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La lugubre gondola.(Morte a Venezia)

mzungu
mzungu
01/02/2009 - 09:08

Mi è capitato di riascoltare nella avvincente interpretazione di Maurizio Pollini una breve e poco nota composizione di Liszt,tra le sue ultime,del 1882 ( lui morì nell'86) intitolata appunto Die Trauergondel.

Liszt stesso raccontò che l'ispirazione gli venne,durante un suo soggiorno a Venezia, dall'osservazione delle gondole dirette al cimitero e che risuonarono per lui come un presagio della morte del suocero Richard Wagner,avvenuta proprio lì a Venezia pochi mesi dopo per un attacco cardiaco.

Una composizione molto poco lisztiana,se così si può dire,ossia senza grosse difficoltà tecniche,con un linguaggio asciutto,armonicamente vago con certi passaggi quasi in dissonanza,come se fossero sospesi a mezz'aria. Un'atmosfera livida e cupa di decadenza e di morte.

E' la stessa dimensione di Morte a Venezia,il film di Visconti,con il suo inizio dal diario di un morto traghettato da una gondola al cimitero di S.Michele,poi con il silenzioso,costante,sguardo del musicista Aschenbach sul giovinetto Tadzio,diafano ed irragiungibile simbolo di una bellezza raffinata e decadente.

E poi mentre risuonano nell'orecchio gli accordi della Trauergondel, sembra di vedere Gustav von Aschenbach al Lido assorto nella sua contemplazione di Tadzio che lo saluta da lontano, mentre lui muore,con il trucco che doveva mascherare la sua età che invece gli si scioglie sul viso. Una irrepetibile immagine della fine.

 

 

 

 

 

 

 

3 commenti

Mi hai fatto venire in mente i miei vent'anni

Mi hai fatto venire in mente i miei vent'anni. Avevo quell'età quando andai al lido per assistere alla lavorazione del film "Morte a Venezia".
Si giravano le scene del Des Bain e lo stabilimento era stato completamente ricostruito a un paio di chilometri dal vero Des Bain, alla spiaggia di S, Nicoletto.
Allora abitavo a Padova con i miei e frequentavo il primo anno di giurisprudenza.
Non immaginavo che avrei poi vissuto quasi tutto il resto della mia vita a Venezia ( dodici anni dei quali addirittura a due passi da quella spiaggia, in una grande casa con giardino sul Lungomare).
C'era una grandissima quantità di comparse tutte vestite con straordinari costumi di inizio novecento.
Era l'ora di pranzo e con i miei amici entrammo in specie di trattoria pizzeria ( nella quale sarei andato a mangiare poi con la mia famiglia per anni).
Le comparse erano i tre quarti degli avventori. Doveva essere primavera o inizio autunno.
Ad un certo punto spuntò il regista. Gli avevano trovato una stanza al piano di sopra e, mentre gli altri pranzavano, lui era andato a schiacciare un pisolino.
Era vestito di grigio e teneva la giacca ripiegata su un braccio. Tutti lo guardavano , ma lui non guardava nessuno, era come soprappensiero.
Poi cominciarono a girare. Era una scena di giochi sulla spiaggia e il protagonista, l'attore svedese che interpretava Tadzio, era vestito alla marinara.
Bei tempi. Mi accompagnavano in quella gita alcuni dei compagni e delle compagne di liceo con le quali ero rimasto in contatto ( e lo sono tuttora: a giugno festeggeremo i quarant'anni dalla maturità).

Amarcord..

Ho vissuto i miei vent'anni nelle nebbie milanesi con i concerti al Conservatorio ed il jazz al Santa Tecla. Mi sarebbe piaciuta quell'atmosfera che hai vissuto tu.