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Il Tibet non merita di essere dimenticato

Marco Marchese
Marco Marchese
09/11/2008 - 16:18
Un momento della menifestazione di AssisiUn momento della manifestazione di Assisi

Mentre le notizie che provengono dal Tibet sono scarse e frammentarie, tali da rendere difficile un quadro della situazione nel paese dopo le violente repressioni da parte delle autorità cinesi per le proteste durante le olimpiadi, il Dalai Lama esterna la propria sfiducia su un esito positivo del confronto fra i delegati del governo tibetano in esilio e gli emissari del governo cinese circa la soluzione della questione tibetana che va avanti da mezzo secolo.
Com'era prevedibile all'indomani dei giochi olimpici di Pechino il sipario dell'informazione ha calato la tenda sulla vicenda e resta presente solo su qualche quotidiano con una breve qua e là, piuttosto che il richiamo agli sporadici lanci delle agenzie di stampa internazionali.
Il Dalai Lama chiede per la regione del Tibet un'autonomia che possa far vivere e progredire la millenaria cultura di questo pacifico popolo, mentre la Cina continua ad occupare sempre di più il territorio, oltre che stringere in una morsa letale ogni tipo di libertà, più che in altre regioni cinesi. Oltre a lanciare pesanti e francamente paradossali accuse al Dalai Lama. La situazione dei diritti umani in Cina è drammatica; apprendiamo da Il Tempo.it del 14 ottobre scorso, ad esempio, che in un processo SEGRETO (basta questo: un processo sergeto per dare il passo della situazione del diritto e della legalità in Cina) sarebbero stati condannati a pene che vanno dai 5 anni di carcere fino all'ergastolo 6 monaci, per aver compiuto un attentato ad un ufficio pubblico, ma le informazioni sono talmente scarne ed anche controverse, tanto da rendere difficile una presa di posizione. Certo è che le pene detentive (queste sembrerebbero certe) comminate da un processo svoltosi segretamente, lasciano molti dubbi, sopratutto se pensiamo alla reticenza da parte delle autorità cinesi a dar conto su fatti e vicende sulle quali come minimo si trincerano dietro la non interferenza sugli affari interni.

L'8 agosto scorso una delegazione di Abolire la miseria della Calabria ha partecipato alla manifestazione organizzata da Radicali Italiani ad Assisi sulla questione del Tibet di cui pubblichiamo un servizio fotografico; il testimone, adesso, almeno in ambito locale, passa alla neo costituita Associazione Radicale calabrese per la resistenza nonviolenta. E di resistenza nonviolenta da cinquant'anni a questa parte i tibetani ne sanno più di qualcosa, meritano, quindi, tutto ciò che è nelle nostre possibilità per fare in modo che si continui a prestare attenzione su questa vicenda. L'associazione per la resistenza nonviolenta ha approvato nella sua prima mozione generale uno specifico punto in cui si propone di chiedere alle 409 amministrazioni comunali calabresi di deliberare uno specifico ordine del giorno in solidarietà al popolo tibetano. E' molto importante che l'opinione pubblica e le istituzioni si mobilitino per il Tibet, solo in questo modo si può evitare che le autorità cinesi concludano velocemente l'intenzione di annientare la regione e la cultura di questo popolo che sta subendo un vero e proprio genocidio. Sarà opportuno chiedere all'associazione di comuni province e regioni per il Tibet, costituita presso la Regione Piemonte, a Bruno Mellano Presidente di Radicali Italiani che ha sempre dimostrato molta sensibilità e fatto tanta lotta politica in favore del Tibet, di dare un colpo di reni e cercare di riportare l'attenzione della questione in primo piano; sarà il caso di chiedere ai parlamentari Radicali eletti nelle liste del Pd quando e quali strumenti parlamentari posso essere usati / attivati per sollecitare la diplomazia internazionale ad esercitare una pressione sulle autorità cinesi per il rispetto dei diritti umani in Cina e per fare in modo che i tibetani non subiscano più l'oppressione di cui sono vittime.

Marco Marchese
www.almcalabria.it