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Leggere chi?

giovanna canigiula
giovanna canigiula
29/09/2008 - 20:42
 

Discutevo quest’oggi con un amico radicale del Decreto Tremonti a proposito dei tagli al finanziamento all’editoria e all’erogazione dei fondi sulla base dell’andamento dei conti dello stato. Il mio amico radicale si diceva d’accordo a sparare nel mucchio e l’assunto del suo pensiero pressappoco è: perché mai dovrei quotidianamente finanziare un’informazione di partito, quindi a priori viziata, per un totale di 700 milioni di euro all’anno? Se fondi pubblici debbono essere erogati, ebbene anche l’informazione deve essere pubblica e non di parte. Esempio di informazione pubblica? Radio radicale, che ospita voci ed opinioni di tutti.

Il merito di Radio radicale è indiscutibile: chi di noi non ha mai seguito un dibattito, un congresso di partito, una conferenza, un’intervista? Chi non ha consultato il suo archivio? Ma questo  nobile e indiscutibile esempio, a mio parere, allontana dal tema. Distoglie. Per cui occorre cercare di districarsi fra leggi e leggine e codicilli e intenti dei legislatori che si sono susseguiti in oltre trent’anni. Nel 1981 passò la prima proposta di legge che concedeva l’aiuto dello Stato ai giornali di partito non in grado di sostenersi da soli per ovvie ragioni di mercato. Si può non essere d’accordo ma, comunque, era passata l’idea che, in democrazia, bisogna salvaguardare il pluralismo. Cinque anni dopo il pasticcio: bastava che due deputati, anche di opposti schieramenti, dicessero che la tal testata  era organo di un movimento politico per attingere a piene mani ai finanziamenti. Insomma: fatta la legge, trovato l’inganno. Quindi, nel 2001, il legislatore ha imposto ai giornali d’esser cooperative, di fatto ammettendo al contributo praticamente tutti, comprese le testate possedute a maggioranza da cooperative, le fondazioni e gli enti morali non aventi scopo di lucro.  Come il potentissimo Avvenire.

Da qui, è ovvio, furti e stravaganze che hanno portato –bellissima l’inchiesta di Report del 2006- alla nascita di fantomatici fogli a tiratura limitata, nessuna presenza in edicola, vendita pari a zero o, comunque, sottocosto quando non nella forma del volantinaggio, giacché le testate nazionali sono obbligate a vendere il 25% delle copie prodotte e quelle locali almeno il 40%. Hanno in questo modo visto la luce anche il Foglio, organo del movimento Convenzione per la giustizia e Libero, organo del Movimento Monarchico Italiano. Per non parlare dello strano giro dei soldi incassati, come quelli che il Giornale d’Italia ha devoluto alla Lega nord. Ai contributi diretti si sono poi sommati quelli indiretti, sotto forma di rimborsi per le spese postali, elettriche, telefoniche e per l’acquisto della carta. Contributi ai quali chiunque ha potuto attingere, indipendentemente dai bilanci e dagli assetti societari e il 70% dei quali è finito –e come mai?-  nelle tasche dei grandi gruppi.

La domanda è: quanti sprechi si sarebbero potuti evitare se, semplicemente, lo stato si fosse limitato a finanziare i giornali di partito, magari ponendo paletti, come l’obbligo di vendere un determinato numero di copie? Perch appoggiare una politica di tagli indiscriminati sapendo di tagliare le gambe non certo ai grandi editori, quelli che rispondono alle leggi di mercato? Perché, per fare un esempio, deve chiudere il Manifesto, cooperativa (vera) che dal 1971 cammina a fatica, voce libera sia pure nella galassia delle sinistre?

Ritorno al mio amico radicale e alle sue osservazioni con una domanda: che vuol dire finanziamento pubblico solo alla pubblica informazione? Bastano, secondo questa direttrice di pensiero, una radio, una rete televisiva, una testata. Ora, abbiamo un premier che legifera pro domo sua, che controlla quasi tutto il mondo dell’informazione, che guarda caso vuol nominare il Presidente della Commissione di Vigilanza Rai e, anziché pensare che servirebbe correggere le storture legislative –leggi restrizione dei finanziamenti a pioggia a testate di partiti e movimenti finti o di enti che non ne avrebbero diritto/ bisogno-  pensiamo di tappare la bocca al pensiero plurale? Mi pare, questa, la via più agevole da praticare, ma nei paesi con governi autoritari.

5 commenti

Le due scienze:

da una parte le svastiche, dall'altra il diritto null'altro che il diritto.

Dai giornali, ai partiti, ai sindacati, gli esempi della scienza italica sono innumerevoli: al centro l'incastro.
La tua stella innovativa dei partiti, dei giornali, dei sindacati ecc. regge a questa valanga mediatica?
Ha capacità di tenuta rispetto a questo immane bombardamento di fondi statali?
Riesce a rientrare in questi assurdi rapporti di forza?
No.
“Ma noi ne eravamo sicuri, perchè i dati delle vostre stelle li conoscevamo da sempre, e questa, solo questa, è stata ed è la nostra direzione...”

