a casa in licenza, quali fossero i giochi di carte che i suoi compagni d’arme giocavano al fronte. E si annotava con avidità le regole del ramino o del bridge-plafond, perché sapeva che la miglior moneta di scambio che potesse portare con sé nella valigia diplomatica, era un gioco di carte inedito, un nuovo modo di leggere nel gioco dell’avversario. Quando Eisenhower ritornò in Europa per comandare le forze armate della NATO, vi sbarcò contemporaneamente alla canasta. Tutte le sere, tornato all’Hotel Trianon a Versailles, si dedicava alla canasta. I militari non meno dei diplomatici, non hanno mai trascurato quei modelli ridotti della vita che sono i giochi, poiché ne ricavano utili insegnamenti e, cosa non trascurabile, ne traggono la soddisfazione di essere veramente “padroni del gioco”, il che non sempre si verifica nella realtà. I giochi, come nella vita, sono una serie di azioni guidate da un certo numero di regole. Nella vita saranno le norme, gli interessi, le leggi.

Nel gioco saranno le poste, il valore convenuto delle carte, le regole che si è stabilito di seguire. Nella vita, noi agiamo per iniziative, per inerzia o con l’astuzia. Nel gioco, traduciamo la nostra volontà con colpi, levate di carte, con la nostra strategia.

roulette

 

I giochi sono compresi fra due tipi fondamentali:

1. I giochi aleatori come la roulette, il cui fascino è legato all’intensità delle emozioni ch’essi producono. Contrariamente a quanto avviene nella vita, il giocatore s’impegna in un puro rischio a ogni azione: egli vince o perde a ogni colpo. Nei giochi detti “d’azzardo” il giocatore è un giocattolo del caso ed è sottomesso a quest’ultimo.

2. Il polo opposto è dato dal perfetto gioco di destrezza: come il tiro al piccione, in cui il risultato dipende solo dalla destrezza del tiratore, o il gioco degli scacchi, in cui dipende solo dall’abilità del giocatore, giacché il risultato è determinato fin dall’inizio della partita, e se vi è un’apparente incertezza, è solo perché l’uomo è incapace di proseguire le proprie deduzioni abbastanza lontano. Una macchina sufficientemente complessa che giocasse agli scacchi, vincerebbe senza fallo, dopo aver inventariato tutte le partite. Nel gioco di destrezza il giocatore determina il risultato in proporzione diretta alle proprie abilità.

La maggior parte dei giochi abituali comporta una parte di rischio (nella distribuzione del gioco) e una parte di destrezza (nell’utilizzare le circostanze). Essi sono l’immagine della vita. Noi siamo bene o male “serviti”; al momento della distribuzione abbiamo più o meno atout e privilegi; ma qualunque sia la parte che abbiamo ricevuto, la destrezza, la perseveranza e il segreto delle nostre intenzioni autorizzano una strategia e la speranza di vincere la partita.

Von Neumann, uno dei più grandi matematici del novecento, s’è messo alla ricerca d’un gioco che fosse un buon modello della condotta delle azioni umane.

Egli ha classificato, definito e circoscritto tutte le nozioni che noi abbiamo enumerato or ora. Ha considerato anzitutto tutti i giochi in cui la somma delle vincite e delle perdite dà sempre la stessa cifra: quella delle poste. Questi giochi li ha chiamati “giochi a somma zero”. Cercando poi fra questi quello che meglio corrispondesse alla realtà delle situazioni, trovò che il poker, e specialmente il poker a due, era proprio il modello desiderato, e ciò soprattutto perché nel poker il gioco dell’avversario ci è sempre sconosciuto, allo stesso modo come nella vita noi ci scontriamo col mistero altrui.

poker

 

