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Corsi e ricorsi storici. Per gli esercenti farmacisti.

Perduto speranze, e in più sprecato tempo e denaro !

di Lombardi Comite Raffaele, L'Avvenire Vibonese, Anno XII, n°24 – Monteleone 22 settembre 1893

a cura di Giuseppe Candido

L'associazione “Non Mollare”, associazione culturale di volontariato con sede in Calabria editrice del nostro periodico Abolire la miseria della Calabria ha, tra le sue finalità statutarie, anche lo studio e la ricerca su fatti e personaggi della nostra regione, la Calabria appunto. E mentre sfogliavamo le fotocopie de “L'Avvenire Vibonese”,  una veccia rivista edita in Monteleone Calabro alla fine dell'ottocento, ci siamo imbattuti in qualcosa che riteniamo di estrema attualità. Una sorta d'appello “per gli esercenti farmacisti” di Lombardi Comite Raffaele, (L'Avvenire Vibonese, Anno XII, n°24 – Monteleone 22 settembre 1893) e lanciato dalle pagine del settimanale che allora aveva come gerente responsabile Domenico La Badessa. Lo riportiamo integralmente perché parla di un tema d'attualità: la liberalizzazione delle para farmacie di cui il nostro mensile si è occupato segnalando il caso di Elisa Cosimo che in Calabria, nella sua città di Soverato, sta conducendo una lotta contro il DDL Gasparri che mette a rischio 5000 farmacie non convenzionate (cd parafarmacie). Riportiamo di seguito il testo avente come titolo: PER GLI ESERCENTI FARMACISTI:

