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Il discorso di Gandhi trovato e restaurato
Avrete senz'altro visto questo spot della Telecom, nei scorsi giorni:
-->Oggi, sul Khayyams' Blog cliccando qui potrete ascoltare il file audio della Conferenza di Gandhi oggi pubblicata su alcuni quotidiani nazionali. Quello che segue è il testo in italiano di quell'intervento, tradotto da Elena Tebano e Marco De Masi.
Discorso tenuto da Gandhi alla Conferenza delle relazioni interasiatiche, New Delhi, 2 aprile 1947
Signora Presidente, amici,
non credo di dovermi scusare con voi per il fatto che sono costretto a parlare una lingua straniera. Mi chiedo se con questi microfoni la mia voce arrivi all’estremità più lontana di questo vasto pubblico. Quelli di voi che sono lontano, possono alzare le mani se sentono quello che dico? Sentite, perfetto. Bene, se la mia voce non arriva, non sarà colpa mia, sarà colpa di questi microfoni.
Quello che vi stavo dicendo è che non ho bisogno di scusarmi. Non oso, se tutti i delegati che si sono riuniti qui dalla varie zone dell’Asia, e gli “osservatori” – ho imparato questa parola dalle labbra di un amico americano, che ha detto “non sono un delegato, sono un osservatore”. Pensando che lui è venuto dalla Persia […] Ed ecco che mi trovo davanti un americano, e gli ho detto “Io ho paura di te, vorrei che mi lasciassi in pace”. Immaginate che un americano mi avrebbe lasciato da solo? Non lui, e per questo dovetti parlargli. Vi stavo dicendo che la mia parlata provinciale, che è la mia lingua madre, voi non potete capirla; e io non voglio insultarvi insistendo [a parlare] in questa parlata provinciale. La lingua nazionale, l’industani, so che ci vorrà molto tempo prima che possa competere nei discorsi ufficiali. Se c’è rivalità, c’è rivalità tra francese e inglese. Per il commercio internazionale, senza dubbio l’inglese occupa la prima posizione; per le conversazioni diplomatiche e la corrispondenza, quando studiavo da ragazzo sentivo dire che il francese era la lingua della diplomazia, e che se si voleva andare da un’estremità all’altra dell’Europa bisognava provare a imparare un po’ di francese, e così provai a imparare qua e là qualche parola di francese per essere capace di farmi capire. A ogni modo, se può esserci qualche rivalità, potrebbe sorgere tra il francese e l’inglese. Quindi, dato che è l’inglese che mi hanno insegnato, naturalmente devo far ricorso a questa lingua internazionale per parlare con voi.
Mi chiedevo di cosa avrei dovuto parlarvi. Volevo raccogliere i miei pensieri, ma lasciatemi confessare che non ho avuto tempo, eppure vi avevo promesso ieri che avrei provato a dirvi qualche parola. Mentre venivo con Badshah Khan, ho chiesto un piccolo pezzo di carta e una matita. Ho avuto una penna al posto della matita. Ho provato a scarabocchiare qualche parola. Vi spiacerà sentirmi dire che quel pezzo di carta non ce l’ho con me. Ma questo non è niente, mi ricordo di cosa volevo parlarvi, e mi sono detto: i tuoi amici non hanno visto la vera India, e tu non partecipi a una conferenza in mezzo alla vera India.
Delhi, Bombay, Madras, Calcutta, Lahore – tutte queste sono grandi città, ormai influenzate dall’Occidente, anche costruite, forse a parte Delhi, ma non Nuova Delhi, anche costruite dagli inglesi. Ho quindi pensato a un piccolo saggio – credo che lo dovrei chiamare così – che era in francese. Mi fu tradotto da un amico anglo-francese, e lui era un filosofo, era anche un uomo modesto e disse che era diventato mio amico senza che io lo avessi conosciuto, perché lui era sempre stato dalla parte della minoranza e io ero, così è, miei compatrioti, in una minoranza senza speranza, non solo minoranza senza speranza, ma anche minoranza disprezzata. Se gli europei del Sud Africa mi perdoneranno per aver detto questo, noi eravamo tutti “coolie” [termine dispregiativo per indicare gli indiani che lavoravano come servi in Sud Africa]. IO ero un insignificante avvocato “coolie”. A quell’epoca non avevamo ‘coolie’ dottori, non avevamo ‘coolie’ avvocati. Fui il primo nel campo. Tuttavia, un ‘coolie’. Voi sapete forse cosa si intende con la parola ‘coolie’, ma questo amico – il suo nome era Krof: sua madre era una francese, suo padre un inglese – mi disse: “Voglio tradurre per te una storia francese”. Mi perdoneranno quelli di voi che conoscono la storia se nel ricordarla faccio degli errori qua e là, ma non ci saranno errori nel fatto principale.
