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Morire di carcere

giovanna canigiula
giovanna canigiula
22/10/2008 - 15:45

Dall'inizio del 2008 al 15 ottobre sono morte, nelle carceri italiane, 98 persone.  Trentasette i casi di "suicidio". Nel vago le morti per "malattia".

Ti uccido perché...

 

 

 

 

Genova, carcere di Marassi. Un 22enne scrive le violenze ai familiari. Poi muore «per colpa del butano»

«Mi picchiano, ma uscirò»
Invece Manuel è morto in cella
Manuel Eliantonio prima (sotto) e dopo (sopra) il suo ingresso nel carcere di Marassi. Le foto ...

Valentina Perniciaro
Manuel Eliantonio aveva appena compiuto 22 anni il giorno che è stato dichiarato morto, nel carcere di Marassi a Genova, per «dinamica non definita e patologia non identificata» dal medico del carcere. Le foto che pubblichiamo qui sopra sono in esclusiva e sollevano inquietanti dubbi sulle cause della morte. Dal giorno dopo la stampa nazionale racconta di un tossicodipendente deceduto in carcere dopo un'intossicazione da gas butano, sostanza spesso usata dai detenuti per stordirsi, in assenza di altre droghe.
La sera del 23 dicembre dello scorso anno una macchina con a bordo 5 ragazzi, di ritorno da una nottata in una discoteca di provincia, viene fermata dalla polizia stradale in un autogrill della A6 Torino-Savona. I fermati vengono obbligati alle analisi, che risultano positive: hanno assunto cannabis, cocaina e anfetamina. Manuel è l'unico dei cinque a reagire al fermo, fino al momento in cui tenta di fuggire dalla presa della polizia con la scusa di dover andare al bagno. Secondo la versione ufficiale è qui che compie l'ingenuità che lo porterà alla morte: Manuel si illude di poter fuggire, scavalca una rete metallica e si mette a correre tra i rovi che si trovano lungo l'autostrada. Viene ripreso immediatamente e a causa di quel tentativo di fuga è l'unico dei 5 a finire nella caserma di Savona.
Da lì l'immediata traduzione in carcere, con una denuncia per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Rimane in carcere fino al 16 gennaio quando riesce ad ottenere la scarcerazione e gli arresti domiciliari in attesa di giudizio. L'istanza di scarcerazione si è mossa a rilento per una serie di piccoli precedenti penali: il ragazzo era stato precedentemente condannato per qualche piccolo furto e per ricettazione, reati connessi alla sua dipendenza dalla cocaina.
Dipendenza che stava cercando di combattere con tutte le sue forze, tanto che da qualche mese era in cura al Sert, una cura che lo rendeva nervoso, depresso e spesso fiacco, ma che continuava per poter tornare ad una vita normale.
Rimane in carcere fino al 16 gennaio, quando gli vengono finalmente concessi gli arresti domiciliari in attesa di giudizio.
Il 25 marzo viene nuovamente arrestato perché non rispettava gli obblighi di dimora e a quel punto inizia il suo calvario. Nei 4 mesi di carcerazione che passano dal secondo arresto alla sua morte viene trasferito 4 volte. Dal carcere di Savona viene tradotto a Chiavari, poi a Torino per un'udienza (dove riesce a vedere i suoi familiari), poi di nuovo di passaggio a Savona, per finire, i primi di giugno, nelle celle del carcere genovese di Marassi dove morirà.
La condanna arriva il 4 giugno, durante la sua detenzione: 5 mesi e 10 giorni per resistenza a pubblico ufficiale. Si inizia a fare i conti dei giorni, programma una vacanza di una settimana con la sua fidanzata per la metà d'agosto, quando sarebbe dovuto uscire.
Il 20 luglio però, telefona dal carcere alla nonna: durante la telefonata denuncia di essere stato violentemente picchiato, di avere un occhio gonfio e totalmente nero e segni di botte su tutto il corpo. A quel punto la telefonata viene bruscamente interrotta dal centralino del carcere e la sua famiglia inizia a cercare l'avvocato per presentare un'immediata istanza di scarcerazione. Appena 4 giorni dopo la mamma riceve una lettera con un timbro postale di due settimane prima, le parole di Manuel sono strozzate e sofferenti, quello che scrive è più che chiaro: «Carissime bamboline mie, mi dispiace che non vi ho fatto avere più mie notizie, ma anche io ho i miei problemi: mi ammazzano di botte almeno una volta alla settimana. Ora ho solo un occhio nero, mi riempiono di psicofarmaci, quelli che riesco li risputo ma se non li prendo mi ricattano. Sono in isolamento almeno 4 giorni alla settimana, è già tanto che ricevo le lettere. Sto mangiando poco.Ho fatto il processo il 4 giugno, mi hanno condannato a 5 mesi e 10 giorni. Facendo i calcoli, con la galera che ho già fatto da dicembre, dovrei essere fuori i primi d'agosto, se Dio vuole.» La mamma, Maria gli scrive subite un telegramma «Resisti, manca poco. Ti aspettiamo» ma Manuel non lo leggerà mai.
«Avevo un brutto presentimento» racconta Maria, «avevo qualcosa dentro che non andava e la sua lettera confermava le mie sensazioni. Ho provato a chiedere un colloquio straordinario per vederlo prima della fine della settimana ma non me l'hanno concesso. Comunque non avrei fatto in tempo: moriva la mattina dopo. Infatti, il 25 luglio alle 9.25 mi arriva quella maledetta telefonata da Marassi "abbiamo una brutta notizia da darle, suo figlio è deceduto. E' inutile che lei venga qui, ché non c'è più".
Ho chiuso la comunicazione e sono partita subito per Genova, diretta verso l'obitorio del San Martino. Nel mio cuore speravo in uno sbaglio di persona, pregavo non fosse lui. Non me l'hanno fatto vedere subito, poi sono riuscita ad entrare. Ho trovato mio figlio con una maglietta non sua, che gli stava molto piccola, completamente coperto di lividi su tutto il corpo, con delle chiare tracce di sangue che dal naso salivano verso la fronte e i capelli.
Ho riscontrato diversi segni di percosse sul suo corpo e non mi sono mai stati restituiti i vestiti che indossava mentre moriva. La pecca di mio figlio era la cannabis e la cocaina, ma era un buono, non faceva male a nessuno. Doveva essere curato e invece me l'hanno ammazzato. I giornali hanno scritto che si è ammazzato da solo col butano, ma lui aveva il terrore del gas da quando aveva 6 anni. E' l'unica cosa che lo terrorizzava». Ma forse non serve questo a capire che il butano è stata una scusa di comodo usata per la stampa: perché il butano non uccide lasciando il corpo martoriato, il butano non sposta, fa venire emorragie interne, il butano non sfigura il corpo pieno di vita di un ragazzo di appena 22 anni.


