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Per un Paese libero ... contro la polizia della memoria. Libertà di ricerca storica come libertà di ricerca scientifica non hanno bisogno di divieti ed anatemi. Firma l'appello!

Giuseppe Candido
Giuseppe Candido
19/10/2008 - 17:05

.. l'appello de Blois dell'associazione francese per la libertà della storia. Liberté pur la histoire

Il sito dell'associazione francese libertà per la storiaIl sito dell'associazione francese libertà per la storia

 

Sono sempre più numerosi i paesi che si dotano di una legislazione che stabilisce il modo corretto  di ricordare e definire un determinato evento storico. Lo scorso 11 ottobre 2008 Pierre Nora, storico francese presidente dell'associazione libertè pour l'histoire ha presentato, con un articolo pubblicato su Le monde, “l'appello de Blois” che vede tra i primi firmatari numerosi storici e e scrittori francesi.  Anche la direzione del mensile Abolire la miseria della Calabria crede sia importante aderire e ne intende promuovere l'adesione sul proprio sito web. Perché pensiamo sia davvero importante difendere la libertà di ricerca storica, come per quella scientifica galileana. Contro ogni proibizionismo la ricerca, anche storica deve fare il suo mestiere. Verificare ipotesi e interpretazioni storiche. Aderire all'appello è davvero semplicissimo, basta inviare una mail all'associazione per la libertà della storia. E' vero: “Non spetta a nessuna autorità politica definire la verità storica e limitare la libertà degli storici con sanzioni penali”. Così Timothy Garton Ash cofirmatario dell'appello noto in Francia come “appel de Blois” spiega di essere convinto che – da un verso - sia “importantissimo che le nazioni, gli stati i popoli e gli altri gruppi (per non parlare degli individui) riconoscano solennemente e pubblicamente i mali  da loro o in loro nome compiuti”. Ma per fare questo, spiega ancora Ash nel suo blog, “per ammettere queste realtà, la gente deve innanzitutto conoscerle. Quindi bisogna insegnarle a scuola  e commemorarle pubblicamente”. Conoscere per deliberare insomma. Pensiamo ad esempio al riconoscimento degli orrori della chiesa cattolica compiuti in nome di Gesù in epoche passate (dalle crociate alla caccia alle streghe) e pensiamo pure alla Shoah e al 10 Febbraio dedicato al genocidio istriano delle foibe. Ma prima di essere oggetto d'insegnamento, spiega ancora  Timothy Garton Ash, ne suo articolo «The freedom of historical debate is under attack by the memory police » pubblicato sul quotidiano The Guardian, lo scorso 16 ottobre, devono poter essere oggetto di ricerca. “Bisogna scoprire, verificare e vagliare le testimonianze e le varie possibili interpretazioni vanno riscontrate in base ad esse. E' questo processo di ricerca e di discussione ad esigere totale libertà – soggetto unicamente alle leggi severe contro la diffamazione e la calunnia mirate a proteggere le persone in vita ma non i governi, gli stati o l'orgoglio nazionale.”  “Come in un esperimento di scienza naturale lo storico testa in base alle testimonianze ogni possibile ipotesi, per quanto estrema, quindi sottopone l'interpretazione a suo avviso più convincente alla critica”. Libertà di ricerca storica come libertà di ricerca scientifica non hanno bisogno di divieti ed anatemi. Ma da cosa prende avvio questo appello partito in Francia ma che chiede le adesioni di tutti i cittadini europei? Perché, mi chiedo, il carissimo amico Filippo Curtosi, compagno di lotte nonviolente nonché direttore responsabile del mensile Abolire la miseria della Calabria che mi orgoglio di aver con lui fondato, si prende la briga, domenica mattina, di telefonarmi per propormi di aderire a quest'appello? A darne notizia in Italia, con una traduzione/segnalazione di E. Benghi su La Repubblica del 19 ottobre: le leggi della memoria non censurino gli storici. Il tutto nasce in realtà da un progetto di “decisione quadro” avanzato al Consiglio della giustizia e per gli affari interni (GAI) dell'UE, dal ministro della Giustizia tedesco Brigitte Zypries , chiedendo che in tutti i paesi dell'UE divenga perseguibile penalmente qualsiasi atto di condanna o negazione pubblica di crimini di genocidio. Vietato sollevare dubbi e verificare interpretazioni. Almeno mediante pubblicazioni. Questo con un nome assai condivisibile: decisione quadro contro il razzismo e la xenofobia. Ma chi non vuole lottare contro il razzismo (a parte i razzisti ovviamente) ed essere contro la xenofobia? Il problema è capire chi sarà, ce lo chiediamo pure noi, a decidere quali eventi storici si configurino come genocidi o come crimini contro l'umanità. E chi stabilirà cosa equivale a sminuirli grossolanamente? Queste domande che il Professor Timothy Ash si pone sono interrogativi che pure noi ci poniamo leggendo il testo dell'articolo del Gardian. “Il diritto internazionale umanitario indica alcuni criteri, ma stabilire quali eventi si configurino come tali è oggetto spesso di accese polemiche. L'unico modo infallibile per garantire uniformità sul tutto il territorio europeo sarebbe quello di concordare una lista di orrori”. Ma su questa ipotesi lo stesso Ash evidenzia subito il baratto, il mercato a porte chiuse che avverrebbe a Bruxelles. Il funzionario polacco all'omologo francese: il genocidio armeno in cambio della carestia ucraina. Per fortuna alcuni paesi con una più forte tradizione di libertà di parola come la Gran Bretagna si sono opposte a questo disegno quadro chiedendo di aggiungervi la dicitura: “gli stati membri possono scegliere di sanzionare esclusivamente la condotta passibile di turbare l'ordine pubblico o che risulti intimidatoria, offensiva o ingiuriosa”. Quindi i singoli paesi potranno fare ciascuno a modo loro. E addio al criterio di uniformità dell'azione penale sul territorio europeo. Ufficialmente la decisione quadro “razzismo e xenofobia” non è ancora stata approvata “in quanto bloccata da alcune riserve parlamentari pendenti”. Così si legge nella risposta ad una e.mail inviata da Ash al competente rappresentante dell'attuale presidenza francese dell'UE con la quale ha chiesto la motivazione della mancata ripresentazione in sede di Consiglio della giustizia e per gli affari interni. Le teorie che vorrebbero rivalutare razzismi e xenofobie non si confutano proibendole bensì confutandole, raccogliendo prove e testimonianze disponibili in un libero dibattito. Non solo, il metodo scientifico è il modo migliore, verificando ipotesi e interpretazioni, per conoscere la realtà dei fatti e degli eventi, ma forse è davvero l'unico modo per sconfiggere il razzismo e la paura del diverso. Dimostrando cioè che diverso non è.


4 commenti

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grazie per la segnalazione

grazie per la segnalazione giuseppe!
dibattito interessantissimo. e io sono sulle tue posizioni, claro!

ciao
Valerio