Il fine del poker è quello di rovinare l’avversario, d’indurlo a esporsi, a scoprirsi, a fare le poste più cospicue di cui possa disporre. Non si può giocare una carta piuttosto che un’altra. Tutt’al più abbiamo il diritto di “passare” se non abbiamo gioco, di ritirarci dal gioco abbandonando le prime poste, o di “restare” se non ci sentiamo in condizioni d’aumentare l’offerta. In quest’ultimo caso si costringe l’avversario a scoprirsi. Questa è una misura di prudenza, ma non un mezzo per vincere. Dunque, tattica nulla o elementare, come nella vita ove la scelta degli atteggiamenti è ridottissima: attacco, difesa o passività. Infatti i mezzi per manovrare l’avversario non valgono se non per lo spirito routiner, o di ordinaria amministrazione di quest’ultimo, dal momento che in fin dei conti essi sono limitatissimi. La tattica del giocatore di poker si ritrova nel suo atteggiamento quanto nelle sue azioni. I romanzieri si sono compiaciuti nel dipingercelo flemmatico, dallo sguardo neutro, dai tratti impassibili, impenetrabili a qualunque lettura. Sono molti gli uomini d’affari che hanno copiato questo modello un po’ romanzesco, al quale tuttavia ben pochi sanno restar fedeli nella movimentata, imprevedibile realtà della vita. La strategia per converso è d’importanza considerevole. E’ l’insieme delle azioni, delle mosse e dei colpi preordinati per rovinare l’avversario e raggiungere lo scopo. Il poker si basa sulla strategia del bluff. Questo comincia alla prima distribuzione di carte. Se un giocatore si sente abbastanza forte rispetto all’avversario, può decidere, anche se non ha alcuna combinazione vincente, di non domandare delle carte supplementari, in modo da far credere di essere ben”servito”. Questo bluff continua ad ogni operazione: domandare più o meno carte, passare, rilanciare, intimidire con poste sempre più importanti, poste che l’avversario deve per lo meno uguagliare per sapere se noi bluffiamo o no. Il bluff consiste quindi nel mettersi nello spirito dell’avversario, nel sapere se è di temperamento timido, obiettivo o avventuroso, nel determinare fino a che punto ci si possa spingere con lui.

Prima regola. Bluffare su tutto, seguendo una linea generale basata sull’ipotesi che possiamo essere scoperti e che occorrerà cionondimeno poter ricominciare a fare bluff in qualunque istante. Allo stesso modo come dobbiamo serbare segreto il nostro gioco nascondendo le carte, dobbiamo serbare segreta la strategia e non permettere all’avversario d’indovinarla, anche pagando per indovinare il suo gioco.

Succede così che un giocatore potrà lasciarsi andare a bluffare con un gioco inesistente, in modo da poter impegnare l’avversario in aumenti di posta imprudenti quando sarà realmente in possesso di un gioco fortissimo.

Seconda regola. Se la strategia generale è quella di rovinare l’avversario, vi è una strategia “spinta”, fatta di prudenza e che tende a limitare le perdite da una parte e dall’altra a saper correre dei rischi per realizzare una vincita cospicua.

Tutta l’arte degli affari, se ci riflettiamo, consiste in una strategia delicata, in un “rischio calcolato” che Mac Arthur ha riassunto in questi termini: “Quando debbo decidere un’operazione, esamino tre punti:

a)    il guadagno è considerevole?

b)    le perdite sono trascurabili?

c)     le probabilità di successo sono elevate?

non agisco se non ho potuto rispondere favorevolmente a queste tre domande”.

Terza regola. Sfumare i contorni. La strategia deve sembrare confusa all’avversario. Il giocatore deve diffidare del proprio spirito, sempre pronto a prolungare le linee rette, a costruire sistemi, a stabilire costanti e continuità che l’avversario avrà maggior facilità ad afferrare e interpretare. Di tanto in tanto per garantirsi contro se stesso, il giocatore prenderà una decisione a casaccio.

E’questo il miglior modo per camuffare la propria linea di condotta.

