Una grande inchiesta partecipativa
In dieci pagine vi raccontiamo come la ricerca italiana, in questi anni, l'abbiamo vista noi dell'Associazione. E' allo sfinimento, vi avvertiamo subito. "Parentopoli" e "mafia dei baroni", portati occasionalmente alla ribalta anche dai grandi media di regime, sono solo la punta dell'iceberg. Quella più evidente, nonostante i molti tentativi di insabbiamento delle prove. Ma alla radice c'è dell'altro: ci sono strutture ministeriali ed enti pubblici che assegnano milioni di euro con meccanismi torbidi e criteri esclusivamente politici; enti statali e locali compiacenti che non chiedono conto dei soldi erogati per i progetti di ricerca; atenei in cui vige il principio della "selezione inversa" e criteri di reclutamento di docenti e ricercatori che fanno acqua da tutte le parti. Per mutare tali meccanismi basterebbero alcune riforme a "costo zero". Anche di questo, ovviamente, vi parliamo in questo speciale. Ma prima ancora, è necessario che le idee e l'informazione tornino a circolare. Per questo ti chiediamo di attivarti, di darci una mano portando alla luce casi di "malaricerca" che accadono nella tua università, nel tuo centro di ricerca o dei quali sei venuto a conoscenza. Conoscenza diffusa sul territorio e rete internet sono un binomio esplosivo. Tocca a noi cittadini accendere la miccia.
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Parlare di "scandalo" sarebbe sbagliato. Perché riduttivo. Quella che illustriamo in queste due pagine è solo uno dei casi - non ancora del tutto chiarito da parte delle autorità competenti - che come Associazione Coscioni abbiamo contribuito a portare alla luce: la vicenda della Commissione Cellule cellule staminali istituita nel 2001 presso l'Istituto Superiore di Sanità dall'allora Ministro della Salute Sirchia; un consesso presieduto da Enrico Garaci, con il compito di distribuire milioni di euro. Non è dato ancora sapere quanti, né come. Un piccolo ingranaggio, insomma, di un sistema più ampio e ben oliato che è quello dell'assegnazione dei fondi alla ricerca in Italia. Tasto dolente per il nostro paese. Da un punto di vista quantitativo innanzitutto: l'Italia oggi dedica solo l'1,2% del PIL alla ricerca, quasi la metà della media europea che è invece pari all'1,9% del PIL. Ma il problema - non ci stanchiamo di sottolinearlo - è soprattutto di metodo. Non lo diciamo (solo) noi, lo dimostrano le interrogazioni parlamentari della pattuglia di deputati e senatori "coscioniani", lo affermano dalle colonne dei giornali alcuni tra i più illustri scienziati italiani. I meccanismi attuali di assegnazione dei fondi alla ricerca sono la metafora, o forse la causa, dello stato della ricerca italiana: i soldi sono attribuiti in maniera totalmente discrezionale, con criteri politici più che scientifici.
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2 commenti
ipocrisia
La parola d’ordine delle valutazioni comparative è una sola: ipocrisia.
I ricercatori – lo dicono il nome e la legge – dovrebbero fare ricerca. Eppure l’attività didattica ha un ruolo importante nella valutazione: un doveroso ringraziamento per i corsi tenuti in sostituzione della nomenklatura baronale?
Poi, qualcuno mi spieghi l’utilità, per i posti di ricercatore, delle due prove scritte, oltre a favorire parenti, concubine e portaborse. Le pubblicazioni, prima di andare in stampa, sono vagliate ed approvate da revisori competenti ed imparziali, quasi sempre stranieri. Non è arrogante privilegiare il giudizio di una commissione locale su una prova estemporanea e relegare in secondo piano quello dell’intera comunità scientifica su lavori meditati?
ricerca,come spronarla
Faccio parte di un'associazione di retinopatici,noi abbiamo bisogno di molta ricerca,ritengo che," chi cerca prima o poi trova"
Il compito della nostra associazione è di spingere la ricerca e di tenerci informati su di essa.La fondazione telethon è quella che attualmente ci stà dando le maggiori speranze.Tra noi soci siamo riusciti a scoprire(ricercando tra le med line sul web) una tecnica per velocizzare le indagini genetiche sulle patologie della retina e abbiamo contattato i medici dell'ospedale di Careggi che ci hanno dato credito,noi abbiamo comprato i primi reagenti ora speriamo che l'ospedale prosegua nelle indagini,se tutto proseguirà e non si fermerà, sarà uno dei pochi casi di collaborazione tra ospedale e associazione di pazienti.Ci stiamo attivando per trovare i fondi per pagare un ricercatore ,ma sempre abbiamo bisogno dei laboratori e della partecipazione e sensibilità dei primari e dei dirigenti ospedalieri.Abbiamo scelto questo nostro impegno e coinvolgimento diretto per vedere di superare certe burocrazie e per accelerare i tempi.