C’erano tre scienziati e questi – chiaramente è una storia di fantasia – tre scienziati andarono fuori dalla Francia, andarono fuori dall’Europa in cerca della Verità. Questa è la prima lezione che la storia mi ha insegnato, che se bisognava la ‘verità’, non andava fatto sul suolo europeo. Di conseguenza, senza dubbio neppure in America. Questi tre grandi scienziati andarono in posti diversi dell’Asia. Uno di loro riuscì ad arrivare in India e cominciò la sua ricerca. Arrivò nelle cosiddette città di quei tempi. Naturalmente, questo succedeva prima dell’occupazione britannica, prima ancora del periodo Mughal – così l’autore francese ha illustrato la storia – ma comunque andò nelle città, vide la gente della cosiddetta casta superiore, uomini e donne, finché alla fine non entrò in un’umile casupola, in un umile villaggio, e quella casupola era una casupola Bhangi – e lì trovò la “verità” di cui era in cerca, in quella casupola Bhangi, nella famiglia Bhangi, uomo, donna, forse due o tre bambini. Dico questo facendo dei cambiamenti, l’autore a questo punto descriveva come l’uomo la trovò. Tralascio tutto questo. Voglio legare questa storia con quello che voglio dirvi, che se volete realmente vedere l’India al suo meglio dovete trovarla in un’abitazione Bhangi, in un’umile casa Bhangi, o in villaggi di questo genere che, come ci insegnano gli storici inglesi, sono 700 mila. Poche città qua e là, non contengono molte decine di milioni di persone, ma i 700 mila villaggi contengono quasi 40 crore [400 milioni] di persone. Dico quasi, perché si potrebbe forse togliere un crore [circa 10 milioni], forse due nelle città, ma ce ne sarebbero ancora 38. E allora io mi sono detto, se questi amici sono qui senza trovare la loro vera India, che cosa ci sono venuti a fare? Quindi ho pensato di chiedervi di immaginare quest’India, non dalla prospettiva che offre questo vasto pubblico ma di immaginare come sarebbe. Vorrei che leggeste una storia come questa dei francesi o altre cose. Guardate, forse qualcuno di voi, alcuni dei villaggi dell’India, e allora troverete la vera India. Oggi confesserò anche che non sarete affascinati dalla vista.
Dovrete andare a grattare sotto quei mucchi di letame che sono oggi i villaggi. Non pretendo di dire che prima fossero luoghi di paradiso. Ma oggi sono davvero mucchi di letame; non erano così, prima, di questo sono certo abbastanza. Perché non parlo dal punto di vista storico, ma a partire da quello che ho visto con i miei occhi in carne e ossa, dell'India - e ho viaggiato da un'estremità dell'India all'altra, ho visto questi villaggi, ho visto quei miseri esemplari dell'umanità, occhi spenti - eppure loro sono l'India, eppure in quelle misere casupole, tra quei mucchi di letame si trovano gli umili Bhangi, dove si troverà un'essenza concentrata di saggezza. Come? Questa è una bella domanda.