<< C'è stato un periodo di tempo in cui il Governo, compenetrato dello stato dei vecchi farmacisti sforniti di diploma o titolo qualsiasi per il regolare esercizio volle metterli al coperto della legalità, e dare stabile posizione ad un vastissimo numero di persone chi più, chi meno inoltrate negli anni, le quali, per tolleranza , derivata dal nuovo regime di cose nel Regno, eseguita gradatamente per ogni singolo fatto da relativo sistema, abusivamente conducevano delle farmacie nei piccoli villaggi specialmente. Ed ammise tutti costoro ad un esame pratico, per effetto del quale si conferiva una patente che li veniva abilitando al legale esercizio farmaceutico. Ed i più diligenti e provetti della vita, solleciti accorsero ad attingere salutari risorse alla fonte che il Governo fece scaturire per quella classe di gente, e si videro tutti ritornare ai propri paesi con un diploma che bene o male dava loro diritto di esercitare legalmente lo smercio di medicinali in qualsiasi dose. Fu provvido il pensiero del Governo, poiché diversamente avrebbe messo sul lastrico una miriade di padri di famiglia, incapaci per mezzi e per la tarda età a conseguire diversamente quel titolo, che coi soli corsi universitari avrebbero potuto ottenere. Però, un gran numero di persone più giovani nell'esercizio farmaceutico, meno fidenti nei risultati di quel, chiamiamolo pure diploma e forse fiduciosi di conseguirne altro più onorevole e proficuo con un corso di studi universitari non profittò di quell'assolutoria che il Governo veniva a concedere e non concorse agli esami di vecchio esercente farmacista. Ma l'avvenire non fu mai in potere dell'uomo, e questa classe di sanitari più giovani restò senza diploma universitario, e senza titolo di abilitazione e per giunta il diritto dei terzi che si sentivano lesi per il libero esercizio farmaceutico, da costoro condotto, si oppose a farlo proseguire, e la guarentigia sovrana della legge venne in ausilio dei patentati e represse l'abuso dei primi. Con un secondo periodo di giubileo si credette salvare codesti illegali esercenti ammettendoli, tra il 1880 e il 1890 ad un altro esame pratico per conseguire un titolo che abilitasse allo esercizio. E tutti concorsero con maggior ansia dei primi, e diciamo pure, con migliori e più esatti studi pratici, e con maggiore coscienza di nozioni scientifiche, per quanto elementari. Se non che un'amara delusione coronò tanti voti, tanto lavoro e dispendio incontrato, e quando lieti ridevano alle proprie famiglie mettendo in cornici, più o meno ornate di lucido e vernici il conseguito diploma non valutavano la forza letterale di esso, che a questi sventurati metteva obbligo di esercitare sotto la speciale direzione di un sanitario legalmente patentato. Perduto speranze, e in più sprecato tempo e denaro ! E qui cade acconcio rilevare come inutile era trascinare tanta povera gente a quel passo per poi amareggiare l'esistenza con le denunzie di sanitari patentati, le processure dei malevoli, le minacce di sindaci partitanti, e fianco di semplici consiglieri all'arbitrio dei quali veniva esposta. Ed a corona dell'opera vi concorreva il verbale dell'arma dei RR Carabinieri, l'accesso sul luogo del funzionario di pubblica sicurezza ed il giudizio di Pretura e Tribunali infausto sempre. Ma se questa classe di gente avesse saputo che per il legale esercizio farmaceutico sarebbe occorsa la personale direzione d'un diplomato non avrebbe passato notti insonni su qualche trattato pratico; non avrebbero svenduto financo, più che vero per taluni, le mobilie di casa per correre a prestare gli esami, pagar professori, corrispondere tasse, per avere in premio una carta di buona litografia si, ma di veruno onorifico e benefico risultato. Se avesse ciascuno dei concorrenti avuto specifica cognizione delle conseguenze di quegli esami, e la necessità di un farmacista patentato in casa, come il piantone degli antichi precettori fondiari, ne avrebbe fatto a meno di spendere e lavorare, o si sarebbe fornito della stessa guisa di un piantone fisso in casa per presentarlo al Sindaco, all'Assessore o al capriccioso e tracotante consigliere, fra tanti venuti per le vicende di partito su dalla gleba che avesse voluto osservarlo per esaminare le forme, al Carabiniere che fosse intervenuto per constatare il legale esercizio. E poi, dove e come avrebbero potuto trovarsi tanti professori a spasso per essere adibiti a piantoni fissi nelle famiglie dei poveri esercenti? Dovrebbe ammettersi anzitutto lo sciopero continuo ed esteso di quei professionisti ed in secondo luogo lucri tali da parte degli esercenti da mantenere in casa propria un patentato e da lontano la famiglia di lui. Ed in tal modo dovrebbero farsi voti continui perché si verificassero infermità ed epidemie per smerciare medicinali e trarre lucro adeguato. Sfruttato così il beneficio che credette accordare il Governo a questi malcapitati, ed una giusta e morale riparazione a quell'erronia disposizione era d'aspettarsi, quando, per tutta giunta sorge nel maggio ultimo un nuovo progetto, con cui si mirerebbe a provvedere i piccoli comuni, dei quali 300 oggidì sono sprovvisti del farmacista, perché impossibilitati a sopportare la spesa di un farmacista laureato. I progetto istituirebbe una classe di esercenti farmacisti, senza confonderli cogli attuali assistenti farmacisti. Il diploma a questi esercenti verrebbe rilasciato dopo regolare studio pratico di farmacia. Per essere ammessi al corso si richiederebbe la licenza tecnica oppure il diploma delle scuole normali. Il corso pratico verrebbe fatto negli istituti tecnici, perché più facilmente accessibili e meno costosi. Nulla sarebbe innovato circa i corsi universitari pei farmacisti di prima classe, i quali potranno esercitare ovunque, mentre gli altri soltanto nei piccoli Comuni a cui verranno designati. Gli esercenti potranno però fungere d'assistenti presso le altre farmacie. Gli uomini al governo della cosa pubblica si succedono come i tempi, ma, sventuratamente rare volte si rassomigliano, e si ispirano alle medesime idee, ai medesimi concetti. Mentre da un Ministero si bandisce un giubileo per tanti vecchi esercenti e mentre se ne aspetterebbe per porsi fine all'opera altro più largo di concessioni e di perdoni, spunta un nuovo progetto che i medesimi inchioda, e pone in condizione di non poter minimamente usufruire di quella tale cedola o patente. 

E cade acconcio osservare. Dove e come potrebbero conseguire questi malcapitati la licenza ginnasiale o tecnica, che col progetto novello richiederebbe per poter poi legalmente esercitare la farmaceutica, all'età in cui costoro si trovano, sforniti di studi preliminari? Come fare? Dovrebbero incominciare da capo i corsi tecnici o ginnasiali, ed avremmo così uno sciame di gente chi con la barba bigia, qualcuno canuto, altri cui mancherebbe più che un dente etc. etc. popolare le pubbliche scuole, diventando la derisione e la berlina dei giovanetti studenti, i quali per regola di corso sarebbero lor compagni negli studi, e si troverebbe il figliuolo allo stesso banco del padre, lo zio od anche l'avo col nipote. Ci pensi adunque e seriamente il Governo, e con disposizioni sollecite e generose, ad assodare definitivamente la posizione di tanti poveri infelici , i quali vivono in continue ansie, cui tra l'Autorità locale ed il carabiniere, tra l'invidia dei colleghi e la malignità dei comapesani sovrasta perennemente e terribile la spada di Damocle.

Dessi han diritto pretendere queste salutari provvidenze una volta che il Governo con benefici intendimenti ha creduto di toglierli dallo stato di abbandono in cui si trovavano e mentre nulle chiedevano o speravano.

E per i giovani aspiranti farmacisti nell'avvenire si emanino pure quelle giuste disposizioni che si credano più opportune, le quali dopo simile sanatoria incontreranno di certo il consentimento della pubblica coscienza.