Mai, se non in canali opportunamente coperti, l'altra scienza:

Art. 4 del regolamento della Commissione di vigilanza dei servizi radiotelevisivi.

Costituzione della Commissione.

1. LA COSTITUZIONE della Commissione ha luogo mediante l'elezione del presidente, di due vice-presidenti e di due segretari che formano l'ufficio di presidenza.

2. Ad ogni rinnovazione la Commissione è convocata, per la sua costituzione, dai Presidenti della Camera e del Senato, d'intesa fra loro.

Art. 5 del regolamento della Commissione di vigilanza dei servizi radiotelevisivi.

Votazione per la nomina dell'ufficio di presidenza.

1. Nella prima riunione, CHE DEVE AVVENIRE ENTRO TRE GIORNI DALLA NOMINA DEI COMPONENTI, la Commissione elegge il presidente. L'elezione ha luogo per scrutinio segreto e a maggioranza di tre quinti dei componenti la Commissione. Dopo il secondo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dei componenti. QUALORA NESSUN CANDIDATO RAGGIUNGA TALE MAGGIORANZA, SI PROCEDE AL BALLOTTAGGIO TRA I DUE CANDIDATI CHE ABBIANO RIPORTATO IL NUMERO MAGGIORE DEI VOTI; È PROCLAMATO ELETTO QUELLO CHE CONSEGUE LA MAGGIORANZA.

2. Eletto il presidente si procede alla votazione per la nomina di due vice-presidenti e di due segretari.

3. Per tali elezioni ciascun componente la Commissione scrive sulla propria scheda un nome per i vice-presidenti e un nome per i segretari. Risultano eletti coloro che hanno conseguito il maggior numero dei voti. Nel caso di parità di voti è proclamato eletto il più anziano come parlamentare e, fra i parlamentari di pari anzianità, il più anziano di età.

4. L'ufficio di presidenza decade ogni qualvolta la Commissione è rinnovata, anche se parzialmente ai sensi del secondo comma dell'articolo 2, e i suoi membri sono rieleggibili.

5. Dei risultati delle elezioni è data comunicazione ai Presidenti delle due Camere, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al presidente della società concessionaria ed alle regioni.

Art.5. della legge costituzionale 22 Novembre 1967, n° 2.

Il Presidente della Corte costituzionale dà immediatamente comunicazione, all'organo competente per. la sostituzione, della cessazione dalla carica di un giudice per causa diversa da quella della scadenza del termine.
IN CASO DI VACANZA A QUALSIASI CAUSA DOVUTA, LA SOSTITUZIONE AVVIENE ENTRO UN MESE DALLA VACANZA STESSA.

La scienza della quale da sempre si occupa e parla Radio Radicale oltre ad essere al centro delle iniziative e delle lotte del Partito.
Questi i 60 anni di postfascismo: NULLA, NON C'E' SCIENTIFICAMENTE... NULLA in quella testata, in quel sindacato, in quel partito ecc. tante buone idee e ottimi propositi, ma SCIENTIFICAMENTE NON CE LA FA, scientificamente di volta in volta conosciamo i punti di rottura e LI APPLICHIAMO.
Due, tre anni poi avviene il crollo. Deve rialzarsi, altri due, tre anni, nuovo crollo...
Si risponde: “Si può fare anche dell'altro”.
A parte che ci si era anche provato a fare impresa, a fare professione ecc. e puntualmente l'incastro, in un tale sistema, era stato simile...
A parte che il diritto di conoscere per deliberare e quindi di stabilire cosa fare della propria vita e quale eventuale impegno pubblico avere, dovrebbe essere il diritto di tutti e non solo delle svastiche...
Ma soprattutto, a 63 anni dal nazifascismo, questi i diritti di un Paese democratico e libero?
E CE LA SI PUÒ FARE CONTRO LA SCIENZA DELLO STERMINIO DI TUTTO SENZA LA VERITÀ DI UN'ALTRA POLITICA?
E si potrebbe continuare...ma si continua a morire...

Claudio Giuseppe Scaldaferri

Svolta a destra?

Una rete, una testata, una radio. Sì, è proprio un bel governo.

No ai finanziamenti all'editoria

Sono d'accordo con Giuseppe Candido: no ai finanziamenti e i giornali che non riescono a sostenere i costi per la stampa possono traslocare su internet e per sostenersi far pagare gli abbonamenti. Poi, per i cultori dell'odore dell'inchiostro... esiste sempre la possibilità di stampare le pagine, no ?

e ti dirò che comincia a piacermi

questo governo, con i Brunetta e i Sacconi. Cero fosse meno omoxenofobo e un po più federalista, aumentasse gli stipendi ai docenti come ha detto di voler fare la Gelmini, rischia che la prossima volta li voto :-))
[Giuseppe Candido](http://www.almcalabria.it/)

Una montagna di carta che si potrebbe evitare

andando su internet come fanno giornali del calibro del Washington Post (http://www.washingtonpost.com/)

[Giuseppe Candido](http://www.almcalabria.it/)