Bene, allora voglio mettervi di fronte a un'altra scena. Di nuovo, io ho studiato dai libri, libri scritti dagli storici inglesi, tradotti per me. Tutta questa copiosa conoscenza, mi dispiace dirlo, arriva a noi in India attraverso libri inglesi, attraverso storici inglesi. Non che non abbiamo storici indiani, ma anche loro non scrivono nella loro lingua madre, o nella lingua nazionale, l'industani, o se preferite definirle due lingue, l'hindi e l'urdu, due forme della stessa lingua. No, ci danno quello che hanno studiato nei libri inglesi, magari negli originali, ma sempre inglesi e in lingua inglese - questa è la conquista culturale dell'India, che l'India ha subito. Ma ci dicono che la saggezza è arrivata all'Occidente dall'Oriente. E chi erano questi uomini saggi? Zoroastro. Lui apparteneva all'Oriente. È stato seguito da Buddha. Apparteneva all'Oriente, apparteneva all'India. Chi ha seguito Buddha? Gesù, ancora una volta dall'Asia. Prima di Gesù c'era Mosa, Mosè, anche lui appartenente alla Palestina - ho controllato con Badshah Khan e Yunus Saheb, ed entrambi mi hanno confermato che Moses apparteneva alla Palestina, nonostante fosse nato in Egitto. E poi è venuto Gesù, e poi è venuto Maometto. Tutti questi li tralascio. Tralascio Krishna, tralascio Mahavir, tralascio le altre luci - non le chiamerò luci più flebili, ma sconosciute all'Occidente, sconosciute al mondo letterario. Anche così, non conosco una sola persona capace di eguagliare questi uomini dell'Asia. E poi, cosa è successo? Il cristianesimo è stato sfigurato quando ha raggiunto l'Occidente. Mi dispiace doverlo dire, ma questa è la mia interpretazione. Non vi imporrò oltre questi temi. Vi racconto questa storia per incoraggiarvi, e per farvi capire, se il mio povero discorso può farvi capire, che quello che vedete dello splendore e di tutto ciò che le città dell'India hanno da mostrarvi non è l'India. Certamente, la carneficina che avviene proprio sotto i vostri occhi, mi dispiace, vergognoso che sia, come ho detto ieri, dovete seppellirla qui. Non portate il ricordo di questa carneficina oltre i confini dell'India. Ma quello che voglio che capiate, se potete, è che il messaggio dell'Oriente, il messaggio dell’Asia, non può essere imparato attraverso gli occhiali dell'Occidente, attraverso gli occhiali occidentali, non imitando i fili argentati dell'Occidente, la polvere da sparo dell'Occidente, la bomba atomica dell'Occidente.
Se volete di nuovo dare un messaggio all'Occidente, deve essere un messaggio di 'amore', deve essere un messaggio di 'verità'. Ci deve essere una conquista (APPLAUSI), per favore, per favore, per favore. Questo interferirà con il mio discorso, e interferirà anche con la vostra capacità di comprenderlo. Voglio catturare i vostri cuori, non voglio ricevere i vostri applausi. Fate battere i vostri cuori all'unisono con quello che dico e, credo, avrò compiuto il mio lavoro Perciò voglio che ve ne andiate da qui con il pensiero che l'Asia deve conquistare l'Occidente. Poi, la domanda che mi ha chiesto ieri un amico: se credessi davvero in un mondo unito. Certo che credo in un mondo unito. E come potrei fare altrimenti, se sono un erede del messaggio d'amore che questi grandi, irraggiungibili maestri ci hanno lasciato? Potete portare ancora quel messaggio, adesso, in questa epoca di democrazia, in questa epoca di risveglio dei più poveri tra i poveri, potete portare di nuovo questo messaggio con la più grande enfasi. Allora voi, voi compirete la conquista dell'intero Occidente, non per vendetta del fatto che siete stati sfruttati - e nello sfruttamento, naturalmente, voglio includere l'Africa, e spero che la prossima volta che vi incontrerete in India, ci sarete tutte; che voi nazioni sfruttate della terra vi incontrerete insieme, se a quell'epoca ci saranno ancora nel mondo nazioni sfruttate. Sono così fiducioso che se metterete insieme i vostri cuori, non soltanto le vostre teste, ma i vostri cuori insieme, e capirete il segreto del messaggio che questi uomini saggi dell'Oriente ci hanno lasciato, e che se noi davvero diventiamo, meritiamo e siamo degni di quel grande messaggio, allora capirete che la conquista dell'Occidente sarà completa, e che lo stesso Occidente amerà quella conquista. Oggi l'Occidente anela alla saggezza. Oggi l'Occidente è disperato per la proliferazione delle bombe atomiche, perché una proliferazione delle bombe atomiche significa terribile distruzione, non soltanto per l'Occidente, ma sarà una distruzione del mondo intero, così che la profezia della Bibbia si avvererà e ci sarà un vero e proprio diluvio universale. Non voglia il cielo che ci sia quel diluvio, e non per i torti dell'uomo contro se stesso. Sta a voi liberare il mondo intero, non solo l'Asia, ma il mondo intero, da quella malvagità, da quel peccato. Questa è la preziosa eredità che i vostri maestri, i miei maestri ci hanno lasciato.