Il poker a due permette di svolgere le regole essenziali. Esse sono egualmente vere per il gioco a tre o più partecipanti. La teoria del poker a più di due giocatori insegna che si ha sempre convenienza a fare delle coalizioni. E’ il principio medesimo dei governi, principio trasparente quando si tratta d’un governo autoritario, ma che rimane ugualmente valido anche quando le partite sono sottoposte alle fluttuazioni d’un regime parlamentare e dell’opinione pubblica. Effettivamente, in ogni conflitto si designa l’uomo o il partito da abbattere, si fa l’unione degli altri contro di lui e lo si rovina. Poi ci si volge allo stresso modo contro uno degli alleati occasionali, diventato a sua volta l’avversario designato: questo è il principio delle alleanze militari.

Le regole e anche le alee del gioco del poker si ritrovano in tutte le forme dell’attività umana. Quando un commerciante è solo, in fatto di specialità, in una data zona, egli ha un monopolio di fatto. Il cliente subisce i suoi prezzi: è perdente. Ma solo che sopravvenga un concorrente il quale dia premi o pratichi prezzi più bassi (unico mezzo per attirare una parte della clientela), il cliente va da lui associandosi con lui contro il primo commerciante: il cliente è vincente.

Però avrà interesse a non disertare del tutto il primo fornitore, al quale porrà condizioni tacite, quando il secondo fornitore avrà costituito la propria clientela e comincerà ad alzare i prezzi, e così via.

Avendo in mano quelle “briscole” che sono la qualità, il rendimento, il prezzo e soprattutto la pubblicità, le grandi compagnie multinazionali svolgono un gioco analogo, sostenuto dal bluff delle sottomarche.

La corsa agli armamenti riposava sul segreto e sul bluff. In guerra, le carte non sono messe sul tavolo se non all’ultimo istante. Non appena s’incontra il nemico, magari un aeroplano o un sommergibile, si fanno induzioni sul suo avvenire basandosi sulla traiettoria osservata, ma non è possibile conoscere con certezza fino a che punto la seguirà. In conclusione, il poker è un’immagine ridotta delle circostanze della vita, come l’amore, gli affari, la guerra; esso ci fornisce degli schemi intelligibili. Di qui deriva l’interesse dimostrato dagli specialisti di ricerca operativa per la teoria dei giochi, considerata come un insieme di dottrine matematiche che costruiscono una strategia sul modello di quelle della vita.

……………………………………………………………………………………

E a proposito cari amici, anche se ve ne sarete avveduti da voi, il titolo di questo post, era solamente un bluff...

 

Alla prossima da   

Ingrid Giannini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

32 commenti

Capisco che il piduista

Capisco che il piduista Silvio sia -nel suo esclusivo interesse- bugiardo e astuto. Capisco che non voglia mostrare le sue -ignobili- carte. Quello che non concepisco è che gli italiani possano tifare per un simile cafone (come hanno fatto perfino i radicali, almeno fino a quando hanno capito che a ruffianarselo non ci avrebbero ricavato niente). Quello che non capisco è come si possa votare per uno da cui non acquisteremmo mai una auto usata. ....... Ma è noto che gli italiani sono dei 'furbetti', e dunque votano per il Maestro delle minchiate.

Il rispetto delle leggi non

Il rispetto delle leggi non riposa sulla mera e semplice deterrenza, ma come ben sai è un fatto culturale....o un popolo possiede una cultura della legalità, oppure non c'è legge o spauracchio repressivo che tenga. Da noi purtroppo questa cultura è sconosciuta, ed il furbo è sempre visto con un pizzico di ammirazione e condiscendenza...almeno finchè non lo beccano, allora è un altra storia...gli si volta le spalle, senza fare troppi complimenti.

Ahimè!

Già!

Congratulazioni,

bella Louxien ed anche al tuo fidanzato, è senz'altro un Italiano evoluto se non teme di con
frontarsi intellettualmente con te.

EVOLUTO IN CHE SENSO?

NON RAMIFICATO?

In questo periodo di massima

In questo periodo di massima tensione fra i sessi, con quotidiani casi di cronaca di violenza fisica e psicologica, esistono per fortuna ammirevoli eccezioni.

Barak Hussein Obama

Barak Hussein Obama ha ripetuto in tantissime occasioni che la demonizzazione dell'avversario è l'indice della mancanza di idee per raccoglire il consenso.