22/10/2008

L'originale su www.liberazione.it

6 commenti

Volevo segnalarvi questo

Volevo segnalarvi questo link, dell'autrice dell'articolo,
dove potete trovare le foto del ragazzo

http://baruda.wordpress.com/2008/10/22/il-corpo-di-manuel-eliantonio/

Spero che si faccia

Spero che si faccia chiarezza sulla morte di questo disgraziato. Bisogna che non cada nel silenzio .Almeno questa morte avrebbe un senso .A questo aggiungo le morti per suicidio che ho pubblicato oggi per dire che sembra possa essere una risposta : o ti uccidi o ti uccido se non ti adegui. Cosa preoccupamnte che sta entrando nel sistema delle provocazioni in forma violenta o in quella psicologica , più invisibile. Nulla cambia .la mentalità è sempre quella di eliminare chi compromette i vari interessi .

MANUEL :martoriato!

Sono la mamma di MANUEL.Ringrazio tutti coloro che si impegnano per la giustizia e verità.Vi chiedo di aiutarmi almeno a diffondere ancora ovunque questo orrendo evento.Occorre fermarli prima che succeda anche ai vostri figli e credete può accadere a chiunque,senza ragione. Inpossibile descrivervi il mio stato d'animo.Le altre mamme che han subito eveti simili possono comprendere perfettamente.Saremo cosi tante che unite forse otterremo qualche risultato.Vi abbraccio tutti prima che sia troppo tardi. M:M:M:

Cara mamma di Manuel Non

Cara mamma di Manuel
Non fermarti. Unisciti a tutte quelle mamme che hanno subito la tua stessa tragedia.E cerca di ottenenre una risposta ai motivi della sua morte . Aiutarti è quasi impossibile .Nessuno ci darebbe una sola risposta. Solo voi protagoniste dirette potrete pretendere indagini e verità sulla morte ,ingiuste, nelle carceri dei giovani indifesi.
E comunque per iniziare ti consiglio di entrare in questo blog per fare il tuo appello lasciando un recapito per contrattarti Solo così potrai incontrare quelle mamme che volessero unirsi alla tua causa .Proponiti anche a qualche redazione giornalistica del tuo paese. Non Fermarti! E' quello che gli assassini sperano. Ciao di cuore .

Ciao Melania

Penso che la mamma di Manuel, chiedendo di non far calare il silenzio sulla vicenda del figlio, confidasse in coloro che hanno propri blog. Una delle cose che mi addolora di Fai notizia è che si lasci cadere o, peggio, si ignori deliberatamente tutto ciò che comporterebbe un gesto semplice di partecipazione o un gesto grosso di denuncia: è come se ci si volesse tenere lontani dalle altrui disgrazie. Certo, nessuno ha obblighi verso gli altri e, però, Fai notizia è una vasta comunità che potrebbe talvolta incidere se tutte le sue anime agissero in sintonia. A che serve scrivere se, poi, si ha paura a spendersi, non tanto in prima persona quanto come collettività? L'unione dovrebbe dare e produrre forza. Non è così. Non sai quanto sono dispiaciuta di ciò. Ti abbraccio.

MANUEL22anni UCCISO

Non si può accettare che i propi figli vengano torturati e uccisi,Manuel che caratterialmente NON sopportava,prepotenze,sopprusi,violenze,si esponeva sempre a difesa dei più deboli,pacifico,di poche parole,riservato,animo gentile,puro di cuore,fidanzato da cinque anni con la sua "paperina"di anni20.I suoi errori:piccoli reati,furto,ricettazione,in ultimo resistenza a pubblico ufficiale(condannato a MORTE), dovuti al suo essere infantile,ingenuo,e l'uso saltuario di cocaina e cannabis.NON PUO MORIRE MARTORIATO un ragazzo di 22anni.M.M.M.