Mi chiedevo di cosa avrei dovuto parlarvi. Volevo raccogliere i miei pensieri, ma lasciatemi confessare che non ho avuto tempo, eppure vi avevo promesso ieri che avrei provato a dirvi qualche parola. Mentre venivo con Badshah Khan, ho chiesto un piccolo pezzo di carta e una matita. Ho avuto una penna al posto della matita. Ho provato a scarabocchiare qualche parola. Vi spiacerà sentirmi dire che quel pezzo di carta non ce l’ho con me. Ma questo non è niente, mi ricordo di cosa volevo parlarvi, e mi sono detto: i tuoi amici non hanno visto la vera India, e tu non partecipi a una conferenza in mezzo alla vera India.
Delhi, Bombay, Madras, Calcutta, Lahore – tutte queste sono grandi città, ormai influenzate dall’Occidente, anche costruite, forse a parte Delhi, ma non Nuova Delhi, anche costruite dagli inglesi. Ho quindi pensato a un piccolo saggio – credo che lo dovrei chiamare così – che era in francese. Mi fu tradotto da un amico anglo-francese, e lui era un filosofo, era anche un uomo modesto e disse che era diventato mio amico senza che io lo avessi conosciuto, perché lui era sempre stato dalla parte della minoranza e io ero, così è, miei compatrioti, in una minoranza senza speranza, non solo minoranza senza speranza, ma anche minoranza disprezzata. Se gli europei del Sud Africa mi perdoneranno per aver detto questo, noi eravamo tutti “coolie” [termine dispregiativo per indicare gli indiani che lavoravano come servi in Sud Africa]. IO ero un insignificante avvocato “coolie”. A quell’epoca non avevamo ‘coolie’ dottori, non avevamo ‘coolie’ avvocati. Fui il primo nel campo. Tuttavia, un ‘coolie’. Voi sapete forse cosa si intende con la parola ‘coolie’, ma questo amico – il suo nome era Krof: sua madre era una francese, suo padre un inglese – mi disse: “Voglio tradurre per te una storia francese”. Mi perdoneranno quelli di voi che conoscono la storia se nel ricordarla faccio degli errori qua e là, ma non ci saranno errori nel fatto principale.
C’erano tre scienziati e questi – chiaramente è una storia di fantasia – tre scienziati andarono fuori dalla Francia, andarono fuori dall’Europa in cerca della Verità. Questa è la prima lezione che la storia mi ha insegnato, che se bisognava la ‘verità’, non andava fatto sul suolo europeo. Di conseguenza, senza dubbio neppure in America. Questi tre grandi scienziati andarono in posti diversi dell’Asia. Uno di loro riuscì ad arrivare in India e cominciò la sua ricerca. Arrivò nelle cosiddette città di quei tempi. Naturalmente, questo succedeva prima dell’occupazione britannica, prima ancora del periodo Mughal – così l’autore francese ha illustrato la storia – ma comunque andò nelle città, vide la gente della cosiddetta casta superiore, uomini e donne, finché alla fine non entrò in un’umile casupola, in un umile villaggio, e quella casupola era una casupola Bhangi – e lì trovò la “verità” di cui era in cerca, in quella casupola Bhangi, nella famiglia Bhangi, uomo, donna, forse due o tre bambini. Dico questo facendo dei cambiamenti, l’autore a questo punto descriveva come l’uomo la trovò. Tralascio tutto questo. Voglio legare questa storia con quello che voglio dirvi, che se volete realmente vedere l’India al suo meglio dovete trovarla in un’abitazione Bhangi, in un’umile casa Bhangi, o in villaggi di questo genere che, come ci insegnano gli storici inglesi, sono 700 mila. Poche città qua e là, non contengono molte decine di milioni di persone, ma i 700 mila villaggi contengono quasi 40 crore [400 milioni] di persone. Dico quasi, perché si potrebbe forse togliere un crore [circa 10 milioni], forse due nelle città, ma ce ne sarebbero ancora 38. E allora io mi sono detto, se questi amici sono qui senza trovare la loro vera India, che cosa ci sono venuti a fare? Quindi ho pensato di chiedervi di immaginare quest’India, non dalla prospettiva che offre questo vasto pubblico ma di immaginare come sarebbe. Vorrei che leggeste una storia come questa dei francesi o altre cose. Guardate, forse qualcuno di voi, alcuni dei villaggi dell’India, e allora troverete la vera India. Oggi confesserò anche che non sarete affascinati dalla vista.