L'impreparazione dei Politici é tale ..

Che un imprenditore coi denti aguzzi se li mangia ..
La più elementari regole dell teoria dei giochi e delle decisioni sono ignote.
La questione Villari é stata un chicken game dove gli altri erano disposti ad andare fino in fondo, e Veltroni si é sfracellato .. avrebbe dovuto dare un altro nome ..
Abbiamo una approssimazione nella preparazione e nella formazione della nostra classe dirigente incredibile ..
Sarebbe materia di studio da mettere al liceo , per far si che ogni cittadino con un diploma ne avesse una base minima ..
Basti pensare al gioco dell' asta per comprare un dollaro ...
Si pensi che John Nash noto matematico che ha dato il nome all' equilibrio di Nash ha pubblicato un articolo sul denaro ideale che propone un modello che dovrebbe prevenire le crisi finanziarie come quella attuale ...

Insomma stiamo affrontando l'era dell'elettronica e dell' homo informaticus con la lima e il martello ...
Saluti

infatti l'arrivo di

infatti l'arrivo di Berlusconi in politica ha messo in subbuglio i nostri politici alla matriciana come una volpe che entri nel pollaio....ovviamente non è tutto merito suo visto che si fa consigliare da fior di consulenti....e poi non dimentichiamo lo stratega Gianni Letta.

...

..

Certo anche saper scegliere i consulenti ...

fa parte delle capacità, la politica ormai si deve mantenere lo spoil system più che scegliersi i capaci .. a differenza delle aziende in cui un parte é sì spoil system ( siamo in italia) .. ma ci sono anche i capaci, fatto sta che Berlusconi si é portato la squadra ovunque, che in termini aziendali é accettabile, ma non politici, il governo pare ora una azienda di proprietà o una proprietà multi-aziendale , d'altronde si deve implodere per rinascere , ormai mi pare evidente ..

Saluti Cordiali

va bene implodiamo, ma c'è

va bene implodiamo, ma c'è chi sostiene che non c'è fine al peggio... ricambio i saluti.

Il mio voto

va non solo al post ma, più in generale, alle categorie vincenti di bluff e strategia. :-)

grazie per il tuo voto,

grazie per il tuo voto, Giovanna....e per il riferimento sottilmente sibillino.....

LA CARFAGNA

UNA PEDINA DA MANGIARE?

CAVALIERE

CAVALLERIZZO?

MA UN CAVALIERE

PUO' DIVENTARE QUALCOSA DI DIVERSO ?

LA BRAMBILLA E' DENTRO LA TORRE?

ASPETTA IL CAVALIERE?

LA BRAMBILLA

,,,,,,,,UNA BELLA GNOCCA ?

se la Brambilla è bella io

m

per irein

n

per PRESS AGENT 007

senz'altro

bhè, in questo caso sarbbe

bhè, in questo caso sarebbe più appropriato, una bella cavalla!

se la Brambilla è bella io

se la Brambilla è bella io sono Scalfaro sotto mentite spoglie

se il brutto dolesse...

giusto una cavalla

per il cavaliere

ELISABETTA GARDINI

UNA REGINA CHE HA PERSO IL POSTO , MANGIATA DALL'ALFIERE CAPEZZONE?

CAPEZZONE

UN ALFIERE?

capezzone? non saprei, un

capezzone? non saprei, un paggio forse....

MA SEI CAVALLO SULLA SCACCHIERA SI MUOVE A ELLE

IL CAVALIERE SEGUE LA ELLE DEL CAVALLO O FA UN ITINERARIO A MODO SUO ? TIPO COLPO DI TESTA E SI BUTTA DAL CAVALLO PER FARSI BELLO?

SCACCO MATTO

AL RE BERLUSCONI

non dimenticare che per ora è

non dimenticare che per ora è solo cavaliere!

non sopporta di essere

non sopporta di essere chiamato cavaliere..sai quanti ce ne sono ?

ci tiene ad essere chiamato Presidente e così ho sempre fatto in Sardegna.