Dovrete andare a grattare sotto quei mucchi di letame che sono oggi i villaggi. Non pretendo di dire che prima fossero luoghi di paradiso. Ma oggi sono davvero mucchi di letame; non erano così, prima, di questo sono certo abbastanza. Perché non parlo dal punto di vista storico, ma a partire da quello che ho visto con i miei occhi in carne e ossa, dell'India - e ho viaggiato da un'estremità dell'India all'altra, ho visto questi villaggi, ho visto quei miseri esemplari dell'umanità, occhi spenti - eppure loro sono l'India, eppure in quelle misere casupole, tra quei mucchi di letame si trovano gli umili Bhangi, dove si troverà un'essenza concentrata di saggezza. Come? Questa è una bella domanda.
Bene, allora voglio mettervi di fronte a un'altra scena. Di nuovo, io ho studiato dai libri, libri scritti dagli storici inglesi, tradotti per me. Tutta questa copiosa conoscenza, mi dispiace dirlo, arriva a noi in India attraverso libri inglesi, attraverso storici inglesi. Non che non abbiamo storici indiani, ma anche loro non scrivono nella loro lingua madre, o nella lingua nazionale, l'industani, o se preferite definirle due lingue, l'hindi e l'urdu, due forme della stessa lingua. No, ci danno quello che hanno studiato nei libri inglesi, magari negli originali, ma sempre inglesi e in lingua inglese - questa è la conquista culturale dell'India, che l'India ha subito. Ma ci dicono che la saggezza è arrivata all'Occidente dall'Oriente. E chi erano questi uomini saggi? Zoroastro. Lui apparteneva all'Oriente. È stato seguito da Buddha. Apparteneva all'Oriente, apparteneva all'India. Chi ha seguito Buddha? Gesù, ancora una volta dall'Asia. Prima di Gesù c'era Mosa, Mosè, anche lui appartenente alla Palestina - ho controllato con Badshah Khan e Yunus Saheb, ed entrambi mi hanno confermato che Moses apparteneva alla Palestina, nonostante fosse nato in Egitto. E poi è venuto Gesù, e poi è venuto Maometto. Tutti questi li tralascio. Tralascio Krishna, tralascio Mahavir, tralascio le altre luci - non le chiamerò luci più flebili, ma sconosciute all'Occidente, sconosciute al mondo letterario. Anche così, non conosco una sola persona capace di eguagliare questi uomini dell'Asia. E poi, cosa è successo? Il cristianesimo è stato sfigurato quando ha raggiunto l'Occidente. Mi dispiace doverlo dire, ma questa è la mia interpretazione. Non vi imporrò oltre questi temi. Vi racconto questa storia per incoraggiarvi, e per farvi capire, se il mio povero discorso può farvi capire, che quello che vedete dello splendore e di tutto ciò che le città dell'India hanno da mostrarvi non è l'India. Certamente, la carneficina che avviene proprio sotto i vostri occhi, mi dispiace, vergognoso che sia, come ho detto ieri, dovete seppellirla qui. Non portate il ricordo di questa carneficina oltre i confini dell'India. Ma quello che voglio che capiate, se potete, è che il messaggio dell'Oriente, il messaggio dell’Asia, non può essere imparato attraverso gli occhiali dell'Occidente, attraverso gli occhiali occidentali, non imitando i fili argentati dell'Occidente, la polvere da sparo dell'Occidente, la bomba atomica dell'Occidente.
Se volete di nuovo dare un messaggio all'Occidente, deve essere un messaggio di 'amore', deve essere un messaggio di 'verità'. Ci deve essere una conquista (APPLAUSI), per favore, per favore, per favore. Questo interferirà con il mio discorso, e interferirà anche con la vostra capacità di comprenderlo. Voglio catturare i vostri cuori, non voglio ricevere i vostri applausi. Fate battere i vostri cuori all'unisono con quello che dico e, credo, avrò compiuto il mio lavoro Perciò voglio che ve ne andiate da qui con il pensiero che l'Asia deve conquistare l'Occidente. Poi, la domanda che mi ha chiesto ieri un amico: se credessi davvero in un mondo unito. Certo che credo in un mondo unito. E come potrei fare altrimenti, se sono un erede del messaggio d'amore che questi grandi, irraggiungibili maestri ci hanno lasciato? Potete portare ancora quel messaggio, adesso, in questa epoca di democrazia, in questa epoca di risveglio dei più poveri tra i poveri, potete portare di nuovo questo messaggio con la più grande enfasi. Allora voi, voi compirete la conquista dell'intero Occidente, non per vendetta del fatto che siete stati sfruttati - e nello sfruttamento, naturalmente, voglio includere l'Africa, e spero che la prossima volta che vi incontrerete in India, ci sarete tutte; che voi nazioni sfruttate della terra vi incontrerete insieme, se a quell'epoca ci saranno ancora nel mondo nazioni sfruttate. Sono così fiducioso che se metterete insieme i vostri cuori, non soltanto le vostre teste, ma i vostri cuori insieme, e capirete il segreto del messaggio che questi uomini saggi dell'Oriente ci hanno lasciato, e che se noi davvero diventiamo, meritiamo e siamo degni di quel grande messaggio, allora capirete che la conquista dell'Occidente sarà completa, e che lo stesso Occidente amerà quella conquista. Oggi l'Occidente anela alla saggezza. Oggi l'Occidente è disperato per la proliferazione delle bombe atomiche, perché una proliferazione delle bombe atomiche significa terribile distruzione, non soltanto per l'Occidente, ma sarà una distruzione del mondo intero, così che la profezia della Bibbia si avvererà e ci sarà un vero e proprio diluvio universale. Non voglia il cielo che ci sia quel diluvio, e non per i torti dell'uomo contro se stesso. Sta a voi liberare il mondo intero, non solo l'Asia, ma il mondo intero, da quella malvagità, da quel peccato. Questa è la preziosa eredità che i vostri maestri, i miei maestri ci hanno lasciato.
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16 commenti
Ma che utopia?!?
E' necessario prendere la lista di valori e dargli una sistemata...
E' davvero il profitto il primo valore? Perchè abbiamo permesso che il denaro passasse da semplice mezzo a primo obiettivo da perseguire?
Non dicevano che tutta questa tecnologia avrebbe ridotto i tempi di lavoro? Perchè allora lavoro 10-12 ore al giorno e non riesco a stare con i miei figli? Perchè permetto che questo paradiso terrestre venga danneggiato continuamente da questo "progresso"?
Quanta spazzatura ci hanno inculcato in testa e come sono stati abili nel farlo. I desideri più superflui hanno preso il posto di quelli di prima necessità. Siamo tutti in pista a correre, mentre la vita ci corre via. La nostra competitività ci ha portato alla più totale solitudine, persino all'interno della coppia e della famiglia. "Siamo dei capolavori", dice Silvano Agosti, e noi permettiamo che ci succhino così la vita?
Alla luce di tutto ciò, però, facciamola finita con il vittimismo e la rassegnazione.
E poi basta pensare che sia solo un'utopia. Spesso le persone ciniche sono solo quelle meno coraggiose: non ci provano neanche, si imitano a dire che è impossibile!
Qui c'è solo bisogno di rimboccarsi le maniche e cominciare ad essere propositivi e non più solo distruttivi. I tempi sono maturi, la rivoluzione è già in atto.
Tracciamo le linee di una nuovo sistema fatto di collaborazione, di confronto, di scelte consapevoli. Il giornalista Anais Ginori parla di "un'apertura orizzontale alla ricerca di relazioni, laddove la fiducia nella rete verticale di istituzioni e politica è crollata".
Iniziative di questo tipo esistono già, guardate:
- http://www.decrescitafelice.it/?p=464
- http://www.youtube.com/watch?v=0UGV1b3H9h4 (Serge Latouche)
- http://www.jacopofo.com/node/6202 (Jacopo Fo)
- cercate "Zeitgeist Ita" su youtube
- informatevi sulla realtà degli ecovillaggi che possono essere un modello da cui prendere spunto (http://www.youtube.com/watch?v=yjz_BobuK58)
Siate voi i primi a cambiare mentalità e a proporre, non aspettate che siano gli altri a farlo... e soprattutto non lasciate che i cinici smorzino il vostro entusiasmo! ;)
non sarei così pessimista...
Il discorso di gandhi è bellissimo, fatto da una persona che sprigiona amore da tutti i pori verso i più deboli. Peccato che resterà un'utopia. Comunque la cattiveria è sempre esistita, anzi forse prima era molto peggio se pensiamo alla caccia alle streghe, al colonialismo ecc...Oggi abbiamo ancora moltissimi problemi ma leggendo i libri di storia penso che abbiamo fatto dei progressi. La strada è ancora lunga ma non sarei così pessimista.
se ognuno lavorasse per
se ognuno lavorasse per diventare un Gandhi, il mondo cambierebbe senza necessità di imporre la propria visione di democrazia agli altri. Se diciamo che ci vorrebbero molti Gandhi allora vuol dire che noi restiamo a guardare passivamente se ne salterà fuori qualcun altro.
Non siamo spettatori passivi, i protagonisti siamo noi e nel bene o nel male noi otteniamo sempre quello che desideriamo. Rendiamoci consapevoli allora della qualità dei nostri pensieri, perchè se pensiamo alla guerra otterremo la guerra, se pensiamo alla pace avremo la pace.
...Gandhi
..facciamo si ke tt ciò nn resti sl 1 utopia..ogni1 di noi nel suo piccolo può tanto..può cambiare tanto..basta volerlo..
il muro
secondo me questi pensieri sono eccelsi e pieni di saggezza, pronunciati da persone colte e buone e per questo vanno rispettati.
Cmq purtroppo penso che il mondo reale abbia necessità anche di cose concrete e non solo di ideali.Sarebbe bello vivere tutti insieme in pace ma potete capire che questo è impossibile.Semplicemente per il fatto che dare una pagnotta di pane a ciascuna bocca di questa terra prosciugherebbe velocemente le risorse alimentari il prezzo del pane salirebbe e scoppierebbero le guerre per accaparrarsi le ultime coltivazioni rimaste.
Quindi capite che siamo a una via senza uscita.
Non sto giustificando la guerra la fame e le cose brutte di questo mondo ma semplicemente sto cercando di spiegare che è giusto secondo me anelare a un mondo buono e alla pace ma poi quando si tratta di -o mangio io o mangi tu- il discorso cambia del tutto.Si chiama istinto di sopravvivenza.
Poi il potere da cosa deriva?
Una volta che uno inizia a fare soldi entra in una spirale senza uscita:un artigiano ha bisogno di guadagnare per mandare avanti la sua famiglia, una industria deve aumentare annualmente i propri guadagni per vari motivi ma fra questi ricordiamo che c'è un sacco di gente che lavora per quell'industria e se quella fallisce in tanti se ne vanno a casa senza un lavoro.Io dico che sì ci sono persone che pensano solo a sé stesse e ai propri guadagni ma anche che le multinazionali danno da che vivere a moltissime persone e che ognuno chiaramente spera e si adopera affinchè la propria azienda non vada in bancarotta.Guardate Alitalia.quegli aerei inquinano i nostri cieli, creando pioggie acide, il surriscaldamento globale ecc....ma danno lavoro a tante persone e tutti si augurano di trovare una soluzione al fallimento.
Per ogni cosa secondo me ci sono lati belli e lati brutti...non si deve osservare una muro solo dalla sua facciata assolata ma anche da quella in ombra.
Altrimenti sono discorsi platonici e basta.
Ammirevoli certo.
Ma platonici.
tocca a noi far si che gli
tocca a noi far si che gli ideali di amore e nonviolenza non muoiano con gandhi. Dobbiamo ripercorrere i suoi discorsi col cuore aperto. Se tutte le persone capissero l'importanza delle sue parole oggi il mondo sarebbe migliore, se tutti si lasciassero toccare l' animo dai suoi insegnamenti forse saremo felici.
Più di una volta gandhi
Più di una volta gandhi ribadisce il fatto che sono glia orientali ad avere il potere di trasmettere il messaggio d'amore di cui lui parlava,per rendere il mondo tutto unito,per eliminare differenze e sfruttamento.Ma non vi pare che è prorpio dal mondo orientale che arrivino le più grandi minacce?Sicuramente sono anche le risposte alle nostre provocazioni,ma a questo punto loro avrebbero dovuto reagire in modo diverso da quello occidentale.Non ci sarà mai un mondo unito,siamo uomini,chi prima e chi dopo arriviamo tutti a desiderare il meglio e a calpestare l'altro nel momento in cui questo ci occupa la strada.
A tutti
Penso che un mondo migliore si possa ancora costruire. Una vita eterna, dove ogni cosa potrà assume una propria identità spirituale degna di essere vissuta. Un giorno riusciremo a guardare negli occhi dei nostri fratelli senza ira, senza invidia, senza odio.
L' Occidente e l'Oriente brilleranno nella stessa luce ed ogni uomo libero in essa si riconoscerà. Cadranno così le ultime vestigia di un'era già morta prematuramente, nella cui culla ha trovato dimora la ragione perversa della guerra e dell'intolleranza per lasciare posto alla ragione dell'amore.
A Gandhi
Tartarin
15/09/08
riflessione
Penso che l'animo umano si sia inaridito,che il nostro cuore non riceva più le senzazioni splendide che il nostro mondo ci offre,che abbiamo "paura "dei nostri simili.Non vedo soluzione al problema,siamo destinati a "parlare"lingue diverse.
...una tale potenza di
...una tale potenza di messaggio credo non abbia commenti che reggano...
grazie Ghandi!!!!
grazie Ghandi!!!!
Gandhi come molti altri
Gandhi come molti altri pacifisti (M.L.king) ha voluto lasciaci un messaggio di pace ,un messaggio che dovrebbe aver fatto breccia in tutte le persone degne di chiamarsi tali.invece, purtoppo non è così.tutti dicono di volere la pace,un mondo onesto e senza ingiustizie ma in realtà contano ben altre cose in questo mondo:la ricchezza,la potenza...io dico che chi vuole veramente potenza o ricchezza non dovrebbe cercare tanto lontano,perchè basta interrogare il nostro cuore ogni giorno in tutte le piccole cose che facciamo per essere ricchi,ricchi dentro.
siamo passati (storicamente parlando) da una situazione di in cui non avevamo niente ad oggi che abbiamo tutto. ma ancora non siamo contenti. la guerra le ingiustizie i soprusi degli uomini sugli altri uomini non cessano di esistere allora tutti dovremmo chiederci se siamo degni di essere uomini....
non dico che in questo mondo esistono solo cose marce perche la sola presenza di persone come Gandhi dimostrerebbe il contrario...ma vi siete chiesti perche Gandhi ha pronunciato queste parole di puro e semplice amore?
Gandhi era l uomo dagli
Gandhi era l uomo dagli ideali aperti a qualsiasi religione e filosofia positiva..ci insegna quanto poco conti la razza, il credo e le ideologie ma quanto sia veramente importante un cuore che palpiti di amore per il prossimo, di giustizia. Si parla tanto di Amore ma poi ognuno di noi è davvero in grado di amare incondizionatamente le persone con cui ha a che fare giornalmente? Siamo spesso pronti a provare antipatie , astio e diffidenza per qualsiasi persona incontriamo per la prima volta..pensa un po' cosa proveremo quando questa dovesse in qualche modo offenderci..!! Inviterei tutti a meditare sulla parola Amore, perchè è tanto semplice e bella da dire ma tanto difficile da rispettare e osservare..Non è necessario compiere opere risonanti e antisonanti. è sufficiente badare al proprio orticello, rendendolo un orticello sano e genuino..se ognuno facesse così non ci sarebbe piu bisogno di onu, nato e polizia, neanche di Uomini come Gandhi.La famosa via stretta e difficile da percorrere rispetto alla strada larga e comoda del tornaconto e dei vizi..che una volta imboccata facendo fare al nostro cuore il salto qualitativo, riusciremo a percorrerla con continua linfa nuova..SONO CERTO! proviamoci tutti
discorso di G
Bel discorso ma nel mondo sbagliato purtroppo. Spero che anche dopo la morte non abbia avuto la possibilità di vedere quanto peggio fosse il mondo dove viveva.
"one world"
Più leggo più mi rendo conto di come il mondo sia cambiato, trasformandosi in qualcosa che non prevede più l'uomo e la sua natura spirituale. La ricerca si è circoscritta ad una continua voglia di denaro a costo di far soccombere chiunque si intrometta. Troppo spesso dimentichiamo le nostre radici che affondano nel pensiero e nei grandi interrogativi sul mondo e sulla natura che ci vorrebbe con essa e non contro. Ogni confine è visto come l'opportunità di conquista e non più come bisogno di comprensione e sapere. Viviamo in un mondo che è solo, fatto di uomini che hanno dimenticato la comunicazione come mezzo di sviluppo sociale e dunque trovo quanto mai attuale il pensiero di Gandhi che solo sessant'anni fa ci invitava a guardare al senso delle cose viaggiando "senza paura" all'interno delle stesse. Ma forse, è ancora la paura che governa questa nostra vita e non ci consente una nuova forma di evoluzione rendendoci miopi sul significato della parola UOMO. Ma, ancora, non sarà questo il segnale che il mondo non è mai cambiato?
come immaginavo Gandhi nel
come immaginavo Gandhi nel suo semplice discorso aveva voluto dire ancora una volta quanto noi occidentali eravamo e crediamo di essere superiori. Magari il mondo intero si potesse liberare da tutte le mavalgità, purtroppo ci sono pochi Gandhi per farlo.